Arrivano al quinto album i Warkings, formazione composta da vari musicisti già in attività con altre band e che celano la loro identità con costumi e maschere rappresentanti ognuna un guerriero diverso: il vichingo, il tribuno, lo spartano ed il crociato. Anch’essi portano avanti quella caratteristica assolutamente in voga in questi tempi, di estremizzare al massimo anche l’aspetto visivo e rievocativo, oltre a quello prettamente musicale. Si dà vita ad una sorta di immedesimazione completa con altri mondi, dal fantasy, all’epico, passando per l’horror. Una tendenza che ormai va a braccetto con il power metal in tutte le sue numerose sfumature e che, piaccia o non piaccia, sta consentendo al genere di vivere una seconda giovinezza, portando ad un successo, a volte clamoroso, alcune delle band più in voga al giorno d’oggi (Powerwolf e Sabaton su tutti), e che fa da traino a tutto il movimento, lasciando ampi e notevoli spazi di crescita in termini di apprezzamento e visibilità anche a gruppi decisamente in ascesa (Wind Rose, Gloryhammer e tanti altri). I Warkings propongono questa nuova fatica discografica dal titolo “Armageddon”, dove attraverso un filo conduttore comune, raccontano le vicende di alcune epiche battaglie, e dei guerrieri che l’hanno combattuta, sempre nel loro stile semplice e diretto, con l’obbiettivo di compiere un ulteriore salto di qualità per la loro carriera.
Dopo la classica intro epica/evocativa dalle atmosfere belliche, la titletrack, pur non inventando nulla di nuovo, dona un’esplosione di energia nella sua semplicità, riuscendo ad introdurre al meglio con intensità e coinvolgimento il lavoro. A seguire troviamo il primo feat dell’album: i Warkings si uniscono agli Orden Ogan per la trascinante “Gengis Khan”, che diventerà probabilmente un must in sede live. E mentre “Kingdome Come” è una perfetta cavalcata melodica, in “Circle Of Witches” i ritmi aumentano e il pezzo rimane su toni aggressivi, grazie al contributo della voce graffiante della fata Morgana Le Fay, ormai in pianta stabile alla line up, che permette un arricchimento della varietà vocale in alcuni brani dell’album. Apprezzabili le altre due collaborazioni all’interno del disco, “Hangmen’s Night” con i Dominum, che si sviluppa tra riff heavy, cori e aperture melodiche, e “Stahl auf Stahl” con i Subway To Sally, che crea un bel mix fra i due stili della band, con predominanza della componente folk del gruppo tedesco. Tra i brani sicuramente più avvincenti troviamo la diretta ed epica “Kings of Ragnarök” e “Nightfall” che si sviluppa in maniera lineare ma convincente, mentre brani come “Varangoi” o la ballad “Here Comes The Rain” sono meno incisivi ed emozionanti.
Un album che non sposta molto i parametri di una band certamente precisa, coerente e che sa fare il suo compito. Che sia un compitino sufficiente o qualcosa di più, questo rimane abbastanza soggettivo. Gli amanti di queste sonorità e di questa tipologia di proposta, con tutto quello che si sviluppa attorno, sicuramente sapranno cogliere tutti i migliori aspetti di questo nuovo “Armageddon”, mentre per i più esigenti e quelli che si adattano meno, peserà certamente un po’ di mancanza di originalità e un songwriting semplice, ma forse senza eccessivi picchi emozionali. Si può però pensare che, forti di una proposta che attualmente sembra essere apprezzata, i Warkings vedranno crescere il loro seguito dopo quest’ultimo album, sapendo cogliere tutte le opportunità che si concretizzeranno davanti al loro cammino.
Tracklist
01. To Lindisfarne
02. Armageddon
03. Genghis Khan (feat. Orden Ogan)
04. Kingdom Come
05. Morgana’s Incantation
06. Circle of Witches
07. Kings of Ragnarök
08. Call to Arms
09. Troops of Immortality
10. Nightfall
11. Hangmen’s Night (feat. Dominum)
12. Varangoi
13. Here Comes the Rain
14. Stahl auf Stahl (feat. Subway to Sally)



















