A cavallo tra gennaio e febbraio di quest’anno, gli Slowdive sono sbarcati in Italia, prima a Milano e poi a Bologna, per presentare la loro ultima fatica in studio, “everything is alive” – secondo noi uno dei migliori dischi dell’anno scorso. Dire che quella volta ci avevano convinti sarebbe estremamente riduttivo. Così come sarebbe molto riduttivo dire che siamo stati felici quando, una dozzina di giorni dopo la data dell’Estragon di Bologna, abbiamo scoperto che i cinque musicisti inglesi sarebbero tornati nel giro di pochi mesi nel nostro Paese per ben tre appuntamenti. La prima di queste tre date si svolge all’interno del festival romagnolo Acieloaperto, nella splendida cornice di Villa Torlonia, a San Mauro Pascoli (FC). Ma procediamo per gradi.

È il primo giorno di luglio, è un lunedì sera che sa di tutto fuorché di lunedì sera e ci troviamo nel parco di una villa immersa nelle campagne del cesenate. Il tempo è ottimale, soleggiato ma ben poco afoso, l’atmosfera è suggestiva. Sono appena passate le 20, giusto il tempo di una birretta e di ascoltare gli ultimi minuti del set dei Kodaclips, quando sul Lunar Stage di Villa Torlonia stanno per fare il loro ingresso i Gazebo Penguins, che hanno il compito di scaldare a dovere i – non troppi – presenti prima dei grandi protagonisti della serata.

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Ph: Stefano Mazzano

Per l’occasione, la band emiliana si presenta sul palco in cinque, con la graditissima aggiunta di Manuel Caliumi al sax. Trainati anche dal quinto elemento, i Gazebo Penguins propongono un set ad alta intensità, capace allo stesso tempo di risultare duro e puro, ma anche di concedersi qualche interessante variazione sul tema. I Nostri procedono spediti per più di mezz’ora, spaziando giustamente per tutta la loro ventennale discografia e mettendo in mostra una bella alchimia, nonché un sound discretamente solido e pulito. Le pause sono ben poche, caratterizzate per lo più da qualche battuta di Gabriele Malavasi (detto Capra) rivolta al pubblico, il quale si dimostra a sua volta generalmente coinvolto e appagato. Un set dunque di buona fattura quello dei Gazebo, che si interrompe però improvvisamente a pochi minuti dalla fine (sulle note di “Bismantova”), a causa di un cortocircuito generale che mette fuori causa tutti gli strumenti e l’attrezzatura presente sul palco. Ad ogni modo, nonostante l’amarezza del momento, la band guidata da Gabriele Malavasi e Andrea Sologni lascia indubbiamente un ricordo positivo. E ci auguriamo di rivederli presto, magari ancora una volta col prezioso apporto del sax di Manuel Caliumi.

Non sono neanche le 21 quando abbandoniamo il Lunar Stage e il giardino esterno di Villa Torlonia per dirigerci alla più vicina corte interna, che ospita uno spazio circolare relativamente ampio e l’Astral Stage, il palco principale dell’evento. Nel giro di poco più di mezz’ora, nel corso della quale la venue si riempie in modo importante, Rachel Goswell, Neil Halstead e soci salgono sul palco, accolti inevitabilmente dagli applausi dei presenti.

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Ph: Ingrid Pop

Passano pochi istanti, e i synth, le tastiere e le chitarre della meravigliosa “Shanty” avvolgono completamente l’atmosfera, ci rapiscono e ci conducono in un’altra dimensione. Questa è la magia degli Slowdive. Una band eccezionale, capace di dipingere con gli strumenti trame straordinarie, creare armonie articolate, ma mai barocche, e rielaborarle dal vivo. Subito dopo “Shanty”, è il turno della più energica “Star Roving”, in buona misura rivisitata rispetto alla versione registrata, e del manifesto dello shoegaze “Catch The Breeze”, che è sempre un piacere per le orecchie e gli occhi in sede live.

Nel frattempo, il sole cala definitivamente, inizia ad alzarsi il vento e il cielo si cosparge in buona parte di nuvole. Durante la successiva “Skin In The Game” – che rispetto ai tre brani d’apertura risulta un po’ scialba – diventa evidente il rischio forte maltempo, cosa che viene subito confermata da band e staff del festival una volta terminata l’esecuzione del quarto brano. Per circa 35 minuti, il palco rimane abbassato e la musica viene sospesa. Si parla addirittura di annullare il resto del concerto. Ma il maltempo alla fine grazia San Mauro Pascoli: la band inglese può così ritornare sul palco e, dopo aver ringraziato i presenti, senza ulteriori indugi fa partire una versione parecchio rockeggiante di “Crazy For You”. Un esperimento riuscito solo a metà perché, per quanto piacevole da ascoltare nel complesso, il pezzo risulta piuttosto snaturato, viene a mancare in buona parte ciò che lo rende magnifico nella versione originale. Questi pensieri però hanno vita breve, perché passano pochi secondi tra le ultime note di “Crazy For You” e le prime della monumentale “Souvlaki Space Station”, che dal vivo assume ancora di più – se possibile – i connotati di una cavalcata spaziale. Pura magia. Indubbiamente tra i migliori episodi della serata, insieme a “Golden Hair” (cover di Syd Barrett), che toglie ogni dubbio sullo stato di grazia di Rachel Goswell prima e su tutto il resto della band poi. Anche in questo caso, la parte strumentale è fantascienza pura. Tra le due, i Nostri sfoderano alcuni dei singoli più famosi del loro repertorio, da “Sugar For The Pill” ai classici del capolavoro “Souvlaki” (1993) “Alison” e “When The Sun Hits”, passando per la più recente “Kisses”. Niente cori da stadio o sing-along, quello degli Slowdive è un pubblico che preferisce ascoltare e contemplare per lo più in silenzio, magari ad occhi chiusi. La serata si conclude con tre brani sparati in rapida successione: l’incantevole “Slomo”, un’esibizione da brividi di “Dagger” (Neil Halstead qui è da applausi a scena aperta) e infine una versione più energica di “40 Days”, che ci lascia soddisfatti ma un pelo afflitti, perché quella dimensione parallela creata da questi mostri sacri dello shoegaze viene meno dopo neanche due ore. O forse semplicemente perché il giorno dopo è martedì.

Nonostante alcuni imprevisti legati alle condizioni meteorologiche e qualche inciampo nella sperimentazione dei riarrangiamenti, i cinque musicisti inglesi si riconfermano ancora assolutamente imperdibili dal vivo. Una band che non fa cose facili, ma che le fa sembrare tali. E pare pure divertirsi. Senza ombra di dubbio siamo grati a Acieloaperto e a tutta la macchina dietro l’organizzazione dell’evento, innanzitutto per l’ottima gestione della serata, ma anche per averci dato l’opportunità di rivedere gli Slowdive dal vivo dopo così poco tempo. Per noi sono preziosi.

Setlist

Shanty
Star Roving
Catch The Breeze
Skin In The Game
Crazy For You
Souvlaki Space Station
Chained To A Cloud
Sugar For The Pill
Kisses
Alison
When The Sun Hits
Golden Hair (Syd Barrett cover)
Slomo
Dagger
40 Days

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