Con l’estate alle porte, l’oscuro autunno entra in azione.

Blodtår – Monark (Nordvis Produktion)
Se nel 2021 i stoccolmesi Blodtår si presentarono con un EP omonimo carico di misticismo, il loro esordio sulla lunga distanza “Det Förtegna Förflutna” rivelava la forza di un progetto capace di elaborare strutture sofisticate e provvisto di una disciplina melodica senza eguali. Nel nuovo “Monark”, il vocalist e polistrumentista Carl e il drummer Hebert Alarcón Cerna si spingono in profondità, cercando di esorcizzare il dolore spirituale e di raggiungere una luce fragilmente catartica. Un album dalla vena struggente e romantica che, benché ancora mostri come influenza maggiore quella del classico pagan black metal svedese, si ammanta di un’urgenza emotiva e di un’immediatezza mai così vive negli scorsi lavori. Gli stessi motivi di stampo folk continuano certo a emergere in ogni angolo del songwriting, ma ormai fungono soltanto da mezzo per raggiungere fini diversi, non costituendo più la portata principale del piatto. Grazie alle numerose parti in clean del singer, che si alternano alle sue urla gutturali, e ai riff in tonalità minore, il disco delinea il ritratto di un uomo smarrito, consapevole della propria sofferenza e capace di trasfonderla nella musica senza lasciarsene sopraffare: malinconia e tempesta.
Tracce consigliate: “Blodtår”, “Paradis”, “Monark”

Critical Defiance – Rivers Of Blood (Dying Victims Productions)
Di solito, le band cilene di formazione estrema regalano alla massa dischi brutali, crudi e sanguigni, caratteristiche che certo non mancano alla produzione artistica dei Critical Defiance, quintetto dell’area metropolitana di Valparaíso in attività dal 2010, artefice oggi del nuovo “Rivers Of Blood”. Il gruppo, che aveva già raccolto elogi e riconoscimenti per gli scorsi tre lavori, continua a martellare durissimo sul solco fine anni ’80 di Dark Angel, Demolition Hammer ed Exodus, proponendo un thrash metal zuppo di quel suono grezzo e sbilenco che ricorda le vecchie demo su cassetta, con muri di riff chitarristici feroci e fulminei, una batteria oltranzista e il cantato caustico e aspro a insaporire l’album. Eppure, non si tratta di un picchiare cieco e senza senso, visto che i brani vengono spesso arricchiti da alcune linee melodiche di matrice punk, da fraseggi tipici del death, da oscuri passaggi in mid-tempo e da bizzarri sperimentalismi jazz/fusion, trasformando il tutto in un massacro acustico così sontuoso ed elegante da richiamare in un sol colpo Atheist, Cynic, Kreator e Vektor. Malgrado qualche pezzo più farraginoso, il full-length dei sudamericani si rivela solido e compatto, una piccola gemma underground da scoprire e carezzare.
Tracce consigliate: “Innate To Kill”, “The Feeling Destroyer”, “Dead Tongues”

Nail By Nail – Internal Inferno (War Anthem Records)
A poco più di un anno dal debutto “Embraced By Darkness”, i Nail By Nail, quintetto di Karlsruhe, tornano con un secondo album il cui titolo, “Internal Inferno”, non allude all’insorgere di disturbi gastrici successivi all’eccessivo consumo di peperoncini piccanti, bensì a un tormento interiore e mentale che, a tratti, si riflette anche nella musica. In questo senso, ancorché la formazione del Baden-Württemberg abbia decisamente incrementato l’intensità emotiva dei brani rispetto al discreto esordio, il nuovo album non si perde in languide divagazioni post o shoegaze, preferendo far proprie sia la malinconica pesantezza del death-doom che la brutalità dei primi Amon Amarth, sfumature su cui viaggia un raffinato metallo nero intriso del sofferto growling del singer Philipp Heckel. Insomma, i tedeschi, un po’ come i connazionali Imha Tarikat, forniscono un’interpretazione del black metal libera da schemi troppo rigidi, riuscendo comunque conquistando l’attenzione e il plauso dei puristi del genere grazie all’atmosfera di fondo cupa e carica di tensione che si respira nel disco. L’ospite al microfono Omega, voce dei Darvaza, aggiunge il tocco finale a un lavoro moderno e coerente, prodromico di ulteriori e piacevoli sviluppi futuri.
Tracce consigliate: “Katharsis”, “Ride The Beast”, “Above The Black Tower”

Sacreligious – Brutality Incarnated (Autoprodotto)
La Svezia costituisce una storica fucina di dischi death metal; dopotutto, i nativi dalla terra degli alci hanno contribuito a fondare e plasmare il genere, regalandoci dei classici immortali. I Sacreligious dimostrano che non sono soltanto i veterani a dedicarsi a questo tipo di musica estrema, ma anche le nuove leve, visto che i giovani scandinavi si presentano sulla scena con un debut album autoprodotto ad appena due anni dalla formazione. “Brutality Incarnated”, dal titolo come dal logo sulla cover, evoca quelle atmosfere old-school risalenti agli albori degli anni ‘90: eppure, il quintetto, malgrado provenga da Göteborg, non prende ispirazione diretta da Dismember, Entombed o Grave, preferendo invece richiamare lo stile a stelle e strisce dei primi Death e dei Morbid Angel, a cui si aggiungono influenze d’area britannica di marca Benediction e Impaler. Certo, ogni tanto viene pigiato il pedale HM-2 e non mancano sfumature di stampo blackened thrash, variazioni che rendono i brani così riottosi a fossilizzarsi su un unico schema da consentire al lavoro di suonare gradevole e quasi mai monotono. La prova che risulta inutile e pernicioso giudicare una band dalle coordinate geografiche d’origine e dall’età acerba: bomba!
Tracce consigliate: “Vile”, “Brutality Incarnated”, “Consume The Flesh”

Slaughtercult – Devoured By Perversion (Vicious Instinct Records)
In pochi anni, i bestiali Slaughtercult sono passati dallo status di promessa della scena underground di Sydney a una delle migliori espressioni della musica estrema australiana. Attraverso un songwriting costruito attorno a riff cavernosi, blast-beat implacabili e a un approccio selvaggio e senza compromessi alla composizione, il trio ha gradualmente guadagnato consensi grazie all’intensità delle prestazioni sia su disco sia soprattutto on stage. Dopo il viscerale debutto del 2023 “Meat Head”, la formazione del New South Wales rilascia un “Devoured By Perversion” che segue la scia della barbarie priva di filtri del predecessore, con il chitarrista, vocalist e producer Jeremy McLoughlin, il bassista e singer Sean Cartwright e il drummer Matthew Newling capaci di offrire il materiale più teso e distruttivo della loro giovane carriera, fondendo il brutal death a sprazzi di grind e hardcore al fine di creare un suono schiacciante al massimo. Il disco, tra l’altro avvolto da un artwork cupo e sinistro opera di Khaos Diktator Design, presenta anche due ospiti d’eccezione al microfono come Marvin Ruiz dei Devourment e Elfi Deavis dei Kraanium, per un esito finale da veri malati della carneficina: azionate il tritacarne!
Tracce consigliate: “Perverse Bestial Lactation”, “Intravenous Acuphagia”, “Soft Foetal Malformation”





