Un disco dal vivo pretende certe caratteristiche al fine di attrarre e coinvolgere: il sudore che cola dal soffitto, una platea che si impossessa dei ritornelli, un singer che ansima per riprendere fiato, persino quella singola nota leggermente stonata che dimostri la presenza on stage di persone in carne e ossa. “Live At Gothenburg Film Studios” soddisfa soltanto parzialmente tali prerogative, visto che sì, la prestazione dei Nestor non si discute, però proprio questa impeccabilità rappresenta un problema.
La band, formatasi nel 1989, è poi scomparsa per decenni in quel cassetto dove giacciono i sogni adolescenziali irrealizzabili assieme a vecchi biglietti di concerti e nastri magnetici consumati, prima di tornare nel 2021 con “Kids In A Ghost Town”. L’album permise agli svedesi di guadagnare una nomination ai Grammy nazionali, trasformando all’improvviso cinque vecchi amici in un gruppo AOR di fama internazionale. “Teenage Rebel” (2024) costituì un sophomore parimenti convincente, e da allora gli scandinavi hanno condiviso l’assito con Europe e Kiss, esibendosi inoltre sia in festival di rilievo che varie volte nelle principali città del Giappone. E dunque, considerato il successo dei due full-length, la realizzazione di un live album sembrava lapalissiano, malgrado lo smilzo repertorio.
Pressoché esemplare la selezione delle tracce: dopo la breve introduzione, “We Come Alive” apre la serata in modo giusto, come se la canzone fosse stata scritta appositamente per l’occasione, mentre “Kids In A Ghost Town”, “Stone Cold Eyes” e “Perfect 10” offrono quel giusto mix di grandi melodie, tastiere vibranti e chitarre grintose che si esige da un gruppo melodic hard rock adoratore degli Eighties. “On the Run” possiede quel ritornello incredibilmente potente capace di far battere i pugni al cielo anche ai più accaniti pantofolai, laddove “Teenage Rebel” unisce la spavalderia giovanile all’atteggiamento sereno di uomini che oggi sanno quanto anche il mal di schiena appartenga all’esperienza rock’n’roll. “1989” incarna bene il concetto nostalgico e non artificiale che anima dal profondo l’attività dell’act, laddove “It Ain’t Me” conclude appropriatamente uno show dal ritmo incalzante e capace, nei termini di una scaletta priva di materiale superfluo, di non lasciare nulla a desiderare.
Nondimeno, manca la sensazione di assistere realmente a un concerto. Il lavoro di post-produzione appare così meticolosamente asettico da permettere di accorgersi del rumore dei plettri che cadono a terra, mentre il pubblico, pur udibile, svanisce spesso e volentieri nella foschia acustica, non riuscendo mai a diventare il sesto membro effettivo del gruppo, con la transizione naturale da un pezzo all’altro troncata dagli interventi di chirurgia estetica in studio. Insomma, l’atmosfera resta educatamente fuori dalla porta in attesa di un invito a entrare e ciò impedisce di catturare il lato umano e imprevedibile della performance, perché piccoli errori, annunci, pause, reazioni e difetti non avrebbero guastato il platter, gli avrebbero dato vita.
“Live At Gothenburg Film Studios” resta un documento dal suono cinematico e ricco di ottime canzoni, ma la perfezione tecnica lo priva di parte della sua anima. Indubbiamente, i brani dei Nestor si adattano ai grandi palchi, tuttavia appare un vero peccato che gli stessi vengano smontati tra le canzoni.
Tracklist
01. Intro
02. We Come Alive
03. Kids In A Ghost Town
04. Stone Cold Eyes
05. Perfect 10
06. The One That Got Away
07. Last To Know
08. Unchain My Heart
09. Signed in blood
10. Victorious
11. Caroline
12. Firesign
13. On The Run
14. Teenage Rebel
15. 1989
16. It Ain’t Me
















