CARNIFEX More Than Misery 2026
NUOVE USCITERECENSIONI

Carnifex – More Than Misery

I Carnifex tornano alla carica con quello che rappresenta il loro decimo album in studio, nonché il primo pubblicato sotto l’egida dell’autorevole Sumerian Records, etichetta che ospita nel proprio roster formazioni del calibro di Boundaries, Imminence e Slaughter To Prevail. Una conquista, l’accasarsi presso una label così prestigiosa, capace di premiare probabilmente oltremisura il gruppo californiano, che, in una carriera pressoché ventennale, non hai mai regalato dei veri capolavori, posizionandosi in onorevoli retrovie rispetto a Chelsea Grin, Despised Icon, Whitechapel e compagnia deathcore.

Questo nuovo “More Than Misery” ricalca in gran parte la fisionomia delle scorse opere, esibendo pezzi dalla struttura codificata, avvolti da una produzione ipermoderna e claustrofobica, tesa al sacrificio degli spazi per creare un unico blocco di cemento sonoro da gettare addosso all’ascoltatore. Eppure, malgrado la torchiatura uditiva da trauma d’impatto e una bestialità underground lontana dalle laccature mainstream dello scorso “Necromanteum” (2023), forse per la prima volta gli statunitensi tendono a sperimentare, soprattutto attraverso iniezioni atmosferiche dal taglio cinematografico, merito delle texture melodiche intarsiate dalle tastiere di Shawn Cameron, batterista della band.

L’apertura strumentale di soli sessantanove secondi, “… And I Held Hands With Death”, evoca quasi un clima apocalittico à la Johnny Cash, in cui la morte non arriva necessariamente con impeto, bensì caracolla lungo una strada di campagna buia e polverosa. Il silenzio viene interrotto in maniera ruvida dall’assalto della title track, intrisa di blast-beat ferocissimi, breakdown profondi e cavernosi e del ruggire animalesco di uno Scott Lewis oggi libero del peso delle esperienze negative che lo affliggevano nel passato.  Brani come “The Process of Pain” – nel quale compare al microfono Chaney Crabb degli Entheos – e “Only The Dead” giocano sapientemente con le orchestrazioni e le variazioni di velocità, punteggiando anche di bricioli di orecchiabilità un disco che riesce a non tramutarsi in una monotona sequenza di esplosioni fini a sé stesse.

In “Roses & Rotting Corpses”, invece, la band, malgrado l’accento concesso alle sfumature djent della chitarra a otto corde, non rinuncia né ai passaggi in scala diminuita, perfetti per rendere i riff incisivi al massimo, né alle sezioni in tremolo picking, che tanto sanno di black metal. E se la coppia composta da “Coffin Crowned King” e “Licking Love From A Knife” sembra spingere le personali e suggestive pulsioni sinfoniche nelle voragini dell’Inferno, “No Gods Only Graves”, “Gothic Serpent” e “Made Heart Of Teeth” pensano ad ammassare sangue ed escrementi, affogandoli nel fango malevolo del metallo nero.

Al netto di qualche posticcia decorazione ambient e della conservazione di alcuni cliché del settore, i Carnifex provano a fondere il proprio grezzo DNA di pionieri con le ultime influenze contemporanee, rilasciando un “More Than Misery” meno scontato di quanto si potrebbe immaginare. Nulla di epocale, s’intende, ma cattiveria a fiumi.

Tracklist

01. … And I Held Hands With Death
02. More Than Misery
03. The Process Of Pain
04. No Gods Only Graves
05. Coffin Crowned King
06. Roses & Rotting Corpses
07. Only The Dead
08. Gothic Serpent
09. Heart Made Of Teeth
10. Licking Love From A Knife