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È una serata fondamentale per tutti i fan italiani dello stoner rock quella che si è prospettata al Live Club di Trezzo sull’Adda mercoledì 6 novembre, una serata memorabile che ha visto avvicendarsi sul palco della venue milanese alcune delle band più importanti e amate del genere: Baroness, Graveyard e Pallbearer, tre band accomunate dalle sfaccettature di un genere e dalla capacità di declinarlo in modi differenti ma ugualmente efficaci.

GraveyardMilano
Graveyard

Si parte puntualissimi alle 19 con il club già ben folto di pubblico con appunto i Pallbearer: la band statunitense, che ha fatto del doom la propria bandiera, ha lo stile di chi mette i fatti prima di qualsiasi parola. Il loro è un set preciso, diretto, senza fronzoli, ma non per questo manca di ammaliare il pubblico. Conclusosi il live dei Pallbearer e dopo un breve cambio palco, è la volta dei primi co headliner, gli attesissimi Graveyard. La band svedese è sicuramente attesissima dal pubblico italiano, visto che era dal 2018 che mancavano dai nostri palchi. Inoltre il loro ultimo lavoro, “6”, uscito l’anno scorso ha raccolto numerosi consensi, consacrando i Graveyard tra i gruppi hard rock moderni più apprezzati degli ultimi anni. Il loro set è più partecipato, si spazia tra tutti gli album della loro ampia discografia con un occhio particolare ovviamente all’ultimo, con brani come “Twice” o “Breath In, Breath Out”. Si crea subito un buon feeling tra la band e il pubblico del Live Club, l’atmosfera è proprio quella giusta per un concerto di questo calibro e che non è sempre scontato vedere in Italia, specie in un nebbioso mercoledì sera di novembre. Gli svedesi chiaramente apprezzano e danno il meglio di loro, nonostante qualche leggera difficoltà da parte del cantante Joakim Nilsson, il quale però non risparmia nemmeno un briciolo di energia. Tant’è che dopo un ricco set di 12 canzoni, tra cui spiccano la splendida “Bird Of Paradise”, “Hisingen Blues” e “Uncomfortably Numb” in chiusura, il pubblico reclama a gran voce un encore che viene naturalmente concesso.

Setlist Graveyard

Twice
Please Don’t
Breathe In Breathe Out
Bird of Paradise
No Good, Mr. Holden
Cold Love
From a Hole in the Wall
An Industry of Murder
Slow Motion Countdown
Hisingen Blues
Walk On
Uncomfortably Numb
Rampant Fields
Ain’t Fit to Live Here
The Siren

BaronessMilano
Baroness

Un ultimo cambio palco ed è finalmente la volta dei Baroness. La band statunitense è accolta con lo stesso calore tributato ai predecessori e il live parte subito prepotente con “Last Word”, tratta dall’ultimo disco “Stone”. I Baroness sono una macchina da guerra e con il loro sound granitico travolgono il pubblico di Trezzo sull’Adda, deliziandolo con nuovi e vecchi successi come “Under the wheel” e “March to the sea”. Il cantante John Baizley sorride soddisfatto e apprezza la risposta del pubblico, riesce anche a scherzare sul fatto che l’entusiasmo del live gli risollevi l’animo dopo la brutta (per lui) notizia della vittoria di Donald Trump nelle elezioni USA. Con poche pause, il live procede e c’è spazio anche per qualche chicca, come ad esempio la monumentale accoppiata “If I Have to Wake Up (Would You Stop the Rain?)”/“Fugue”, tratte dall’album “Purple”, uno dei migliori lavori della band. Da notare, per i più appassionati che i colori delle luci sono ogni volta adattati ai colori degli album da cui sono tratte le canzoni, un’ulteriore dettaglio che denota la cura e la passione investite nei live dalla band di Savannah. In un soffio si è già verso la chiusura, con la storica “Isak”, dall’album “Red” e l’immancabile “Take My Bones Away” con la quale i Baroness lasciano il pubblico di Trezzo sull’Adda.

Per gli appassionati del genere è una serata per gli annali, indimenticabile per la qualità dei live e l’entusiasmo di band che dimostrano quanto lo stoner e i suoi derivati non siano necessariamente generi di nicchia. Ben vengano altri live del genere e con band di questo calibro nel nostro paese.

Setlist Baroness

Last Word
Under the Wheel
March to the Sea
Green Theme
Beneath the Rose
If I Have to Wake Up (Would You Stop the Rain?) / Fugue
Shock Me
Tourniquet
Swollen and Halo
Rays on Pinion
Isak
Take My Bones Away

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