In una sorta di sfida a distanza con le ex compagne delle The Gems, che però questa volta avviene sul campo della medesima label, la Napalm Records, le Thundermother rispondono a Year Of The Snakein virtù del rilascio, il prossimo 17 aprile, del live album “Live’N’Alive“, un disco dal vivo energico e ruspante, il miglior biglietto da visita a suon di hard rock per il gruppo della chitarrista e principale songwriter Filippa Nässil. Ed è proprio con l’artista svedese che abbiamo discusso del nuovo corso della formazione, dell’album dello scorso anno “Dirty & Divine” e di tanti altri aspetti della vita musicale e non, per un’intervista molto divertente e dalla quale ogni forma di livore verso le vecchie compagne di band sembra (quasi) un lontano ricordo.

Ciao Filippa e benvenuta ai microfoni di SpazioRock. Come stai?

Sto bene, grazie!

Prima di parlare del live album di prossimo rilascio, vorrei prendermi un momento per parlare di “Dirty & Divine”, l’ultimo disco in studio delle Thundermother. In cosa si differenzia questo lavoro dai precedenti?

Beh, voglio riflettere un attimo in cosa “Dirty & Divine” si differenzi dai nostri vecchi album. Hai qualche suggerimento?

Forse il titolo stesso ne è la migliore definizione, non credi?

Bella risposta, mi piace. Ovviamente, le basi hard rock della musica delle Thundermother sono sempre le medesime, ne sono stata la principale songwriter sin dall’inizio. Devo ammettere che in “Dirty & Divine” io e Linnéa Vikström Egg, la nuova cantante, abbiamo collaborato molto per la stesura dei brani. Oddio, l’ho definita nuova cantante, ma ormai è in line-up da tre anni e mezzo circa [ride, ndr]. Comunque abbiamo trovato subito un’ottima intesa, ci siamo connesse davvero bene. Creiamo musica ed è più facile che mai, direi. È come se fossimo tornate al punto di partenza delle Thundermother, quando era naturale scrivere le canzoni con le mie compagne di band di allora, mentre per lo scorso album, “Black And Gold”, ho lavorato sì ai pezzi condividendo la composizione con Guernica Mancini e le altre, ma è stato tutto più difficile, tremendamente difficile. Oggi, invece, ci sentiamo alla grande e siamo davvero orgogliose del risultato, adoriamo questo disco perché sono convinta che le dieci canzoni del lotto siano tutte degli highligths. E poi i nostri fan lo adorano, alla gente piace la positività e l’atmosfera festosa che caratterizza “Dirty & Divine”. Si respira lo stesso clima di felicità che abbiamo nella band e questo è fantastico.

Restiamo sulla “nuova” formazione: ricordo di aver letto delle tue dichiarazioni in cui confessavi che, prima di Guernica Mancini, l’ex frontwoman delle Thundermother, contattasti Linnéa affinché entrasse nella band. Confermi?

Sì, è ​​vero, ho chiesto a Linnéa per la prima volta nel 2017 di essere la cantante della band e mi disse di no, ma l’ho sempre voluta come frontwoman delle Thundermother. Quando l’ho chiamata per prendere un caffè con me, una scusa per chiederle nuovamente di entrare a far parte del gruppo, sapevo che avrebbe accettato perché in quel frangente si trovava in un momento propizio della sua vita per unirsi a noi. I suoi figli erano un po’ più grandi e, dopo aver girato il mondo come corista dei Therion, band in cui canta il padre Thomas Vikström, ha pensato fosse arrivato la congiuntura giusta per produrre qualcosa per me, diventando finalmente singer delle Thundermother Ora può fare quello che ha sempre desiderato, salire sul palco sentendosi non come una semplice corista dei Therion, ma come se la band fosse davvero qualcosa di suo. Anche in passato abbiamo lavorato insieme nel mio studio e lei ha cantato nelle mie demo, quindi la conoscevo già vocalmente e come amica.

E cosa invece ti ha spinto a richiamare nel gruppo Majsan Lindberg?

Perché mi mancava e sapevo che sarebbe tornata se l’avessi chiamata. Sapevo anche che non andava d’accordo con alcuni membri della vecchia formazione, e quando le cose sono ripartite da zero, lei è rientrata nelle Thundermother e sono molto felice che l’abbia fatto. Siamo molto, molto amiche e siamo rimaste in contatto ogni giorno da quando uscì dalla band. Quindi ora possiamo finalmente suonare di nuovo insieme.

Dunque possiamo dire che l’unica che ancora non conoscevi delle attuali Thundermother fosse la batterista Joan Massing.

Sì, esatto. L’ho scelta dalla sua pagina Instagram, dove caricava esclusivamente video di musica. Joan è pura dedizione alla batteria, la suona su musica che mi piace e questo è importante perché ci sono molti drummer metal in giro, soprattutto uomini. Riflettevo tra me e me che mi sarebbe piaciuto avere in line-up una ragazza. Lei è stata la prima batterista donna a suonare con i The Black Crowes e con i Rolling Stones e ho subito pensato: “Finalmente qualcuna che ha buon gusto”. E ora eccola qui con noi, è bastato un singolo provino con tutta la band!

“Live’N’Alive” è il vostro primo live album in carriera. So che non sei un’estimatrice dei dischi dal vivo, ma in questo caso ti sei ricreduta?

No, infatti, me ne piacciono forse due, tre al massimo, mentre Linnéa è una fan sfegatata dei live album. Diciamo che un disco come “Live’N’Alive” è fantastico per coloro che non possono venire a un nostro concerto, e noi puntiamo tutto sull’esperienza live, siamo davvero una grande band on stage, meglio ancora che in studio. Ce lo hanno detto in molti, in passato, e dunque è bello dare a chi non può assistere ai nostri concerti un pezzo delle Thundermother. Le Thundermother direttamente a casa tua e con l’intero “Dirty And Divine” suonato dal vivo, pensa! Quindi abbiamo mantenuto le cose super reali, nulla è stato modificato dopo aver registrato il disco, non siamo state al computer ad abbellirlo. Non abbiamo cambiato nulla, capisci? Anche questo è molto raro, oggi le band aggiustano sempre tutto, ma noi no, noi abbiamo lasciato le cose al naturale.

Le diciannove tracce dell’album sono state registrate durante l’ultimo tour europeo e avete deciso di selezionare soltanto le date di Colonia, Copenaghen, Göteborg e Huskvarna per comporre il lotto. Come mai?

Sono stati tutti concerti fantastici e avremmo potuto sceglierne uno, ma c’era sempre qualche errore tecnico perché li registravamo noi stessi. A volte mancava il charleston, a volte la chitarra si staccava o si rompeva. Quindi abbiamo dovuto prendere i vari brani della setlist da quattro concerti diversi per ottenere l’intera scaletta tecnicamente corretta. Risposta noiosa, ma vera.

La setlist è stata riprodotta integralmente o avete eliminato qualche brano?

Nessun brano è stato eliminato, la scaletta è stata rispettata appieno. Poi sono davvero felice che finalmente le persone possano ascoltare la trasposizione live di “So Close”, brano tratto dall’ultimo album, perché è super groovy. E anche di “Can You Feel It”, qualche settimana fa abbiamo pubblicato il video musicale e la versione dal vivo è ancora meglio che su “Dirty And Divine”, ho persino cambiato un po’ il riff di chitarra. È meraviglioso poter avere una seconda possibilità di modificare una canzone, seppur di poco.

thundermother live alive

Riguardo proprio all’ultimo tour europeo, ci sono stati dei momenti insoliti che ci vorresti raccontare?

Una cosa è certa, ovvero che gli incidenti accadono sempre. Sono caduta dal palco e mi sono fatta male, dunque ho dovuto camminare con le stampelle, stampelle davvero fantastiche, sai. E l’incidente è stato molto rock’n’roll. Linnea si stava versando della birra in testa, io sono saltata giù dal palco e sono scivolata, mi sono fatta molto, molto male al piede e sono ancora in riabilitazione. Subito dopo il capitombolo, sia le Vulvarine che le Cobra Spell, le band che erano con noi in tour, mi hanno dato una mano. Negli ultimi tre o quattro concerti ho dovuto sedermi e suonare. Tutti dicevano: “Oh, mio Dio, ma suoni sempre da seduta!”. Questo perché nel tour precedente ero incinta e dovevo per forza stare seduta. Quindi ora starò in piedi per il resto dell’anno, lo prometto [ride, ndr].

Restando in ambito live, durante la pandemia avete partecipato a un tour a bordo di un camion dei pompieri. Un’idea davvero originale…

Oh, sì, è stata un’idea folle. Ora non riesco a credere che l’abbiamo fatto, sai, sono molto più tranquilla oggigiorno, ormai sono trascorsi sei anni. Allora avevamo un manager pazzesco, nel bene e nel male. A volte non ci dava da mangiare e a volte ci faceva suonare due volte al giorno, ma ci ha anche reso una band molto grande. In quell’occasione ci ha semplicemente detto: “Ho noleggiato un camion dei pompieri e suonerete sul tetto“. La pandemia non ci ha fermato, così abbiamo fatto un tour di quattro anni e mezzo finché non abbiamo dovuto confessare al manager: “Dobbiamo tornare a casa ora, non possiamo stare seduti in un hotel ad aspettare un concerto”. Era una cosa troppo rock’n’roll [ride, ndr]. Però è grazie a questo tour che siamo stati scritturati dall’agenzia di Los Angeles che ci ha ingaggiati per aprire i concerti degli Scorpions, avevano sentito del camion dei pompieri sui notiziari e inoltre parecchi statunitensi ne erano rimasti molto colpiti. È stato bello suonare con gli Scorpions, davvero.

Ci sono altre grandi band, a parte gli Scorpions, con cui desidereresti condividere il palco?

Dobbiamo sbrigarci perché sono tutti così vecchi [ride, ndr]. Non sono sicuro che i Rolling Stones suoneranno di nuovo. E per quanto riguarda gli AC/DC, sai, metà della band se n’è andata, quindi non sono più gli AC/DC, sono come gli Angus Young And Friends. Anche i Deep Purple sono piuttosto noiosi al giorno d’oggi. Devo dire che sono in difficoltà a scegliere [ride, ndr]. So che i Rush torneranno l’anno prossimo, forse aprire per loro potrebbe essere divertente. In generale, penso che toccherebbe a noi essere le headliner e che dovremmo avere molte band di supporto [ride, ndr].

Filippa, sei diventata madre da un anno e mezzo circa di Pippi, una bellissima bambina. Che impatto questo lieto evento ha avuto sulle Thundermother, soprattutto a livello live?

Non è successo o cambiato molto, tutti mi supportano tantissimo ogni giorno, come è sempre stato, d’altronde. In tour, porto la bambina con me e c’è anche il mio compagno Pontus [Pontus Snibb, musicista, svedese, ndr], e credo che, una volta cresciuta, Pippi sarà una piccola rockstar. Se rendi le cose facili, sarà facile, se pensi che sarà difficile, sarà difficile. Quindi sono sempre stata positiva e la mia band è stata molto positiva anch’essa. Hanno persino detto: “Filippa, è meglio così perché non sei nello spogliatoio con noi e abbiamo più spazio per i nostri vestiti”. Questo perché io ho un camerino privato con la bambina, dunque tutto è perfetto.

Invece cosa mi dici di HIFLY e Filippa Nässil, i tuoi progetti musicali paralleli?

Gli HIFLY sono in ghiaccio da molto tempo, fondamentalmente non esistono. Ma ho un solo project con il mio nome, Filippa Nässil, e ho pubblicato un album quando siamo tornati a casa dal tour americano con gli Scorpions. Si chiama “American Diaries”, l’ho registrato con Pontus alla batteria e Martin Ekelund al basso, e parla dei giorni liberi che avevo tra un concerto e l’altro. In quei momenti di pausa, ho esplorato le città in cui suonavamo e ho incontrato un sacco di nuove persone e amici, cosa di cui sono molto grata. Ho conosciuto Buddy Guy e la sua famiglia, sono stata invitata alla sua festa di compleanno e ho scritto di quell’esperienza a Chicago e cose del genere. È in questo progetto che posso esprimere veramente tutta la musica che ho dentro. Perché se scrivo una canzone rock, questa va a finire in un disco delle Thundermother, ma se ne scrivo una di un altro tipo, tutt’altro che rock, bensì ricca di influenze blues e soul, allora essa confluisce nel mio progetto solista.

Filippa, è quantomeno curioso che sia le The Gems che le Thundermother siano sotto contratto sulla stessa etichetta, la Napalm Records. Consideri Guernica e le altre delle rivali o è qualcosa che non ti interessa?

Onestamente, un po’ mi interessa, sono un po’ curiosa, ma non faccio paragoni. Penso che non siamo nemmeno sullo stesso livello. Credo che abbiano lavorato sodo al loro album [“Year Of The Snake”, ndr], si avverte dai singoli rilasciati, e reputo che le The Gems siano un gruppo fantastico. Ma sono contenta che ci siamo divise, ritengo che sia stata la cosa migliore per entrambe le band. E ora facciamo musica diversa, che è, credo, come dovrebbe essere. Perché io ascolto di più il rock anni ’70 e amo grandi ritornelli, mentre il loro nuovo album è più roba anni ’80, e queste sonorità non sono il mio forte. Quindi, qualunque fatto sia accaduto, è stato per il meglio, e sono felice che le cose stiano andando bene per loro.

Torniamo alle Thundermother. Avete del nuovo materiale su cui state lavorando? O è troppo presto per parlare di un nuovo album?

Non è mai troppo presto. Siamo stati già in studio e abbiamo avuto delle settimane molto impegnative, e i mesi prossimi lo saranno ancora di più. Quindi il nuovo album arriverà molto più presto di quanto pensiate. E torneremo in Italia già l’anno prossimo.

Vi aspettiamo, allora. E per quest’anno sarete protagoniste soltanto dei festival estivi?

Quest’anno suoneremo soltanto in estate, ci concentreremo sul nuovo album al 100%, questo è l’obiettivo. Comunque parteciperemo a molti festival interessanti, tra cui il Wacken Open Air in Germania, il Reload Festival di Sulingen e il Summer Breeze Open Air. Poi abbiamo ricevuto un’email dai Judas Priest, li supporteremo a Wacken e sono molto felice di questo. Speriamo che le grandi band continuino a scriverci [ride, ndr]. E poi suoneremo con i Black Label Society in Spagna, a Barcellona, ed è una cosa piuttosto divertente perché da bambina li adoravo. Ora suonerò con Zakk Wylde, incredibile!

Filippa, ti ringrazio per l’interessante e divertente chiacchierata. I fan italiani delle Thundermother e i nostri lettori ora aspettano soltanto un tuo messaggio!

Certo, con piacere. L’Italia è uno dei miei paesi preferiti da visitare, e già mi manca molto, benché da voi abbiamo suonato l’ultima volta nel febbraio dello scorso anno. Sostenete la musica rock perché l’industria è già molto dura di per sé e dunque abbiamo bisogno di voi, vi vogliamo bene. E grazie mille a SpazioRock, è stata una bella intervista, anche se non so come uscire dalla chiamata [ride, ndr].

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