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Jonny Greenwood, Shye Ben Tzur and The Rajasthan Express – RANJHA

Come prima cosa bisogna creare l’atmosfera. Ci servono: tappeti dai classici motivi persiani in lana, lampade di pregio con ricami orientaleggianti e vetri colorati, incensi rievocativi di vite passate e candele dai colori etnici di varie forme e dimensioni. Solo quando l’ambiente che ci circonda sembra uscito da “Le mille e una notte” possiamo dirci finalmente pronti per il nuovo album di Shye Ben Tzur (artista israeliano-americano), Jonny Greenwood (compositore e chitarrista dei Radiohead) e i The Rajasthan Express.

RANJHA” arriva a più di dieci anni da “Junun” e ne raccoglie chiaramente l’eredità, approfondendo quel dialogo tra culture, spiritualità e linguaggi musicali differenti che già allora ne costituiva il nucleo. Alla base resta la stessa tensione evocativa: il desiderio di trasmettere qualcosa dell’esperienza quasi trasformativa che Shye Ben Tzur ricorda di aver provato al primo incontro con questo universo sonoro.

Registrato a Oxford, il disco nasce da un percorso lungo e frammentato. Le prime idee prendono forma durante il tour dei Radiohead tra il 2017 e il 2018, con ulteriori sessioni di scrittura in Italia, prima dell’interruzione forzata causata dalla pandemia. A differenza dell’approccio più spontaneo di “Junun”, qui la scelta è quella di lavorare in un ambiente più controllato, cercando una resa sonora più nitida senza rinunciare alla dimensione collettiva e organica della musica.

L’incontro tra musicisti di derivazioni differenti e con esperienze musicali varie contribuisce a creare sonorità senza confini geografici: non solo musica indiana, ma anche ritmiche di batteria che ricordano gli anni ‘80 e ‘90, sfumature folk e a tratti fusion, trasformando così il disco in un viaggio musicale sospeso tra trance e ricerca collettiva. Greenwood, in linea con lo spirito di collaborazione e condivisione, sceglie di apparire il minimo indispensabile, evitando di interferire troppo con le composizioni di Ben Tzur, radicate nella poesia devozionale in lingua urdu. Le percussioni e gli ottoni del Rajasthan Express, invece, concorrono nel dare tridimensionalità ai brani, fino a farci sentire circondati dalla performance.

La title track si ispira alla poesia del santo punjabi del XVIII secolo Hazrat Bulleh Shah, a sua volta ispirata all’epopea “Heer Ranjha”, scritta da Waris Shah nel 1766. Heer e Ranjha sono, spiega Shye, una coppia di giovani amanti spesso considerati i Romeo e Giulietta del Punjab. Nella simbologia mistica sufi, però, rappresentano l’Amante Divino e l’anima desiderante. L’album include anche versi persiani del poliedrico studioso del XIII-XIV secolo Amir Khusrau, poeta di corte del Sultanato di Delhi e generalmente considerato il padre del Qawwali. Altri testi, in ebraico, sono dello stesso Shye.

Se siete appassionati di meditazione, “RANJHA” è il disco giusto. Ogni traccia riesce a farsi strada nel corpo dell’ascoltatore attraverso ritmiche pulsanti e ipnotiche, fascinose e tipiche della tradizione indiana. Emerge una profondità emotiva rara che si può cogliere solo prendendosi il giusto tempo per l’ascolto e la dovuta attenzione ai silenzi e alle atmosfere create.

Se, diversamente, meditazione ed esotismo mistico sono, per voi, sinonimi di noia tendente al nervosismo, l’unico modo per riuscire ad apprezzare il lavoro di questi artisti è un aiuto psicotropo, e la musica sarà il perfetto mezzo che vi accompagnerà in un sereno e magico trip.   

Tracklist

01. SHIQWA
02. MARBOLOT
03. RANJHA
04. SHEMESH
05. SHIQWA (REPRISE)
06. ISHQ-E-MAJNUN
07. SAQI
08. MARBOLOT (REPRISE)
09. AVIV
10. MUSTT
11. SHARMINDA