Buio, l’aria è elettrica mentre attendi con crescente impazienza l’inizio di una performance che promette di essere esemplare. Non puoi vedere cosa c’è intorno a te, ma sai perfettamente dove ti trovi: tra migliaia di persone in una delle sale storiche più belle di Londra. Soundscapes orchestrali e vocalizzi in lontananza su ritmi che crescono sempre di più. La tensione si alza così come il sipario, ed ecco che d’improvviso si accendono le luci sulla solenne “Tear It Down”, marciante e fiera. Così si apre “Palace for the People”, il nuovo album dei Greta Van Fleet: una band che non ha bisogno di dimostrare nulla e che sceglie, invece, di costruire uno spazio. Il nome, infatti, è ispirato all’Alexandra Palace di Londra, soprannominato “the people’s palace”, in cui la band si è esibita e ne è rimasta colpita al punto di aver deciso il titolo dell’album prima ancora di avere le idee musicali. Così il disco diventa il palazzo che la band costruisce per il suo pubblico: un rifugio da un mondo difficile, in cui la musica ha il compito di tenere insieme le persone, al sicuro, almeno per un po’.
Dopo “Starcatcher”, il cui obiettivo era catturare la sincerità e l’imperfezione di una performance dal vivo, tre anni dopo la band prende una direzione completamente diversa: le chitarre e gli strumentali hanno più spazio, i brani respirano di più e si allungano leggermente. La voce di Josh Kiszka passa tutt’altro che inosservata, piuttosto in questo contesto ne esce esaltata. Il passaggio da un brano all’altro è fluido, piacevole e contribuisce a dare al disco la forma di un percorso e non di una raccolta di pezzi. Un puzzle non facile da comporre, vista la complessità dinamica ed emotiva del disco, già evidente dai singoli. Tra tutti, i silenzi che precedono gli intensi ritornelli di “Saw You Stand” è estremamente eloquente.
Una ripresa audio pulitissima e brillante, come ci ha anche raccontato il batterista Danny Wagner, completa il quadro di questa opera d’arte a cui, fin dal primo giorno in studio, il produttore Mike Elizondo ha contribuito con la sua profonda conoscenza della musica che va ben oltre il rock, affiancato dal suo fidato tecnico del suono Justin Francis, padrone di tecniche analogiche. È questo, per la band, il senso di “contemporaneo” che contribuisce alla perfetta architettura del palazzo per il popolo: antichità, maestosa bellezza e tradizione si fondono con altissima definizione, un’intramontabile cura per i dettagli e testi emotivi ed attuali. Insomma, Mike si è messo più che comodo, come il quinto membro della band, donandosi incondizionatamente al progetto.
Sul piano emotivo, i Greta Van Fleet parlano un linguaggio fatto di metafore e di analisi introspettiva. In “Saw You Stand” è chiaramente finito un amore, ma lo si racconta con gratitudine e senza mai parlare dell’oggetto dei desideri, piuttosto di quanto è stata bella la storia. In “Tear It Down” il “noi” non indica soltanto la band: Josh scrive del mondo e di una società che non diventa più saggia con il tempo. Il malessere generazionale, con una punta di malinconia che in un’indescrivibile maniera è percettibile anche nei brani più festosi e allegri come il terzo singolo “Play Your Game”, o la più calma e sognante “Field of Stars”. Non mancano brani più blues rock come “Heart and the Beat”, mentre “Lost in the Golden” sembra spezzare letteralmente il disco a metà, fra il sound cinematografico e la durezza del live, tipica del sound della band.
Il risultato di questo mix è un album maturo, sapientemente equilibrato, che sembra voler rivendicare una dignità autonoma per un gruppo che, all’inizio della carriera, ha dovuto portare il peso dell’autorevolezza dei suoi predecessori. Ogni disco dei Greta Van Fleet è una diapositiva, una capsula temporale della storia emotiva e musicale della band e “Palace For The People” non fa eccezione. Non resta che domandarsi: quali scelte imprevedibili, quali cambi di rotta porterà il futuro?
Nel frattempo, ricordiamo che i Greta Van Fleet tornano dal vivo anche in Italia, il 16 magglio 2027 al Forum di Assago (MI).
Tracklist
01. Into the Beginning
02. Tear It Down
03. Heart and the Beat
04. Boughten Bliss
05. Field of Stars
06. Play Your Games
07. Dreams You Hold
08. Lost in the Golden
09. Touch Again
10. Saw You Stand
11. Heya
12. Call My Own
13. Born into This

















