Mentre le band pubblicano dischi, i Darkthrone, ogni ventiquattro mesi, prelevano nuovi estratti della propria arte sonora da una cantina ove la muffa e la polvere appaiono parte integrante dell’insieme, diffondendoli a beneficio della massa nera fuori le mura. Ora la ricerca archeologica dei norvegesi si concentra su un’epoca nella quale i riff venivano ancora scolpiti nella roccia a mani nude, quando tre accordi bastavano per differenziare la barbarie dall’ignoranza animale.
“Pre-Historic Metal” non rappresenta dunque né un’autoanalisi nostalgica né una retrospettiva stricto sensu, bensì un ruvido mix di black, doom, heavy e thrash, generi espressi in forme arcaiche e attraverso quella tipica e persino grottesca ostinazione che caratterizza le registrazioni del duo, come se qualcuno avesse chiuso la porta della sala prove dall’interno trangugiandone poi la chiave. L’album, prodotto in maniera semi-professionale e il cui songwriting sembra a tratti vivere d’improvvisazione, rispecchia appieno la strafottenza della coppia, che continua a riplasmare vecchie carcasse, riuscendo, questa volta, a ottenere esiti leggermente superiori agli scorsi “Astral Fortress” (2022) e “It Beckons Us All…….” (2024).
Tastiere psych in odore Neptune Towers battezzano “They Found One Of My Graves”, brano con una sezione centrale bella grintosa e un finale che vira verso nebbiosi territori lisergici in virtù di un lavoro micidiale di synth e chitarre: opener nel complesso gradevole, memore di certe movenze epiche di “The Underground Resistance” (2013) e seguita da un title track un po’ sconnessa a livello di struttura, ma dal piglio HM diretto e incisivo. E laddove “Siberian Thaw” alterna sabbathiane melodie funebri a terzine al galoppo di marca Hellhammer e “Deeply Rooted” affoga la personale natura hard rock nelle viscere di una palude colma di ossa in decalcificazione e legni marci, le declamazioni à la Isengard di Gylve Nagell alzano la soglia d’attenzione per “The Dry Wells Of Hell”, canzone cruda e grezza il giusto, eppure tirata davvero troppo per le lunghe. L’instrumental “So I Marched To The Sunken Empire”, dalle atmosfere cosmiche e visionarie, resta la traccia migliore di un lotto concluso dalla combo di pezzi “Eat Eat Eat Your Pride” ed “Eon 4”, il primo che parte a razzo e poi precipita nel torbido limbo dei Celtic Frost, il secondo un esercizio di stile pressoché pleonastico.
In “Pre-Historic Metal” i Darkthrone interpretano, con ironia e sprezzo del pericolo, il ruolo di dinosauri della musica muniti di forconi, divertendo in misura maggiore rispetto agli ultimi anni, anche per merito del ritorno al microfono di Fenriz, degno compare delle rugginose scorribande vocali di Nocturno Culto. Il 1986 è però maledettamente lontano.
Tracklist
01. They Found One Of My Graves
02. Pre-Historic Metal
03. Siberian Thaw
04. Deeply Rooted
05. The Dry Wells Of Hell
06. So I Marched To The Sunken Empire
07. Eat Eat Eat Your Pride
08. Eon 4



















