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Il “Wilderness Of Mirrors Tour” dei Myrath fa finalmente tappa in Italia, confermando il buon riscontro che sta accompagnando questa tranche europea. Dopo la data inaugurale svoltasi la sera precedente al Revolver Club di San Donà di Piave (VE), il tour arriva a Bologna per la sua seconda data, ospitata dall’Alchemica Music Club, ormai uno dei punti di riferimento della scena metal locale. A scaldare il pubblico ci pensano i Roses Of Thieves, giovane band ucraina attiva dal 2023 ma già con due album all’attivo, l’ultimo (“Demons Ascend”) uscito lo scorso anno.
Quando si entra nel locale, l’atmosfera è ancora tranquilla: pochi spettatori sono già disposti sotto palco con birre in mano e quella tipica attesa da apertura serata. Alle 20 in punto i Roses Of Thieves salgono sul palco e danno il via al proprio set con “Fend Off The Dark”, aprendo una performance che scorre solida e senza incertezze per circa un’ora. La scaletta, composta da una decina di brani circa, attinge dagli unici due album della discografia e costruisce un live che mescola sonorità folk balcaniche, richiami etnici e componenti elettroniche. Tra gli elementi più evidenti spiccano fin da subito il violino, la fisarmonica e, soprattutto, la voce della cantante Ivett Dudás, che si distingue per presenza scenica e controllo vocale. Il suo timbro, delicato ma incisivo, riesce a guidare i brani ed a conquistare progressivamente il pubblico bolognese, che entra sempre più nel vivo della performance. Qualche movimento scenico risulta a tratti forse troppo ripetitivo, ma non toglie efficacia ad un’esibizione nel complesso convincente, che restituisce l’immagine di una band ancora giovane ma già ben strutturata e desiderosa di farsi conoscere fuori dai propri confini, senza rinunciare al divertimento sul palco. Non mancano momenti più leggeri, come il breve omaggio a “Boys Boys Boys (Summertime Love)” di Sabrina Salerno, che strappa una reazione divertita alla platea. La chiusura è, invece, affidata ad una versione inaspettata di “Bye Bye Bye” degli NSYNC, scelta che sorprende ed accompagna con leggerezza il finale del set. Dopo il concerto, la band si ferma fuori dal locale per foto e autografi, in un’area merchandising allestita per l’occasione e molto frequentata dai fan rimasti dopo l’esibizione.

Chiusa la parentesi folk degli opener, arriva il momento dei Myrath. Intorno alle 21:30, sulle note di “The Funeral”, fanno il loro ingresso prima il batterista Morgan Berthet, con il volto coperto da una maschera, ed il tastierista Kevin Codfert, entrato stabilmente nella line-up solo di recente. A seguire gli altri membri, fino all’arrivo di Zaher Zorgati, accolto da un’ovazione che accende subito l’atmosfera. Zorgati si prende immediatamente la scena: sorriso costante, grande presenza ed una voce calda ed avvolgente che guida l’intero set. I suoni, ben bilanciati, valorizzano anche il lavoro di Anis Jouini al basso e di Malek Ben Arbia alla chitarra, contribuendo ad una resa compatta e pulita. Nel corso dell’ora e mezza messa a loro disposizione, i nostri dedicano un ampio spazio a “Wilderness Of Mirrors”, con molti brani dell’ultimo lavoro, alternati a brevi interventi del frontman, che si rivolge al pubblico in inglese e in un italiano semplice ma efficace, guadagnandosi rapidamente la simpatia dei presenti. Ad impreziosire lo show, ritroviamo la danzatrice del ventre Anastasia, presente in brani quali “Into the Light”, “Tales from the Sands” e “Beyond the Stars”: le sue coreografie, accompagnate da diversi cambi d’abito, rafforzano l’immaginario mediorientale della band ed aggiungono un forte impatto visivo alla performance. Spazio anche ad un’ospite speciale questa sera: Ivett Dudás dei Roses Of Thieves sale sul palco per condividere con Zaher “Until The End”, brano che su disco vedeva la partecipazione di Elize Ryd (voce degli Amaranthe). La sua prova è convincente e si chiude con un abbraccio con Zorgati, accolto dagli applausi del pubblico.
Uno dei momenti più sentiti della serata arriva poco prima dell’esecuzione di “The Clown”: Zorgati introduce il brano parlando della depressione, descritta come una maschera dietro cui si nascondono paure e fragilità. Un intervento personale, questo, che sottolinea anche l’importanza di chiedere aiuto nei momenti più difficili. Le sue parole vengono accolte da un lungo applauso, mentre sul volto del cantante si intravede una sincera commozione. Come già accennato, la scaletta ha dato sì ampio spazio all’ultima release, ma ha voluto anche ripescare i lavori passati: ben otto dei sedici brani proposti arrivano infatti dalla discografia precedente, a conferma della volontà della band di mantenere un equilibrio tra presente ed un repertorio storico importante. Totalmente inaspettata la decisione di mettere quasi completamente da parte “Karma”, disco del 2024, qui rappresentato da un solo singolo estratto: una scelta che sembra quasi riflettere l’accoglienza tiepida riservata al disco, complice un cambio di direzione stilistica che non aveva convinto del tutto pubblico e critica, come menzionato anche nella nostra ultima recensione. Tra un brano e l’altro, il coinvolgimento della sala resta comunque costante: il pubblico segue con attenzione, canta ed accompagna Zorgati per tutta la durata del concerto. L’ora e mezza di show scorre così senza cali e, quasi senza accorgersene, si giunge al momento dell’encore: il rientro sul palco è affidato a una coppia ben calibrata, composta da “Les Enfants Du Soleil”, brano che in studio vedeva la presenza di un coro di voci bianche di bambini, e “Believer”. Due pezzi che chiudono il concerto con efficacia, suggellando una serata decisamente solida sotto ogni punto di vista.
Quella dei Myrath è una prova di alto livello, in cui tecnica, resa sonora e componente scenica convivono in modo convincente. I brani più recenti, nello specifico, acquistano un’ulteriore forza dal vivo, confermando la crescita della band e la sua capacità di imporsi con personalità in una scena musicale difficile. Una performance, questa, che ribadisce quanto il gruppo abbia ancora molto da dire e che lo colloca, senza troppi dubbi, tra le realtà più affermate della scena.
Setlist Myrath
The Funeral
Born To Survive
Dance
Until The End
Into The Light
The Clown
Through The Season
Tales Of The Sand
Still The Dawn Will Come
Breathing Near The Roar
Endure The Silence
Beyond The Stars
No Holding Back
Soul Of My Soul
Les Enfants Du Soleil
Believer





