I Bluedawn sono una formazione genovese di recente creazione. Il combo della città dei Carruggi e della Lanternina nato nel 2009 da un’idea di Enrico Lanciaprima (basso) e Andrea Di Martino (batteria), a cui si aggiungono più tardi Paolo Cruschelli (chitarra) e Monica Santo (voce), fonda le proprie radici nell’hard rock anni ’70 spaziando fino a giungere a sonorità molto più moderne. Variano su più fronti insomma, evitando di soffermarsi troppo a lungo su uno in particolare ed attribuendone a ognuno di loro eguale importanza. Come si confà a tutte le band che vogliono fare il grande passo, e cioè passare da un livello amatoriale a un qualcosa di più importante, una raccolta di tutti i primi brani composti è quanto mai d’uopo. E’ così che nasce “Bluedawn”, omonimo titolo della band ed edito da Blackwidow Records.
L’album composto di dieci tracce è palesemente non paragonabile ai livelli qualitativi di produzione delle grandi band. Il suono, forse per encomiare e riprendere i mitici anni ’70, è molto frizzante e vintage, la chitarra ben suonata nasconde in sostanza il basso relegandolo a posizioni di secondo livello, la batteria esegue il proprio dovere senza particolari problemi, mentre la voce di Monica risulta essere il tallone d’Achille della formazione.
Se con le parti strumentali in qualche modo ci si salva (il tutto però mi sembra un po’ vuoto, come se mancasse qualcosa per riempire gli spazi lasciati dai genovesi), le linee vocali affondano la barca. Troppo ridondanti e lineari, affaticano l’ascolto, lo trascinano e condannano inevitabilmente al naufragio i brani. Perché, dispiace dirlo, ma se si fossero presi più tempo per studiarsi per bene le linee vocali in modo da averle rese più ficcanti e maggiormente differenziatee ora saremmo qui a parlare di un altro lavoro. I brani per loro non sono affatto male, assoli piacevoli si alternano a ritmiche interessanti e raffinate, senza dimenticare i numerosi omaggi agli svariati gruppi del settore che hanno influenzato il sound della band nostrana.
Insomma, un lavoro con qualche luce e una sola grossissima ombra che minaccia di oscurare quanto di buono creato. Una maggiore attenzione in più in fase compositiva non avrebbe guastato. Errori d’inesperienza si dice in questi casi, tutto vero, attendiamo quindi il prossimo lavoro fiduciosi di un sicuro miglioramento.
Tracklist
01.Crossing The Acheron
02.The Hell I Am
03.Inner Wounds
04.Hypnotized By Fire
05.Shattered Illusions
06.In My Room
07.A Strange Night
08.Dead Zone
09.That Pain
10. Deconstructing People

















