A distanza di tre anni e mezzo dal rilascio di “Dreams Of Lands Unseen“, concept album sulla figura della scrittrice, fotografa e documentarista galiziana Sofia Yablonska, gli Ignea pubblicano il loro secondo opus consecutivo per una major del calibro della Napam Records, riuscendo a registrarlo, ancora una volta, sotto i bombardamenti russi, causa di diversi blackout e disagi di ogni genere. Eppure, il gruppo non trasforma il nuovo “Monumental” in un disco sulla guerra, bensì preferisce approfondire, a livello testuale, il tema della nostalgia, sentimento che viene affrontato in maniera abbastanza originale, legandolo, come il titolo suggerisce, all’architettura brutalista e alle sue promesse disattese. Blocchi di cemento giganteschi e torri maestose, ricchi di mosaici di cosmonauti, razzi e città perfette e innalzati sulla garanzia di un domani migliore, oggi sopravvivono soltanto come testimoni silenziosi di un futuro mai davvero manifestatosi. Ed è tra le crepe di queste deserte e mastodontiche costruzioni che gli ucraini decidono di erigere il proprio, eliminando o quasi le suggestioni folk di stampo levantino dello scorso lavoro per dare maggior spazio alle spigolosità dell’elettronica, benché il marchio melodic death e symphonic del songwriting e soprattutto la centralità vocale della frontwoman Helle Bohdanova restino pressoché predominanti.
L’opener “Darkness” evita di aggredire subito l’ascoltatore, lasciando che i sintetizzatori dipingano un paesaggio dal forte taglio cinematografico e le chitarre creino lentamente l’atmosfera; poi irrompono i blast-beat e l’espansivo refrain, aspetti che trasformano le penombre iniziali in una tempesta sonora nella quale emerge la capacità della singer di passare dalla fragilità del clean alla violenza del growl senza frizioni di sorta. La successiva “Dreams Of Lands Unseen”, malgrado presenti una texture dal sapore artificiale, viene attraversata da una malinconia sottile, ma persistente, cangiando in illusione le possibilità aperte dalle conquiste spaziali. E mentre “Presence Of The Past”, in cui giocano un ruolo decisivo le tastiere di Evgeny Zhytnyuk, alterna distensioni e boati urbani, “Prefab” procede algida e seriale al pari degli abnormi complessi residenziali dell’era sovietica, con il contributo di Andy LaPlegua, frontman dei Combichrist, che accentua ulteriormente la natura industrial del pezzo.
Quando sembra ormai persa nella perpetua dimensione incorporea dell’onirismo, un breakdown dalle influenze prog metal tronca il flusso etereo di “What Buildings Dream Of”, restituendo peso e tensione al brano. La narrazione subisce una deviazione inattesa con “I Am in Hell”, capsula temporale acustica che pare evocare le patinature delle trasmissioni televisive dei ‘60, laddove, in “Between No Longer and Not Yet” la band decide di rallentare il passo, addentrandosi in territori più cupi e doom, prima che la macchina industriale torni a pompare a pieno regime con “Harmony Manufactured”, canzone impreziosita dal brutale intervento al microfono di Britta Görtz degli Hiraes. A sigillare il lotto, pensa la riflessiva e orchestrale “Nadir”, che si sottrae alla logica dell’escalation per abbassare a poco a poco le luci: la scelta, da parte del quartetto di Kiev, di lasciare simbolicamente l’edificio vuoto anziché abbatterlo in una deflagrazione conclusiva, si rivela efficace, consegnando una chiusura congrua al percorso lirico del platter.
Versatilità e ambizione caratterizzano “Monumental”, un full-length che vede gli Ignea rovistare nelle rovine, cercando di cancellare la ruggine dalla volatile superficie dei sogni e ritrovare così dei barlumi di speranza per l’avvenire. In fondo, through hardships to the stars we shall ascend…
Tracklist
01. Darkness
02. Dreams Of Lands Unseen
03. Presence Of The Past
04. Prefab
05. What Buildings Dream Of
06. I Am In Hell
07. Between No Longer And Not Yet
08. Harmony Manufactured
09. Nadir

















