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NUOVE USCITERECENSIONI

Chelsea Wolfe – The Dark

E alla fine quella caverna si schiuse, ricucendo la strada verso il bosco: se “She Reaches Out to She Reaches Out to She” faceva da camera d’incubazione per una trasformazione avvenuta, ma ancora in fase di realizzazione e accettazione, Chelsea Wolfe lascia cadere dietro di se l’abito da eremita in riunione spirituale con anima e demoni del passato e si rimette in cammino tra gli alberi, attraversando un buio che sembra intenerito, quasi illuminato nel suo substrato. C’è una luna strana, un faro artificiale a rendere il bagliore della silhouette della cantautrice californiana pari a quello di una fenice in fase di muta, pennacchi neri e bianchi che si plasmano come un mosaico che piglia i tasselli dall’inferno e dal paradiso, come a volerne creare un ponte concreto.

“The Dark” gioca proprio con la transizione, come un passaggio di stato che vede il suo punto di sublimazione nella morte: non è la fine, bensì un intermezzo; o meglio, uno starter per un qualcosa di nuovo. E se il concetto di passaggio veniva affrontato anche nel predecessore tra grigiore strumentale e ansiogeni respiri trip hop, in “The Dark” la Wolfe tende a renderlo il più fruibile possibile, come un viale ritagliato tra le conifere e reso luccicante da un songwriting che brucia quasi tutte le pulsioni noise per reindirizzarle in un goth folk più essenziale e arioso.

Per farla breve, ci allontaniamo – e di parecchio – dal dittico oscuro “Abyss”/“Hiss Spun”, riassaporiamo il minimalismo di “Birth Of Violence” e qualche spunto electro-folk da “Pain Is Beauty” – a questi ultimi si avvicinano le basslines serrate e i synth incalzanti di “Seethe”.

Per il resto, come accennato, regna sovrana la voce della Wolfe a braccetto con chitarra e pianoforte, rimpicciolendo (ma mantenendo comunque viva) la quota dark in un cantautorato che unisce drammaticità e afflati pop – “Dancer in the Sky” osserva Lana Del Rey –, costruzioni a miccia lenta e eruzione elettrica –“Death Is Not The End” e Humours” sibilano delicate per poi deflagrare cinematograficamente nel finale – e intime ballad prosciugate dalle stratificazioni (“The Dark”).

“Swallower” ruggisce un po’ di più e spinge goth rock su accenni di post-grunge, “Halo” si forgia di un country oscuro e sinuoso, “Turn the Key” è forse l’unico richiamo fedele alla tenebrosità degli esordi, con sei corde che sfiorano appena il drone e atmosfere che si inspessiscono – al riffing principale torna in mente il buonissimo disco delle Blackwater Holylight, uscito proprio quest’anno.

“The Dark” suona un po’ ossimorico come titolo, soprattutto se ci interfacciamo con il disco più pulito e cristallino di Chelsea Wolfe, sia per produzione, che per scrittura. Nonostante i fasti di “Abyss” siano lontani – e probabilmente non più replicabili – e “She Reaches Out to She Reaches Out to She” avesse un qualcosa in più a livello di fardello emotivo e costruzione atmosferica, non parliamo di passo indietro, bensì di movimento di assestamento: la regina delle tenebre pare aver finalmente ritrovato scampoli di serenità, e si sentono tutti.

Tracklist

01. Cold
02. Seethe
03. Humours
04. Swallower
05. Halo
06. The Dark
07. Turn the Key
08. I’m Not There
09. Death Is Not The End
10. Dancer in the Sky