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NUOVE USCITERECENSIONI

Avrak – Avrak

Benché i Darkthrone figurino tra i pionieri del black della second wave scandinava, la loro carriera, soprattutto a seguito del rilascio di “F.O.A.D.” (2007), rappresenta un esempio di come valicare certi confini recuperando antiche radici spesso – ma non sempre – conduca a dei buoni risultati. L’ultimo LP dei norvegesi, “Pre-Historic Metal” (2026), andava proprio nella direzione di una ricerca archeologico-musicale parimenti grottesca e intrigante. Sembrava dunque abbastanza ovvio che, una volta o l’altra, il sodale di Fenriz, Ted Arvid Skjellum, pensasse di esplorare, magari in misura maggiore rispetto all’agito retrospettivo della band madre, quelle sonorità classiche risalenti agli anni ’70 e ’80 ancora aliene da contaminazioni e pulsioni estreme.

La conoscenza di lunga data con il musicista dal background rock Anders Hegna ha permesso a Nocturno Culto di smettere i panni del singer, lasciandoli al suo compagno e connazionale per dedicarsi a chitarra, Moog, sintetizzatori ed effetti nel nuovo moniker Avrak, gruppo completato da Terje Kråbøl alla batteria e Steinar Gundersen al basso. Un progetto che, già presente da qualche tempo nella mente dei due amici, trova ora sfogo artistico attraverso il rilascio dell’omonimo debut album, la cui austera copertina e il programmatico titolo costituiscono una dichiarazione d’intenti improntata alla pura essenzialità, aliena da fronzoli sia in sede di songwriting sia a livello di produzione.

In questo senso, l’opener “Forever Mountain” ci catapulta subitaneamente nelle fasi epilogali della NWOBHM, quando la stessa stava sparando le ultime e grandiose cartucce prima di soccombere sotto i colpi innovatori del thrash. Brani dalle sfumature nere e occulte quali “Unborn” e “The Rift” richiamano un’epicità accostabile ai lavori migliori dei Dio, con “Long May The Lums Reek” che prova ad alzare la posta in gioco, passando da riff pachidermici a un sorprendente chiusura acustica all’interno di una cangiante struttura dalle suggestioni progressive. E mentre la maideniana “Varde” si liquefa nel caldo ventre stoner dell’orecchiabile “Cloaks Of Power”, l’heavy doom di “The Lonely Shadow” precipita nelle inquietanti atmosfere dark ambient di “Hav”, secondo e conclusivo interludio dopo i sessantasette secondi à la Abruptum del break centrale “Rot”.

“Avrak” è il frutto di una formazione entusiasta e libera di attingere a vari generi, malgrado tale approccio tenda a rendere il full-length più vicino a un collage che a una raccolta omogenea di canzoni. Semplicità e ossequio verso il passato restano comunque le parole d’ordine per un esordio che non pretende nulla se non il giusto rispetto.

Tracklist

01. Forever Mountain
02. Unborn
03. Long May The Lums Reek
04. Rot
05. Varde
06. Cloaks Of Power
07. The Lonely Shadow
08. The Rift
09. Hav