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Intervista – Clannad (Pól Brennan)

Dopo oltre 50 anni di storia e la pubblicazione dell’antologia “In A Lifetime”, i Clannad sono nel pieno del loro tour di addio, iniziato poco prima dell’esplosione della pandemia e continuato finalmente a distanza di due anni. Ne abbiamo parlato con il co-fondatore e polistrumentista della band, Pól Brennan, che ci ha raccontato anche le aspettative per la data a Fontaneto d’Agogna del 17 maggio.

Ciao Pól, benvenuto su SpazioRock! Come stai?

Bene, grazie!

Gli ultimi due anni sono stati per tutti molto difficili, ma ora siete finalmente in tour. Come ti senti a riguardo? E come ti sei sentito durante il lockdown?

È stato un periodo strano, non solo per noi, ma per tutto il pianeta! Abbiamo iniziato il tour in Irlanda e Regno Unito a fine febbraio 2020 e quando hanno chiuso tutto il 17 marzo – a San Patrizio – stavamo andando al Palladium di Londra per uno show sold out. All’inizio non sapevamo cosa pensare ed eravamo convinti che il tour sarebbe ripreso in pochi mesi, ma presto ci siamo accorti che non sarebbe andata così. Quindi abbiamo spostato il tour di un anno, il primo lockdown è andato anche bene, ma sinceramente quando abbiamo dovuto riprogrammare di un altro anno è stato molto difficile. In quel momento era dura vedere la fine della pandemia.

Due anni fa avete pubblicato “In A Lifetime”, una lunga raccolta che racconta tutta la storia dei Clannad. Come avete scelto i brani da includere in questo album?

Quando abbiamo iniziato a pensare al tour di addio abbiamo coinvolto anche BMG. Ci è voluto poco a decidere insieme di fare questa raccolta e nell’autunno del 2018 abbiamo iniziato a buttare giù la lista delle canzoni. Ci è voluto parecchio e personalmente l’ho trovato interessante, era la prima volta che ascoltavo tutti gli album della band dal primo all’ultimo in ordine di pubblicazione. Alla fine avevamo tutti liste simili e per fare le ultime scelte ci sono state delle ottime discussioni per decidere la lista finale.

Come hai anticipato, questo è il tour di addio dei Clannad, quindi credo che gli show siamo molto emotivi. Come sta andando?

Quando è iniziato nel 2020 era eccitante, una sorta di nuova fase. Ma ora dopo tutto questo tempo in pandemia gli show hanno preso un significato diverso e sono molto più emozionanti, sia per la band che per il pubblico. Ogni nuovo Paese, ogni nuova città mi portano nuovi ricordi e tante emozioni. Mi sta piacendo tantissimo, ma a volte sono un po’ nostalgico e triste.

Il 17 maggio suonerete a Fontagneto d’Agogna il vostro ultimo concerto in Italia. Cosa possiamo aspettarci?

Potete aspettarvi una performance dei Clannad davvero speciale. Sicuramente la migliore da quando sono tornato nella band. Il tema è “In A Lifetime”, con lo show che inizia proprio con l’inizio dei Clannad come band. Dura più di due ore e ai fan sta piacendo molto, quindi spero che sarà lo stesso in Italia.

Quali sono i ricordi più belli delle vostre passate esibizioni qui in Italia?

Ricordo un concerto a Roma all’inizio degli anni ’80, uno a Venezia, uno a Milano quando la nostra canzone “In A Lifetime” era popolarissima. Ricordo anche un concerto a Reggio Emilia dopo il quale abbiamo cenato a mezzanotte e siamo rimasti lì fino a dopo le 4 di mattina. Ho tanti ricordi dell’Italia e sono tutti preziosi.

Quali sono le cose che ti mancheranno di più dell’andare in tour?

I concerti, il palco e i fan. Sono queste le cose che danno dipendenza in tour.

La vostra carriera è iniziata nel 1970. Qual è il segreto per avere una storia così lunga?

Forse non sono il più adatto a rispondere a questa domanda, visto che ho lasciato la band per dare priorità ad altri progetti musicali alla fine degli anni ’90 e sono tornato nel 2012. Però posso dirti che siamo come una famiglia e c’è un grande rapporto di amore tra di noi e per la musica che abbiamo creato.

Secondo te quali sono le maggiori differenze su come la musica viene considerata ora dai fan rispetto agli anni ’70?

Internet oggi ha grande influenza su come le persone trovano la musica e la ascoltano. Negli anni ’70 dovevi trovarti il pubblico e potevi farlo solo suonando live. Durante questo tour sono rimasto sorpreso di quante persone giovani sto vedendo tra il pubblico, specialmente nell’Europa dell’est, in Polonia, in Lettonia e nelle altre Repubbliche Baltiche. La musica, come tutte le altre cose, ha un andamento ciclico, continua a girare e girare.

Questa era l’ultima domanda, grazie mille per questa intervista! Hai un messaggio per i fan italiani?

Ci mancherete.

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