"Ascolto metal perché è uno dei generi intellettualmente più interessanti". Questa frase, o analoga, non manca di suscitare perplessità e cortese condiscendenza nella maggior parte degli interlocutori. Dunque vorrei che il mio eternamente ignaro interlocutore, che tanti conoscenti hanno di volta in volta impersonato, leggesse quanto segue.
Nel booklet della ristampa di "The Marriage of Heaven And Hell Part One & Part Two" David DeFeis scrive: "Light and shade, Drama, Classical nuances, and a sense of the Infinite pervade the recordings. […] The performances are possessed… like a whirling dervish or a Shaman… because the writing process was full of possession, passion and obsession". Queste righe colgono bene i due aspetti che, a mio giudizio, conferiscono al metal una particolare e ingiustamente misconosciuta dignità artistica, avvicinandolo peraltro a certi aspetti della musica classica: l'abbondanza di riferimenti colti e la qualità espressiva.
DeFeis cita il teatro (pensando probabilmente alla tragedia greca: si sa che i due "The House Of Athreus" sono la sua personale rivisitazione dell'Orestea di Eschilo), la musica classica (che per lui rappresenta una fonte di ispirazione) e l'idea romantica dell'Infinito; ma in generale la ricerca di riferimenti colti, che attingono ai campi della letteratura, delle arti e della storia, è un elemento ricorrente nel metal. Nei suoi 45 anni di vita (ammettendo che il metal sia nato nel 1970) gli esempi di citazioni e rimandi dotti abbondano, e credo sia tempo di dare il giusto rilievo a questo fenomeno, di proporzioni tanto vaste quanto forse inosservate. Si riempirebbero intere pagine volendo stilare un elenco dei riferimenti specificamente culturali del metal, che interessano di frequente singoli brani ("The Rime Of The Ancient Mariner" degli Iron Maiden è una sinossi dell'omonimo poema di Coleridge; "Tristesse De La Lune" dei Celtic Frost è la messa in musica di una poesia di Baudelaire, etc.), ma spesso riguardano interi album, le cui tracce sono accomunate da una tematica culturale di fondo, senza per questo costituire necessariamente dei concept. Ne menziono disordinatamente alcuni: "Hammerheart" dei Bathory, dedicato alla civiltà vichinga; "Frost" degli Enslaved, sulla mitologia norrena; "Lateralus" dei Tool, composto ricorrendo alla sequenza di Fibonacci; "Tunes Of War" dei Grave Digger, dedicato a William Wallace e alla prima guerra di indipendenza scozzese; "Holy Land" degli Angra, sulla conquista europea del Brasile; "Act II: Galileo" dei Time Machine ed "Eppur Si Muove" degli Haggard, su Galileo Galilei; "Heliocentric" ed "Antropocentric" dei The Ocean, che esplorano la rivoluzione astronomica ed i suoi portati culturali; "Paradise Lost" dei Symphony X, ispirato all' opera maggiore di Milton; "Carolus Rex" dei Sabaton, sulla storia svedese tra ‘600 e ‘700; "Leviathan" dei Mastodon, ispirato a Moby Dick di Melville; "The Golden Boug" e "The Wite Goddess" degli Atlantean Kodex, basati su studi omonimi di James Frazer e Robert Graves sulle religioni antiche; "Do What Thou Wilt" e "Panic" dei Death SS, rispettivamente sulle dottrine di Aleister Crowley e sul teatro panico di Alejandro Jodorowsky; "Dead Winter Dead" dei Savatage, ambientato nella guerra civile in Bosnia-Erzegovina durante la dissoluzione della Jugoslavia; "Focus" dei Cynic, incentrato sulla filosofia buddista… etc. È innanzitutto la dimensione del fenomeno che vorrei mettere in luce: si potrebbe proseguire ancora a lungo. Non sono, poi, solo i riferimenti tematici precisi a produrre la qualità colta del metal: essa è parimenti alimentata da una lunga casistica di suggestioni culturali, più vaghe e tuttavia chiaramente identificabili. Queste sono anzitutto contenute in nomi e titoli: i Cirith Ungol desumono il proprio nome da Tolkien, i Týr dalla mitologia norrena; lo strumentale "The Call of Cthulhu" dei Metallica rende tributo alle atmosfere del celebre racconto di Lovecraft, "Hall Of The Mountain King" dei Savatage rimanda al quasi omonimo brano di Edward Grieg, facente parte delle musiche di scena per il Peer Gynt di Ibsen, etc. Interessano, inoltre, le copertine: "Blessed Are The Sick" dei Morbid Angel ha per cover un dipinto del simbolista Jean Delville, "Eremita" di Ihsahn sfoggia una fotografia capovolta di Nietzsche nel periodo del manicomio, etc. Ancora, suggestioni letterarie sono offerte da citazioni più o meno occasionali nei booklet: i versi del poeta portoghese Fernando Pessoa nel summenzionato "Holy Land", un brano di Nietzsche sul rovescio di copertina di "Twilight Of The Gods" dei Bathory, etc. Infine non mancano di suggestionare certe atmosfere musicali o visuali, aventi una precisa collocazione nella storia delle idee: così il fascino del Decadentismo per un Oriente arcano pervade un brano come "Oriental Masquerade" dei Celtic Frost, mentre il gusto del Romanticismo per una natura animata e per le rovine si ritrova nelle fotografie del booklet di "Into The Nighstide Eclipse" degli Emperor. Ebbene, dubito che esista una ragione univoca del continuo attingere contenuti dalla sfera culturale, ma a mio parere buona parte della spiegazione risiede nel primato che il metal accorda all'aspetto prettamente musicale. Nella maggior parte dei casi gli artisti metal si concentrano in primis sulla composizione della musica, che non viene quasi mai concepita come mero supporto per liriche aventi la preminenza; è nota, d'altra parte, l'importanza che il genere riserva alla tecnica strumentale. Credo che il primato del versante musicale comporti che i musicisti non siano mossi dall'idea di esporre se stessi nelle lyrics, poiché è anzitutto nella musica che si esprimono: ciò costituisce il presupposto ideale per il ricorso a temi "esteriori", accessibili con la lettura o la documentazione (ma esistono ovviamente casi che si sottraggono a questa teoria: il metal è un universo variegato). Comunque sia, la vocazione colta del metal determina un primo accostamento con la musica classica: impiegando contenuti eruditi, i musicisti metal adottano una prassi già usuale nella classica, avvezza ad attingere i propri temi dalla cultura accademica: nella "Sinfonia n. 9" Beethoven mise in musica l'Inno alla gioia di Schiller; Mussorgsky compose vere e proprie descrizioni sonore dei dipinti di Victor Hartmann; Scriabin si ispirò ad un dipinto di Delville per l'opera "Prométhée. Le Poème du feu"; l'onnivoro compositore contemporaneo Luigi Nono in varie sue opere ha fatto riferimento a Marx, a Garcia Lorca, all'architetto Carlo Scarpa, al regista Andrei Tarkovski, e ha musicato testi di Giordano Bruno, Ungaretti, Cesare Pavese, etc.
"The performances are possessed…" ha scritto ancora DeFeis: ritengo che il secondo aspetto pregiato e misconosciuto del metal sia il suo particolare potenziale espressivo. L'artista che sceglie certe sonorità e certi stili, adottando gli estremismi sonori del metal, sembra posseduto dalla furia di elevare all'ennesima potenza le proprie facoltà espressive. Il senso delle tante soluzioni estreme come blast beat, growl, screaming, ma più in generale delle sonorità dure e possenti, risiede nel loro essere veicoli emotivi, catalizzatori ed amplificatori di emozioni. Credo quindi che la ricerca di un'espressività qualitativamente enfatica, spinta al suo grado massimo, sia la caratteristica saliente del metal. È proprio per il loro poderoso impatto emotivo che le forme sonore estreme dilettano l'ascoltatore, e sempre l'impatto emotivo del metal spiega, a mio giudizio, la passione smodata che i fan gli riservano (le sole ragioni "sociali", cioè l'adesione ad uno stile di vita, ad un tipo di abbigliamento e a determinate idee, sono spiegazioni insufficienti, poiché ogni genere musicale possiede questi aspetti). Non so se sia superfluo ricordare come gli strumenti sonori del metal, lungi dall'essere legati alla sola manifestazione di aggressività che le sonorità fragorose potrebbero suggerire, siano in grado di far vibrare tutte le emozioni umane. "There are more feelings to express than just aggression and destruction": non per niente Martin Eric Ain ha sentito il bisogno di chiosare in questi termini la maturazione artistica dei Celtic Frost. Da una parte, gli artisti possono servirsi dei summenzionati stili estremi per esprimere emozioni positive (credo che il miglior esempio sia l'uso degli stilemi del black metal nella musica sognante di Alcest); dall'altra parte le soluzioni estreme hanno la prerogativa di generare nell'ascoltatore sentimenti positivi per catarsi: si tratta dell'effetto di sfogo e di liberazione reso possibile dalla partecipazione ai veri e propri sconvolgimenti sonori del metal. Da questo punto di vista il metal è un genere "tragico", in senso stretto: produce cioè emozioni positive per mezzo degli estremismi (ma il discorso è in realtà più complicato: bisogna distinguere l'effetto dei soli suoni da quello della lettura dai testi, troppo spesso mediocri e discutibili, non all'altezza di svolgere una funzione catartica). A parere di chi scrive, solo la magnificenza della musica classica comporta una capacità ancora maggiore di esaltare le emozioni umane, cioè di dare voce a sentimenti ingigantiti, giunti al loro acme. Istituendo questo secondo accostamento tra i due generi, è ironico notare come le risorse con cui la classica allargò le proprie possibilità espressive all'inizio del ‘900, vale a dire le sperimentazioni atonali, ricevettero la stessa accoglienza che riscuotono le sonorità del metal (e dei suoi parenti elettrici, rock e punk) presso chi non le abbia capite: sembrarono un frastuono sgradevole…
Per concludere, se l'universo del metal non è certo scevro da difetti, talvolta anche grossolani, nondimeno reca i contrassegni di cultura ed espressività: questi, per me, sono i motivi di dignità ed interesse di un genere.











