È difficile essere una rockstar. Ma è ancor più complesso essere umani. Una dualità che pare inscindibile, ma che ha, invece, i confini labili come fili di seta in procinto di spezzarsi.
Joshua Homme poggia i piedi su questo scottante bordo, guardandosi indietro e affrontando apertamente il dolore degli ultimi anni – un divorzio emotivamente massacrante, un tumore sconfitto, il tunnel delle dipendenze – e proietta il tutto verso il presente, togliendosi il chiodo e gli anfibi in cambio di un camice sottile: non una tendina voyeuristica, bensì un veicolo trasparente per lasciar trapelare la vulnerabilità di un gigante del rock.
“Perfecth” è volutamente eterogeneo: non parliamo della stessa diversità che assaporavamo in “Villains” – lì agiva un blend strano che puzzava ambiguamente di sperimentazione senza freni e bussola da ricalibrare – bensì di flusso creativo che sfugge dalle gabbie. Quasi tutto in presa diretta, come enormi spezzoni di jam sessions tirate su da ogni parte del mondo, nell’esatto momento in cui la testa sentiva il bisogno di metter mano allo spartito.
E mai come in questo album troviamo le emozioni così spoglie, pure, senza filtri: “Perfecth” è il disco più personale di Homme, lo si sente in primo piano e col faro sparato in faccia; gli altri gli vanno a presso come artigiani delle atmosfere, fagocitati da un rispettoso buio tra le retrovie del palcoscenico.
Se “Where The Goth Girls At?” fa da ponte levatoio al groove finale di “Straight Jacket Fitting” da “In Times New Roman…” col suo passo discontinuo e roboante, e assieme alla guitar driven “Sunday”, con quella dinamicità elettrica new wave (Television, Talking Heads di “Remain In Light”), costituiscono forse i due ruggiti più marcati dei pedali distorsori a potenza sostenuta, la corporatura del disco si forgia di tutt’altro: stoner che cede il passo a una ricercatezza art rock, delicatezza compositiva che risucchia la sensualità strabordante, irruenza buttata giù da un approccio quasi soul.

“Perfecth” instaura il suo fulcro attorno a una morbidezza mai disprezzata dalla band, ma rimasta sempre piuttosto laterale in passato: “Insignificant Other” si accoda sulle ormai consumate orme di “Make It Wit Chu”, su quello strascinato southern rock bluesy che ora fa da tappeto polveroso per le relazioni sgretolate; “Mono” pare nascere da un’improvvisazione sotto a una luna fioca, tra jazz accennato e fumosità psichedelica.
Spiazzante è la succitata riduzione delle sei corde in elettrico: sia chiaro, i QOTSA hanno sempre adorato tastiere e affini – vedi il gioiello di “…Like Clockwork” – ma mai come oggi Homme e soci si incastrano alla perfezione in questi frammenti cinematografici che prendono il noir, lo evirano di quella carica feromonica acquisendone solo l’eleganza oscura, il background sinuoso. Vince la costruzione emozionale, abbondano violini e chitarre acustiche – la placida e malinconica “From the Cliff” è uno struggente pezzo di cantautorato, “Easy Street” punge l’art-folk con ironia tagliente e gargarismi country-rock, “It’s Only Love” barcolla in una nebbiosa ballroom goth-rock.
E se “Phantom Limb” accentra in sé soft-rock e il post-grunge degli ultimi Alice in Chains di “Rainier Fog”, “la conclusiva “Run Away From The Mob” appiccica rimandi ai Bronski Beat di “Smalltown Boy” a una certa decadenza post-punk dal finale esplosivo, manifesto esatto di fragore chitarristico e ricercatezza sonora.
“In Times New Roman…” instaurava un ritorno in pompa magna dei Queens Of The Stone Age, lucidi, attraenti, acchiapponi come i bei vecchi tempi. Il disco perfetto per richiedere una pausa, per fermarsi un attimo a riflettere su cosa si è diventati, come band e come esseri umani: “Perfecth” è esattamente quel checkpoint, un album che utilizza la raffinatezza come sincera espressione di una sensibilità pulsante, ora più che mai lontana da quel giaccone di pelle impregnato di alcool e Marlboro.
Tracklist
01. It’s Only Love
02. Insignificant Other
03. Where The Goth Girls At?
04. Mono
05. From the Cliff
06. Sunday
07. Easy Street
08. Phantom Limb
09. Run Away From the Mob

















