Ascolti la prima metà del disco, e pensi: "Oh, no… altri cloni dei Nickelback". Guardi il retro della custodia del CD, ti accorgi che ci sono 12 tracce totali, e lo sconforto incombe.
Già, perché la prima parte di "Smokin' Hearts & Broken Guns" degli Shaman's Harvest è tutto, meno che esaltante. Apprezzabilissima la produzione, il sound robusto e pieno, ma nulla che faccia scattare la curiosità dell'ascoltatore. "Dangerous" è chiaramente uno dei brani che Chad Kroeger vorrebbe nel suo repertorio, "Here It Comes" si rivela ben strutturata, ma il concetto è il medesimo. Discorso leggermente diverso per "Ten Million Voices", che ha dalla sua una atmosfera decisamente più cupa.
Iniziamo ad aver la sensazione di sbagliarci, di esser stati troppo frettolosi nel giudizio iniziale, tuttavia, quando arriva la sofferta "The End Of Me", eccellente ballad dal sapore melanconico ed acido. La successiva "Country As Fuck" conferma il dover rivedere la nostra posizione, ma paradossalmente convincendoci per motivi opposti alla ballad appena citata: Hard Rock nudo e crudo, con tinteggiature vagamente blues che tanto piacerebbero a Lemmy, ed "In Chains" richiama apertamente le origini del Midwest americano della band.
Tra post grunge (influenza Seether) e hard rock robusto(Nickelback), "Smokin' Hearts & Broken Guns" si risolleva proprio grazie a quegl'episodi che riescono a prendere il meglio delle influenze della band e ad amalgamarle con quei pochi ma decisivi accorgimenti che permettono agli Shaman's Harvest di brillare quel tanto che basta per non annegare miseramente nella marmaglia di infiniti gruppi derivati e senza un briciolo di personalità.
Da segnalare l'ultima quartina di brani, che probabilmente risente maggiormente dello stato di angoscia e ansia del cantante Nathan Hunt, al quale quest’anno è stato diagnosticato un cancro alla gola che però non l’ha fermato nel continuare a cantare e ad ultimare l’album. Se qualitativamente fosse stato sin dall’inizio allo stesso livello della parte finale, "Smokin' Hearts & Broken Guns" sarebbe stato un capolavoro. A conti fatti, è un buon disco, con gemme che sorprendono e che vien voglia di riascoltarle ancora una volta, di premere di nuovo “Play” e godere di tanti spunti interessanti.
Tracklist
01. Dangerous
02. Here It Comes
03. Ten Million Voices
04. Blood In The Water
05. The End of Me
06. Country As Fuck
07. Dirty Diana
08. In The End
09. In Chains
10. Silent Voice
11. Dragonfly
















