Con “Übercode Œuvre”, i Panzerballett confermano di essere tra le menti più folli e geniali del panorama musicale contemporaneo. Jazz, metal e musica classica si fondono in un flusso sonoro continuo, dove il virtuosismo tecnico incontra un’ironia intelligente e un gusto compositivo sopraffino.
Il disco è un densissimo tributo a grandi artisti, il cui accostamento non è affatto scontato: dai Meshuggah a Beethoven, passando per la Average White Band. Arrangiamenti imprevedibili, ritmi asimmetrici, melodie che si trasformano continuamente e un parterre di batteristi d’eccezione – da Virgil Donati a Marco Minnemann fino ad Anika Nilles – che aggiunge ulteriore complessità e colore a ogni traccia.
Una delle caratteristiche più affascinanti del disco è la presenza di più versioni dello stesso brano, come nel caso di “Ode to Joy”, proposta sia in una versione vocale corale che in una più intima e strumentale. Di grosso impatto, in particolare, il riarrangiamento vocale di quest’ultima, che richiama alla memoria il lockdown in Germania: il popolo tedesco ha scelto proprio l’inno alla gioia di Beethoven superare il momento, cantando dai balconi. Un avvenimento storico che meritava, senz’altro, più di una rivisitazione di un intramontabile classico.
Non mancano anche brani inediti e finemente composti, come la panzer-ballad “Andromeda”, con Marco Minnemann alla batteria. Anche nei ritmi più lenti non mancano movimenti ritmici complessi, ma si può godere molto di più della ricercatezza armonica e la brillantezza dei suoni di ogni performer. Anche questo brano ha meritato una seconda versione, dal titolo “Andromedaron”, come bonus track, che vede ospiti Aaron Their e Florian Fennes, rispettivamente batteria e sassofono: è incredibile come lo stesso brano può avere colori diversi, come una combinazione unica degli stessi ingredienti può portare ad un risultato imprevedibile. I Panzerballett lo sanno, ecco perché compare nella tracklist anche “Alien Hip Hop” alla sua quinta versione.
Caratteristica lampante della band è un sound fine e ricercato, dalla forte impronta live: i Panzerballett riescono a rendere familiare anche l’assurdo, a fare jazz-metal con rigore da camera e leggerezza da cartoon. È un equilibrio raro, che fa riflettere tanto quanto divertire. Verrebbe da chiedersi cosa ne penserebbero i compositori a cui hanno reso omaggio: probabilmente, se Beethoven fosse ancora vivo, avrebbe composto le sue ultime sinfonie proprio così, con riff potentissimi, poliritmie e fughe metalliche. Dopotutto, la connessione tra musica classica e metal non è una novità, anche se non smette di stupire, ma con l’aggiunta del jazz acquista un sapore ancora più sofisticato, quasi piccante.
“Übercode Œuvre” è un manifesto per chi crede che la musica debba essere libera, spregiudicata e anche un po’ folle, ma soprattutto mutevole nello stile, a seconda dei momenti e degli umori di chi la suona.
Tracklist
01. Bleed
02. Seven Steps To Hell
03. The Four Seasons: Summer
04. Alien Hip Hop
05. Andromeda
06. Ode To Joy (vocal)
07. Pick Up The Pieces
08. The Devil’s Staircase
09. Ode To Joy (instrumental)
10. Andromedaron

















