Il 17 giugno segna uno degli appuntamenti più importanti ed attesi dell’infuocata stagione dei concerti e festival estivi nella nostra penisola. Un programma intenso e variegato, dove la data ferrarese degli Slipknot, unica italiana per la band, riesce a risaltare tra i moltissimi live programmati. Il gruppo dell’Iowa sceglie una location insolita ma affascinante, ovvero Piazza Ariostea a Ferrara, dando il via al Ferrara Summer Festival, che da quest’anno prevede tutti i concerti e gli spettacoli nella storica ed affascinante cornice della piazza dedicata al poeta. Un Ferrara Summer Festival che aveva già lo scorso anno strizzato l’occhio a sonorità rock ed heavy – con gli Extreme – e che quest’anno cala gli assi da novanta con le date esclusive appunto degli Slipknot e dei Judas Priest. programmati per il 2 Luglio.

È una marea nera e festante quella che prende posto fin dalle prime ore della giornata nei pressi della location, pronta ad accaparrarsi il posto migliore. Un pubblico comunque eterogeneo, che vede molti giovani, certo, ma anche tanti metallari “old school”. Complice un temporale intenso la sera precedente, le temperature nella città emiliana si sono abbassate, rendendo la giornata climaticamente molto più vivibile e perfetta per godersi uno degli eventi più attesi.

MotionlessInWhitePromo

Ad aprire le danze ci pensano i Soft Play, che con il loro rock dalle forti venature punk, cominciano a scaldare una piazza che si va via via riempiendo. Il duo formato da Laurie ed Isaac non lesina energia e grande attitudine live, introducendo al meglio quella che sarà una serata di grande musica. Alle 19.30 salgono poi sul palco i Motionless In White, che di certo non hanno bisogno di presentazioni. Il gruppo statunitense ormai sia in terra natia che in Europa ha raggiunto una grande popolarità e la possibilità di aprire agli Slipknot in terra italiana rimane comunque un’ottima opportunità per farsi maggiormente conoscere anche ad un pubblico più differente e variegato. Il mix di metalcore, industrial e gothic moderno è un marchio di fabbrica della band, che, nei 50 minuti a propria disposizione, alterna momenti aggressivi ad altri più melodici. Il pubblico apprezza e, anche se forse la versione in “notturna” della band della Pennsylvania è di sicuro a loro più congeniale, Chris Cerulli, con felpa nera ed occhiali da sole, riesce a trascinare la piazza in modo deciso e coinvolgente. La band fa scintille dall’iniziale “Disguise”, alla trascinante “Necessary Evil”, passando per l’adrenalinica “Slaughterhouse” sino a “Soft”, che fa scatenare tutti i presenti. Si chiude come da tradizione con “Eternally Yours”, sicuramente il brano più iconico della band statunitense, che conclude alla grande un live davvero notevole, che certamente non ha deluso le attese. 

Un’oretta di pausa ci separa dal momento più atteso e la piazza ormai gremita inganna l’attesa tra gli stand della birra e del cibo, disposti lungo il perimetro. Il sole sta calando, ormai l’area è elettrica e i 18 mila presenti hanno ormai occhi solo verso il palco. Drappi rossi e neri con il simbolo della band troneggiano sullo stage, che rimane abbastanza classico, con uno schermo gigante dietro la batteria, posta in posizione centrale e rialzata. Sono le 21.30 e puntualissimo lo show è pronto per cominciare. Una distesa di telefonini riempie la piazza per immortalare ciò che verrà.

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L’inizio, come da previsione è travolgente, e dopo un classico intro disturbante, la brutalità di “(sic)” riempie ogni centimetro della piazza, con la sezione ritmica primordiale e violenta che travolge i presenti come un’onda senza freni. Il suono, almeno inizialmente, si percepisce molto debole e sicuramente non all’altezza di una band di tale caratura. Pur migliorando sensibilmente nel corso della serata, rimarrà comunque uno dei punti maggiormente di discussione. Nonostante questo, nemmeno il tempo di riprendersi ed ecco che “People = Shit” infiamma letteralmente il pubblico, che non può che impazzire con uno dei grandi classici del gruppo. Un inizio folgorante e degno biglietto da visita di come sarà questa serata ferrarese. Si passa poi a “All Hope Is Gone” con “Gematria (The Killing Name)”, energica e tagliente, mentre subito dopo viene proposto un altro dei must dei ragazzi di Des Moines, “Wait and Bleed”, vero e proprio inno generazionale di chi nel lontano 1999 faceva conoscenza con questa band dai musicisti mascherati, rimanendo impressionato e folgorato da un debutto che ha segnato un confine musicale netto. Corey Taylor prima dell’esecuzione ci tiene a ricordare l’amico e compagno Shawn il clown, purtroppo assente per questo tour causa problemi familiari, ma certamente presente con lo spirito. Si passa poi a brani più recenti con l’ottima “Nero Forte”, davvero coinvolgente nella versione live, e “Yen” da “The End So Far”, unico brano presentato di quest’ultima fatica discografica, con l’atmosfera che rallenta, facendosi più intima. Nemmeno il tempo di prendere fiato ed ecco sparato a mille un altro dei brani più amati e famosi di Corey e compagni, ovvero “Psychosocial”, che nemmeno a dirlo, è un uragano travolgente sugli oltre 18 mila presenti.

Dopo una breve performance di Sid, solitario protagonista illuminato da una luce bianca ed un teschio rosso in sottofondo, ecco in sequenza “The Heretic Anthem” e soprattutto un trittico devastante: “The Devil in I” (potente, scenica e teatrale), “Unsainted” e il super classico “Duality”, che mette a dura prova la stabilità di Piazza Ariostea, un cuore pulsante scatenato che si muove all’unisono, dove tutti si scatenano e cantano a squarciagola il chorus. Una breve pausa e ci si prepara per il gran finale, di un concerto sin qui totalizzante: una chiusura dedicata ancora agli inizi della band, che snocciola la granitica “Spit It Out”, anche qui con il forte contributo delle voci del pubblico, e “Surfacing” – una combo a dir poco micidiale. Ultimo pezzo è “Scissors”, che prende per mano i presenti fino alla fine del live, con una parentesi sonora conclusiva più lunga del solito.

90 minuti tirati per una band che dal vivo rimane una certezza assoluta, con una scaletta che ha pescato molto più dal passato – e forse con qualche classico che è rimasto nel cassetto rispetto ad altri concerti. Ovviamente poi ognuno ha il suo personalissimo parere su cosa è meglio, ma gli sguardi soddisfatti dei ragazzi che lasciano Piazza Ariostea, dicono tutto di come è stata la serata: felicità, energia, passione.

Setlist

(sic)
People=shit
Gematria (The Killing Name)
Wait and Bleed
Nero Forte
Yen
Psychosocial
The Heretic Anthem
The Devil in I
Unsainted
Duality
Spit It Out
Surfacing
Scissors

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