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RECENSIONI

Pulled Apart By Horses – Pulled Apart By Horses

In tutta sincerità, leggendo i vari comunicati stampa che accompagnano questa nuova uscita discografica o dando attenzione alle dichiarazioni deliranti del giornale The Observer, che definisce i Pulled Apart By Horses la più grande live band britannica, ci sarebbe da odiarli a priori. Sarà che i giornalisti musicali del Regno Unito hanno la brutta abitudine di osannare e scoprire in ogni debutto, naturalmente di band conterranee, dei nuovi mostri sacri della musica rock, tanto che oramai non se ne può proprio più. Allora, sbuffando per quello che mi aspetto, mi avvicino pigramente al mio lettore cd e introduco questo nuovo epico debutto che mi eleverà alla quintessenza dell'Olimpo del Rock and Roll. Cosa mi sono trovato davanti? A dire il vero, niente poi di così male. Ringraziando il cielo, nulla di vicino a quella (sopravvalutata) band di nome Gallows (altro miracolo eletto dalla stampa inglese) ma un ensemble ibrido e contaminato, hardcore punk evoluto imbastardito da metal e da un sano gusto indie rock. Metabolizzabile o no, questo dipende dai punti di vista.

"Back To The Fuck Yeah" è il grido modulato dalle sagge lezioni dei maestri Refused e cosparso di un'attitudine non-sense ferocemente incline al cazzeggio. Dichiarano di avere le influenze più disparate, Jesus Lizard, Nirvana, Refused (potevano evitare di affermarlo) e At The Drive-In, passando dagli Shellac e dai King Crimson. Proprio le loro venature hard rock rendono più armonioso e fruibile l'intero lavoro. "The Crapsons" ha un massiccio giro hard blues che si alterna a pezzi dove l'eccentricità del gruppo confluisce nella loro ottima vena melodica e compositiva, "High Five Swan Dive Nose Dive" è un frontale tra il tour bus dei Blood Brothers e quello dei Corrosion Of Conformity. La rivoltella è pronta a sparare, caricata con undici proiettili letali che sguazzano in un furioso e caotico ammasso di reminescenze post core colate nel metallo. Attenzione, i beniamini di Kerrang non si prendono troppo sul serio, come potrebbero con pezzi come "I Punched A Lion In The Throat"? Un'improponibile versione distorta e meno sperimentale dei Liars accompagnati da Jimi Hendrix (?!?). Molto buoni i pezzi dove l'alternarsi di parti più easy e alternative, che a dire il vero non sono gli elementi di maggior risalto nel disco, con vere sfuriate hardcore punk ("I've Got Guestlist To Rory O'Ha") li fanno immaginari contorti come ossessi su un palco devastato. I Future Of The Left devono quindi preoccuparsi? Forse. I Pulled Apart By Horses danno la sensazione d'essere dei cavalli di razza ma è troppo evidente il loro lavoro di collage fatto di richiami e tributi dei mostri sacri del rumore, serve una maggiore personalità per il futuro. I nostri sono giovani, si faranno.

Debutto buono, carica eccezionale e ascolto consigliato anche se aspetterei qualche tempo prima di incoronarli e portarli a spalla sul trono. Non riesco a spiegarmi solo una cosa, come mai subito dopo la chiusura "Den Horn" mi è venuta un'implacabile voglia di riascoltare "The Shape Of Punk To Come"?

Tracklist

01. Back To The Fuck Yeah
02. The Crapsons
03. High Five Swan Dive Nose Dive
04. Yeah Buddy
05. I Punched A Lion In Throat
06. I've Got Guestlist To Rory O'Hara's Suicide
07. Get Off My Ghost Train
08. Meat Balloon
09. Moonlit Talons
10. The Lighthouse
11. Den Horn