american football lp4 american football cover ts1777930855
NUOVE USCITERECENSIONI

American Football – American Football (LP4)

Piazzare nel terreno radici talmente solide e infestanti da determinare e influenzare (anche inaspettatamente) un intero genere può essere la più grande roulette russa della vita di un artista, soprattutto se ciò che si tramuta in culto è il delicato succo della sua fragilità e di quella di una generazione intera. È la storia degli American Football, di dischi che non hanno bisogno di una definita denominazione. È sufficiente una semplice scaletta cronologica per comodità dei fruitori, bastano i colori e le immagini per rievocare.

Eppure c’è un solco profondo quanto una voragine che spacca la carriera di Mike Kinsella e compagine: sedici anni di iato che in realtà sono l’essenza, il punto di non ritorno, la rivelazione degli American Football. Lo specchio appannato di “LP2” (2016), tanto raffinato e maestoso nella sua tecnica quanto carente di cose da dire: sedici anni per tornare, ma un sophomore per capire. Cosa, direte? Beh, che i giovani non sono più così giovani, che i pensieri vorticosi cambiano, così come l’indole strumentale, obsoleta nel voler cercare testardamente l’ombra di quella casa di Urbana e quella matrice midwest emo che ha, per forza di cose, cambiato pelle.

Arriva così “LP3” (2019), l’effettiva metamorfosi, crescita, muta: investigazione dream pop tra i ghirigori della casa madre, respiro ambient e squisitezza pop che confezionano un album bellissimo e, finalmente, vero. Stessa cosa per l’atteso quarto album, ancor più viscerale e sentito del predecessore.

AF by Alexa Viscius lead (1)
Photo: Alexa Viscius

Da ineffabili luci crepuscolari a lune rosse inquiete: “LP4” è cupo, doloroso, maniacalmente ricercato nel sanguinare dalle lyrics lasciando agli strumenti la possibilità di fluttuare nell’etere, come a voler esorcizzare gli anni che avanzano, le crisi relazionali, il silenzioso sicario della solitudine.

Un’evoluzione che pare dirigersi verso uno stadio finale: afflati emo che si sgretolano, ma che non scompaiono, anzi, fanno da intarsi a questa solida maturazione post-rock che rende il garbuglio sonoro dalla band dell’Illinois più tangibile e meno cervellotico rispetto al passato.

Un primo lato fenomenale: il crescendo proggy – pelli che tuonano irregolari, sussurri che prendono corpo e si aggrappano ai gingilli chitarristici, un basso ciclopico che fa strada – di “Man Overboard”, i lamenti arpeggiati e malinconici della struggente “No Feeling”, la corposità simil-post-punk che flirta con il jangle pop di “Blood On My Blood”, il quieto strascinarsi, tra slowcore e morbido art rock, di “Bad Moons”.

Non c’è cripticità in questa prima parte: Mike Kinsella è a terra e lo confessa con la sua riconoscibile cortesia vocale: il naufragio di una vita («God never taught me how to swim / Just how to sink») e le ceneri rimaste a terra («Help me dig a hole / I’m already cold / I honestly never planned on getting old»). Eleganti e lancinanti metafore («The story of my life is in disarray / It’s written in ink that never dries / What a mess I’ve made») che segmentano il frontman in tutte le sue criticità e insicurezze («I’m just two little boys in a trench coat with plastic knives»), sparse in un cammino buio senza nemmeno una fessura illuminata tiepidamente.

C’è più apertura sonora – accompagnata, però, da una non velata enigmaticità e da un calo di “potenza” espressiva – nel resto del platter: i battiti scanditi e poi lasciati ramificare in una sofisticata coda post-rock di “Patron Saint of Pale”, il dream pop zampillante di “Wake Her Up” – Wisp a ricalcare delicatamente il titolo nei refrain –, i riverberi slowcore e chamber pop di “Desdemona” e gli ultimi strascichi di marciante emo-rock nella nichilistica “No Soul to Save” («I’ve made too many mistakes / I’ve no hope for rеdemption and no soul to save»).

“LP4” è questo: forte contrasto, dolce ossimoro, mesto compendio di una carriera. Il tirare le somme di una vita in cui la speranza, che annaspa tra obiettivi disgregati e fallimenti relazionali, è in qualche modo presente, diluita in questo grande respiro che gli American Football lasciano fluire tra trame fitte e parole che sibilano un’urgenza da cui è difficile fuggire.

Sensibilità, sincerità, disarmante brutalità: gli American Football alle prese con la mezz’età, con le delusioni, con il divenire di se stessi, stavolta senza filtri e senza occhiate rassicuranti alle certezze di un passato stellare.

Tracklist

01. Man Overboard
02. No Feeling (feat. Brendan Yates)
03. Blood On My Blood (feat. Caithlin De Marrais)
04. Bad Moons
05. The One with the Piano
06. Patron Saint of Pale
07. Wake Her Up (feat. Wisp)
08. Desdemona
09. Lullabye
10. No Soul to Save