Se già l’esordio “Digital God” (2018) fece rizzare le antenne ai discepoli auricolari dell’heavy metal tradizionale, tre anni dopo il buon “Soldiers Of Light” suggeriva che gli SkyEye disponessero dell’attitudine per raccogliere lo scettro di formazioni storiche del settore – peraltro sempre attive – supplendo con l’energia e la competenza tecnica a una scrittura avara di grande originalità. Una giovane realtà atemporale, dunque, che oggi aggiunge all’ancora poco nutrito catalogo discografico un “New Horizons” capace, almeno dal titolo, di sollevare speranze riguardo alla possibilità di salutari deviazioni dalla strada compositiva attuale.
Pur in un quadro conservatore sino al midollo, la band rifugge dal proporre sic et simpliciter l’abituale ridda di stilemi, increspando i solchi rettilinei del songwriting per mezzo di sottili laccature hard rock di marca USA e tocchi power di area tedesca e svedese, con esiti spesso migliori, soprattutto a livello di arrangiamenti, di quelli di parecchie entità coeve che si avventurano in un sound di tale tipologia. Lo stesso Jan Leščanec cerca di portare la propria voce dickinsoniana verso lidi diversi e talvolta anche molto impegnativi, giocando la carta dell’omaggio tanto sincero quanto lezioso a Ronnie James Dio in “Voice Of The Silver Mountain”, epica ed eroica combo Manowar/Savatage.
Per il resto, il quintetto elargisce adrenalina e sudore a volontà, citando i Judas Priest tra le righe furibonde dell’opener “The Descenders” prima di crogiolarsi, con diluvi di cori battaglieri, nel live anthem “Fight!”, e poi sfidare i Night Demon sulle note della più cadenzata e oscura “Far Beyond”. In “Railroad Of Dreams”, invece, domina un’orecchiabilità melodica ai confini del radiofonico, mentre con “Nightfall”, costruita su tenaci terzine di basso ed entusiaste armonizzazioni di chitarra, il gruppo di Lubiana entra nel principato condiviso da Hammerfall ed Helloween, rastrellando consensi e onori. Il teatrale mid-tempo “Saraswati” e la natura cinematografica della lunghissima traccia di chiusura “1917”, nonché una “Forgotten Nation” dalla parziale indole speed, palesano la massiccia influenza degli Iron Maiden, sia per l’inarrestabile lavoro alle asce di Mare Kavčnik e Urban Železnik sia per il ruolo guida assunto dal quattro corde di Primož Lovšin, opportunamente messo in risalto da una produzione sì dal taglio ottantiano, ma al riparo da effetti troppo vintage.
Riff robusti, ritmi dinamici, ritornelli in abbondanza, qualche variazione sul tema: la spina dorsale di “New Horizons” testimonia come gli SkyEye abbiano mirato, ancora una volta, a confezionare un disco che riuscisse a traghettare il metallo classico all’interno di un contesto odierno nel quale, spesso, la reviviscenza equivale alla mancanza d’idee personali. Obiettivo centrato, purché non si pretenda qualcosa di epocale.
Tracklist
01. The Descenders
02. Fight!
03. Far Beyond
04. Railroad Of Dreams
05. Saraswati
06. New Horizons
07. The Voice From The Silver Mountain
08. Forgotten Nation
09. Nightfall
10. The Emerald River
11. 1917

















