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Intervista – Platonick Dive (Gabriele Centelli, Marco Figliè, Jonathan Nelli)

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Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di SpazioRock! Tornerete a febbraio con il vostro secondo album in carriera, "Overflow": come è nato quest'album? Quali aspettative riponete in esso?

E' nato in cerca un anno, in maniera rapida e spontanea. I brani sono venuti fuori in maniera del tutto naturale, senza troppi ragionamenti, anche se c'è molto sperimentazione e ricerca del suono in questo album. E' quello che riteniamo essere il perfetto successore di "Therapeutic Portrait", il secondo step della nostra platonica terapia.
Le aspettative è bene non averle mai, avere sempre i piedi ben saldi in terra senza perdere mai di vista i nostri obiettivi. Sicuramente vogliamo continuare il percorso terapeutico intrapreso con il nostro pubblico a raggiungerne sempre di più.

Da dove ha origine il vostro particolare nome?

Il "tuffo platonico" è come l'amore platonico. C'è, esiste, si sente, ma non si tocca. E' qualcosa che va al di là del materiale e che spesso diventa difficile da controllare. E' il tuffo all'interno della società contemporanea, del nostro quotidiano.. che poi è quello che ispira maggiormente la nostra musica.

Descrivete la vostra musica come "Electronic Therapy with feedback explosions": vi prefissate di far provare particolari stati d'animo agli ascoltatori con i vostri brani? Considerate la musica una terapia non soltanto per chi l'ascolta, ma anche per l'artista che la crea?

Certo, partiamo dal presupposto che la musica che componiamo è per noi terapia che sperimentiamo in prima persona. Di conseguenza vogliamo stabilire un contatto sensoriale diretto anche col nostro pubblico, sia che ci ascolti su disco e sia che venga ad un concerto. E' il punto focale della nostra musica.

La vostra musica riprende molti elementi del post-rock classico, pur uscendo spesso dai confini che spesso il genere si autoimpone (il bando alle vocals, tanto per cominciare): qual è la vostra opinione sull'attuale scenario post? Credete che sia fin troppo stagnante e asserragliato ai suoi cliche?

Ci sono un sacco di gruppi post interessanti in giro, senza citare grandi nomi, anche dalle nostre parti o comunque europei. Ovviamente non è un genere che ha bisogno di presentazioni ma è senza dubbio uno dei pochi stili musicali rimasti su cui si possa realmente provare qualcosa di nuovo e accattivante. Noi non siamo assolutamente dei conservatori e tendiamo ad essere costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo. Vogliamo sperimentare sempre, mantenendo però intatta la nostra identità.

Nella vostra musica c'è un bilanciamento quasi perfetto tra synth e chitarre. Avete mai temuto che tale marcata vena elettronica (mi viene da pensare ai vocoding di "Spoken Noise", o di "From Seattle To Berlin") fossero difficilmente accettabili per i più intgralisti aficionados del post? Quali sono le vostre principali influenze nel campo dell'elettronica?

Beh come in tutte le cose, quando ti esponi con nuove idee e ricerche, i conservatori tendono sempre a guardarti un po' storto, ma dall'altra parte possono nascere un sacco di aficionades che capiscono le tue reali intenzioni e guardano al futuro e alle sperimentazioni sonore con un certo fascino e positività. Più che di influenze, possiamo affermare che ci siamo avvicinati a questo mondo dopo l'ondata musicale di inizio millennio che ci ha fatto concepire la musica elettronica non solo dal punto di vista del clubbing ma soprattutto come musica del futuro su cui puntare per cercare sempre nuove sonorità.

Avete qualche ispirazione di carattere non prettamente musicale? Se doveste immaginare la vostra musica come una soundtrack, cosa accompagnerebbe?

La nostra musica crediamo che possa accompagnare vari tipi di soundtrack: film di più generi (magari con un minimo di sensazioni ed introspezione), colonne sonore e perché no anche spot o trailer pubblicitari a tema.

Sono passati due anni dal vostro esordio "Therapeutic Portrait": in cosa pensate di essere evoluti in questi due anni? C'è qualcosa che oggi cambiereste nel vostro esordio?

Siamo cambiati nel senso che ci siamo evoluti, "Overflow" è diverso da "Therapeutic Portrait" nei suoni e nella scrittura, ma non di certo nell'identità musicale. E non cambieremo niente del nostro esordio. Da qualche parte bisogna pur cominciare, ed il nostro esordio è stato davvero significativo per le nostre vite, in primis come persone e poi come musicisti.

Se voleste fare un bilancio di questi primi anni di carriera, che ritratto traccereste dell'attuale scena musicale indipendente italiana? Quanto è difficile per una giovane band riuscire a farsi largo e ad emergere? Qual è la soddisfazione più grande che vi siete tolti finora?

Sicuramente non spetta a noi tracciare bilanci e dare giudizi, sono cose che ormai conoscono tutti gli addetti ai lavori. Gran parte della scena musicale indipendente italiana non ha proprio niente da invidiare ad altri Paesi "più avanzati" a livello culturale e musicale. Lo dimostra il fatto che adesso si riesce ad andare a suonare all'estero, farsi ascoltare e rispettare ovunque. Anche se ovviamente è molto, molto difficile e richiede impegno, dedizione e professionalità.
La più grande soddisfazione fin ad ora forse è aver suonato all'Arena di Vienna in apertura agli Efterklang. Probabilmente uno dei concerti più belli delle nostre vite: live impeccabile, pubblico in delirio, vero calore umano. Davvero impressionante.

Quali sono i vostri progetti per l'immediato futuro? Dove porterete in tour i vostri nuovi brani?

Il 17 febbraio esce "Overflow" e praticamente subito dopo partiranno le prime date del tour. I primi mesi gireremo in Italia, poi ci sono un po' di progetti europei. Vediamo di farli evolvere nel miglior modo possibile e di poter far arrivare la nostra terapia sempre ad un maggior numero di pubblico.

Vorreste chiudere con un messaggio per i vostri fan o con un invito a scoprirvi per chi non vi conosce ancora? Perché ascoltare "Overflow"?

"Overflow" si diversifica da "Therapeutic Portrait" per molti aspetti: il più importante è che questo secondo album è un disco molto ritmico. E' un flusso continuo di suoni, sperimentazioni, idee, sensazioni. Ci sono punti di luce forti, abbaglianti e sognanti ma ci sono anche punti oscuri, cupi, introspettivi. La Terapia è, in ogni caso, onnipresente.

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