Ok, premetto subito che la recensione che state per leggere non è scritta con cattiveria né con le peggiori intenzioni, è solo frutto delle reali impressioni che ho avuto nell’ascoltare “The Long War” di Dimitri.
Un pizzico di storia non guasta mai, quindi inizio col dirvi che Dimitri Bonani è nato nel 1972 a Parma e studia organo all’età di undici anni. La conversione al rock avviene in piena adolescenza ascoltando le famosissime note di "The Final Countdown" e l’omonimo album. Inizia così a scrivere canzoni sulla falsariga degli svedesi e fonda assieme all’amico d’infanzia Gabriele Volta il suo primo vero gruppo, i Warriors, dedito a cover di Kiss, Helloween etc. Successivamente è fondatore dei Powerwings, gruppo incentrato principalmente sulle cover di Yngwie Malmsteen. La band purtroppo, col passare del tempo, naufraga e Dimitri decide così di raccogliere e unire i faticosi ventidue anni di carriera in un unico disco, “The Long War” appunto.
Inserendo il disco nello stereo veniamo immediatamente catapultati negli anni ’80. L’influenza degli Europe è fin troppo palese (non per altro l'opener track è stata una delle prime canzoni composte dal nostro), synth à la "Final Countdown" accompagnano a braccetto tutta la prima traccia che, in fin dei conti, non sembra nemmeno così malaccio. Quello che veramente fa affondare il brano e di conseguenza l’intero platter, è la voce di Dimitri. Spiace dirlo, ma registrazioni del genere sono veramente imbarazzanti al giorno d’oggi (teniamo conto che l’album è uscito nel 2008, non nel 1980). Le parti vocali sembrano essere registrate in presa diretta da dentro una lattina d’alluminio, a tratti sembra quasi che un cantante neomelodico napoletano si impossessi del corpo di Dimitri e inizi a fare quello che vuole (per non parlare del fastidioso riverbero). Le idee, come dicevo, non sono malaccio, mid-tempo classici, ballate intense e sensuali, assoli studiati, ritmo ed ecletticità sono caratteristiche che possiamo trovare facilmente in un cd di media fattura. Capisco che gli ostacoli e le difficoltà dell’autoproduzione siano molte e variegate, ma in Italia, ad oggi, esistono diversi esempi di come ottenere ottimi risultati con produzioni di questo tipo.
Mi spiace Dimitri, le fatiche di una vita vengono irremediabilmente rovinate da una produzione sciapa, insapore ed incolore che non rende giustizia al calibro delle canzoni. L’augurio è quello di avere tra qualche tempo l’album rimasterizzato e risuonato a un livello, per lo meno sonoro, paragonabile agli standard attuali. Per ora, l’album è assolutamente sconsigliato.
Tracklist
01.The Long War
02.I Need Your Love
03.No More Tears
04.Can’t Explain
05.Moments Of Sorrow
06.Geronim
07.Come Back Home
08.Out Of This World
09.Shadow In The Night
10.The End Of The War (Instrumental)

















