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Ascolti di fine estate

L'estate, si sa, è la stagione più attesa dell'anno: ferie, vacanze, relax, sole, ombrelloni, mare, montagna, condizionatori, caldo e chi più ne ha, più ne metta. Guardare il calendario oggi ci fa scendere qualche lacrimuccia: manca poco al rietro alla frenesia della vita quotidiana. C'è chi si ritrova già chiuso in ufficio e chi ancora sta sotto l'ombrellone a prendersi la tintarella; c'è chi è in auto per ritornare alla base e chi in auto c'è per dar inizio ai suoi momenti di meritato riposo; c'è chi non è mai partito e chi invece sta girando il mondo. Qualunque sia la vostra condizione attuale, siamo pressocchè sicuri che state accompagnando ogni momento con della buona musica. Noi della redazione di SpazioRock.it abbiamo qualche pensato a una piccola antologia per sopravvivere o godersi al meglio gli ultimi colpi dell'estate 2016! A voi i nostri consigli per l'ascolto! 

Giulia Franceschini: Gogol Bordello "Gypsy Punks: Underdog World Strike" (2005). L'estate è il tempo delle scoperte, dei viaggi, delle esperienze senza meta e senza senso. Un piccolo capolavoro della musica girovaga per accompagnare le folli notti estive e le sue danze.

Cristina Cannata: Riverside "Love, Fear and The Time Machine" (2015). Se avete intenzione di passare il tempo che vi resta sotto l'ombrellone prima di tornare alla frenesia quotidiana con gli occhi chiusi a rilassarvi e a pensare al senso dell'esistenza, e se vi piacciono le cose raffinate, questo album potrebbe essere un buon compromesso. Il sesto lavoro della band polacca raccoglie e sintetizza in una summa perfetta l'evoluzione che Duda e soci hanno maturato in sedici anni d'attività; un'opera ricca e composita, prog al punto giusto.

Costanza Colombo: Eluveitie "Everything Remains As It Never Was" (2010). Le melodie ideali per viaggiare, anche solo con l'immaginazione, sulla cresta di verdi orizzonti, nell'eco di un passato mai estinto riarrangiato con maestria dalla band Svizzera.

Federico Barusolo: Genesis: "Trespass" (1970). Un tuffo nella storia della musica, precisamente agli albori della lunga avventura di una band che in modi e tempi differenti ha rappresentato un'enorme fonte di ispirazione per generazioni di musicisti. Un album dal suono leggermente ruvido e immaturo rispetto al leggendario splendore dei successori, ma di valore immenso. Un lavoro capace di rilassare grazie alla voce di Peter Gabriel in pezzi come "Visions Of Angels", ma anche di dare la carica con la solidità e psichedelia di "The Knife". Un ottimo regalo da parte degli allora ventenni Genesis, da riproporre per un'estate all'insegna del prog.

Isadora Troiano: Clutch "Psychic Warfare" (2015). Prendete un'automobile, meglio se una muscle car americana ma funziona anche con la Punto (personalmente testato), finestrini giù, volume su, "Psychic Warfare" dei Clutch nello stereo e via che si va. Dodici tracce di puro, potentissimo stoner rock desertico con qualche tocco di blues che non ci sta mai male e perfino una lenta e oscura ballad da saloon polveroso del Texas profondo. Infilate cappello e stivali da cowboy gente e preparate le orecchie: coi Clutch non si scherza!

Simone Maurovich: Iron Maiden "The Book of Soul" (2015). Gli Iron Maiden tornano nel 2015 dopo 5 anni da "The Final Frontier", con un disco pieno di carica, trascinati dal primo singolo "Speed Of Light" e dal ritorno a pieno regime di Bruce Dickinson dopo la battaglia vinta contro il tumore alla lingua.

Alessandra Manini: Janis Joplin "Pearl" (1971). 15 – 18 Agosto 1969: i giorni "Peace and Music" in cui ebbe luogo una delle più grandi manifestazioni musicali di tutti i tempi, il Festival di Woodstock; e con il ferragosto alle porte non possiamo che riavvolgere il nastro del tempo, ed eccoci, dagli anni '70 con furore, un classico pronto a diventare la colonna sonora di un'estate all'insegna dell'avventura, zaino in spalla tra l'alba e il tramonto, chilometri da macinare e luoghi da scoprire, con mete che diventeranno enigmi e altre invece risposte. Girovaghi dell'estate lasciate sfrecciare libera Janis Joplin con la sua Porche psichedelica nei vostri auricolari!

Federico Falcone: Lynyrd Skynryd "Second Helping"(1974). È un disco perfetto per chi si trova a trascorrere delle giornate in montagna, oppure su una spiaggia. È adatto in qualunque occasione e, personalmente, adoro metterlo su durante una serata tra amici, bevendo birra e facendo un enorme barbecue. Contiene l'inno "Sweet Home Alabama" e la trascinante "Call Me The Breeze", cover del grande JJ Cale. Irrinunciabile!

 Paolo Stegani: Rival Sons "Great Western Valkyrie" (2014). Un vero e proprio lampo pronto a illuminare la vostra playlist e a sconvolgere qualsiasi concezione abbiate di "rock moderno". La potenza del classic rock mescolata a originali sonorità indie, il tutto eseguito da musicisti che sanno bene quel che fanno. Da "Electric Man" a "Belle Starr", in queste canzoni è incastonata una vera estate rock.

Eleonora Muzzi: U2 "The Joshua Tree" (1987). A quel tempo, gli Irlandesi puntavano a conquistare il pubblico americano scrivendo un album ispirato agli Stati Uniti e ne è uscito un classico immediato. Nel suo piccolo raccoglie un po' tutte le sfaccettature degli States raccontate in brani ormai iconici. Cantare "Where The Streets Have No Name" a finestrini abbassati mentre si va in vacanza è un piacere che non ha eguali.

Marilena Ferranti: Hungryheart "Dirty Italian Job" (2015). Si tratta del terzo album di questa band tutta italiana, sebbene tutti i componenti vantino collaborazioni e palchi internazionali. Puro melodic rock prodotto magistralmente, con un'attenzione quasi maniacale ai testi, un'ispirata positività nelle melodie e un'indiscutibile passione per il rock targato USA, quello che si mescola al vento su una highway, perfetto per i viaggi on the road che sanno d'estate.

Roberto Di Girolamo: The Gathering "Mandylion" (1995). Verso la metà degli anni '90, una band olandese decide di arruolare tra le propria fila una giovane e talentuosa cantante di nome Anneke van Giersbergen, dando così alla luce un disco di un'eleganza unica. Tra i viaggi del tempo dell'opener "Strange Machines" e le suggestioni epiche di "Sand & Mercury", il gruppo di Oss sconvolge con la propria capacità di creare canzoni uniche. Più che un ascolto estivo tout court, si tratta di un preambolo introduttivo all'autunno per trovare refrigerio tra voci sognanti, melodie eteree e atmosfere irripetibili.

Salvatore Dragone: The Temperance Movement "White Bear" (2016). Uno dei trend più significativi della musica odierna é senza dubbio il ritorno prepotente delle sonorità rock blues con un numero sempre crescente di band, chi più e chi meno, devote ai seventies. Tra i nomi più interessanti troviamo The Temperance Movement. "White Bear", uscito lo scorso gennaio, è il secondo disco in carriera che segna una netta evoluzione da un hard rock canonico ad una rilettura intelligente e raffinata di un genere che difficilmente regala più sorprese.

Gianluca Comentale: Blink-182 "Enema of the State" (1999). Per zittire l'adolescente che è in ognuno di noi – ed emerge particolarmente nei periodi estivi – c'è un solo modo: ascoltare i Blink-182. "Enema of the State" – terzo album in studio dei Blink-182, pubblicato il 1 giugno del 1999- rappresenta in un certo senso gli anni '90, imponendosi come uno degli album più trasgressivi e accattivanti del panorama artistico-musicale del secolo scorso. La sua combinazione di punk-rock, pop-punk e umorismo ha fin da sempre rappresentato ciò che era nella mente di tutta la "Generazione Y", ma che nessuno è mai riuscito ad esprimere.

Francesco De Sandre: Garbage "Strange Little Birds" (2016). Avvolgente, intrigante, tentacolare, una trappola di suoni: è lo scenario di una nuova era, è il disegno di un mistero troppo spaventoso per essere svelato, è una dimensione da cui non si può scappare. Tanto vale imparare qualcosa.

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