Gleb e Max Sysoev, conosciuti rispettivamente con gli pseudonimi di Vilhelm e Morbius, costituiscono il nucleo creativo dei Grima, band che proviene dalle vaste lande siberiane e che ormai dai tempi di “Devotion To Lord” (2015) ci racconta la mitologia di quelle terre attraverso un atmospheric black metal melodico e fortemente evocativo. Tra qualche difficoltà di connessione e il fondamentale aiuto dell’interprete, il duo russo si è concesso ai nostri microfoni, lasciandoci un interessante resoconto sia sui dettagli del nuovo album “Nightside” sia riguardo a tutto ciò che ruota intorno alla mitologia della taiga.

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di SpazioRock. Come state? Preso atto del vostro status attuale di band underground, vorreste presentare i Grima al grande pubblico del metal?

Gleb: Tutto bene, grazie. Noi siamo i Grima, un gruppo proveniente dalla Russia, specificamente dalla regione della Siberia, e suoniamo un black metal di stampo atmosferico. Gran parte della nostra energia creativa è dedicata alla descrizione e alla rappresentazione mistica delle foreste che circondano la nostra città natale, Krasnoyarsk.

Il vostro nuovo album, “Nightside”, uscirà sotto il patrocinio della Napalm Records. È abbastanza inusuale che un gruppo proveniente da una regione remota coma la Siberia riesca ad avere la possibilità di accasarsi con una major, vero?

Gleb: Diciamo di sì. Il gruppo è nato più di un decennio fa, precisamente nel 2014. Abbiamo realizzato cinque dischi, tutti rilasciati sulla finlandese Naturmacht Productions, e a fine febbraio ne uscirà un sesto. In generale, non è stato difficile non notarci, dato che pubblichiamo un nuovo album ogni due anni e successivamente partiamo in tour per promuoverli. Soprattutto da “Will Of The Primordial” in poi, abbiamo partecipato a tre importanti tournée europee. E dunque la Napalm Records si è accostata a noi in maniera naturale, proprio durante il periodo delle nostre esibizioni dal vivo in Europa. D’altronde, i Grima sono pronti e oliati da tempo, con una buona fanbase, dell’ottima musica e un’immagine riconoscibile. Nel 2024 abbiamo ricevuto offerte da diverse case discografiche e tra queste abbiamo scelto la label tedesca, che ci garantisce il giusto supporto a livello di distribuzione e di merchandise.

Il sound dei Grima si è stabilizzato a partire soprattutto da “Will The Primordial”, con il songrwriting sempre equamente diviso tra di voi. Avete modificato qualcosa in “Nightside” rispetto agli ultimi “Rotten Garden” e “Frostbitten”?

Gleb: Abbiamo un approccio creativo piuttosto conservativo e scriviamo musica insieme come è sempre stato fin dall’inizio del progetto, quindi nel complesso non ci sono stati grandi cambiamenti. Per quanto riguarda la registrazione vera e propria delle canzoni, invece, sperimentiamo sovente con l’attrezzatura di cui disponiamo in studio. È davvero bello mettersi alla prova con vecchi strumenti analogici, utilizzare un sacco di microfoni diversi e trovare ogni volta nuovi modi di esprimerci musicalmente. Nel songwriting dei brani siamo più ortodossi, ma, quando si tratta di aspetti tecnici, cerchiamo sempre di cimentarci in nuove sfide. Se, sino a “Frostbitten” compreso, ci occupavamo innanzitutto delle parti di chitarra e poi del resto, per “Nightside”, invece, abbiamo affrontato le cose in maniera differente, adottando un approccio molto più classico. Abbiamo dunque inciso prima la batteria e poi delle varie demo di chitarra, amplificandole dal vivo e aggiungendo vari effetti attraverso le nostre pedaliere.

E per quanto concerne i testi? Ancora una volta immagino sia la taiga siberiana la protagonista principale di tutto …

Gleb: Le canzoni di “Nightside”, come anche quelle degli album precedenti, sono dedicate al lato notturno del regno in cui vive Grima, il regno delle foreste dove sorge il suo tempio. I brani descrivono ciò che accade quando in quei luoghi c’è l’ombra e non la luce, delineando un mondo ostile nel quale lo spirito ancestrale punisce chi ne viola la sacralità. È un modo simbolico per affermare che la natura deve essere preservata nella propria integrità, e noi che viviamo in una città siberiana afflitta da un pesante inquinamento come Krasnoyarsk, sentiamo molto questo problema.

Sempre a proposito delle liriche, la scelta di cantare esclusivamente in russo potrebbe costituire un ostacolo forse troppo grande per una comprensione del messaggio dei Grima, particolarmente ora che avete l’occasione di rivolgervi a un parterre più ampio?

Gleb: Non penso sia un intralcio e ti spiego anche il motivo. L’esecuzione vocale nella musica metal è una parte del paesaggio sonoro. E la fonetica insita nel nostro idioma madre conferisce un certo colore e caratteristiche sonore distintive. Ciò si può percepire anche in altre band che non cantano in inglese, penso ai gruppi svedesi o tedeschi. Le loro vocals suonano più ruvide rispetto alle formazioni che utilizzano l’inglese. Questo perché il modo in cui i russi pronunciano le parole ed emettono i suoni è intrinsecamente diverso e tale scelta linguistica aggiunge ai Grima qualcosa di speciale, di unico direi.

Concordate che le due canzoni che meglio rappresentano lo spirito dell’album siano “Beyond The Dark Horizon” e “Mist And Fog”, l’uno un anthem black metal che sposa al meglio  aggressività e cascami di melodia, l’altra una composizione che brilla per atmosfera e vibrazioni folkish?

Gleb: Sono d’accordo, assolutamente, e parlo anche per Max. Io mi sono occupato soprattutto della parte strumentale, desideravo scrivere una composizione aggressiva, molto orientata al riff, correlata, per influenza, all’album “Damnation And A Day” dei Cradle Of Filth o comunque a dischi del genere. Per quanto riguarda “Mist And Fog”, del songwriting se ne è occupato fondamentalmente Max. Max ci sei?

Max: Sì, era caduto il collegamento, ora ci sono. Allora, la melodia che impregna “Mist And Fog”, ciclica e per certi versi opprimente, è suonato dalla chitarra acustica, che ne rappresenta uno degli elementi principali, ma non in senso strettamente folk, benché tecnicamente ci troviamo da quelle parti. Il bajan, invece, ha un ruolo molto particolare, venendo impiegato più alla maniera di un organo che di una fisarmonica, di fatto il lavoro di una tastiera eseguito su tutt’altro tipo di strumento, scelta che dovrebbe sorprendere gli ascoltatori. E poi ci sono soluzioni ritmiche poco standard, che non si trovano spesso nella musica metal, esaltate da un arrangiamento a multi-cascata che ricorda le colonne sonore dei vecchi film horror degli anni ’70 e 80’, soprattutto quelle composte da Fabio Frizzi. Siamo dei veri appassionati di registi italiani come Dario Argento e Lucio Fulci.

Per “Skull Gatherers” e “Flight Of The Silver Storm” avete girato due video assai cinematografici, aspetto favorito dal minutaggio consistente dei brani. La natura vi è stata amica in quei frangenti? O avete affrontato delle difficoltà “siberiane”?

Gleb: Le riprese di “Skull Gatherers”, il primo video che abbiamo girato, sono state filmate in autunno, praticamente un anno prima dell’uscita di “Nightside”. Il periodo era relativamente comodo dal punto di vista climatico, ma il problema principale risiedeva nel trovare un set che fosse adatto all’umore tetro della canzone. L’aspetto più complicato di tutti è stato scovare una palude idonea allo scopo prefisso, perché c’è un momento, nel video, in cui metà del corpo di uno dei cultisti di Grima è sommerso in essa. Quella sabbie mobili, qualora fossero profonde e non abbastanza solide sul lato del terreno, continuerebbero a risucchiarti sino all’annegamento. Quindi puoi immaginare la difficoltà della situazione.

Max: Le riprese di “Flight Of the Silver Storm” si sono rivelate difficili da un altro punto di vista, dal momento che le abbiamo girate durante l’inverno. Le condizioni meteorologiche erano pessime e faceva un freddo tremendo. L’attrezzatura utilizzata per filmare non è stata facile da portare perché era complicato arrivare alle location progettate. I mezzi di trasporto non riuscivano neanche a rompere la neve per aprirsi una strada, quindi è quasi miracoloso che possiate vedere il video!

Nei video si possono osservare attentamente le cortecce di legno che occultano i volti dei Grima, maschere che vengono utilizzate anche dal vivo, creando un clima misterico di indubbio fascino. Vista l’inflazione di formazioni dal viso coperto, specialmente in ambito black metal, avete mai pensato di mostrarvi senza artifici per evitare il rischio di finire nel peggior party di Halloween a tema musicale?

Gleb: Per carità … (ride, ndr). Non credo ci siano analogie con altre band nell’impiego di tali artifici di scena. I costumi e le maschere incarnano l’immagine dei Grima sul palco, in maniera tale che noi musicisti possiamo trasformarci in sciamani ed essere più strettamente connessi ai pezzi che suoniamo. Fondamentalmente, è un modo per far coincidere la musica con l’immagine visiva e rendere il tutto più credibile. In definitiva, siamo i sommi sacerdoti del culto che trasmettono le volontà di Grima, il dio protettivo della taiga, attraverso il linguaggio dell’arte sonora.

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Un’arte sonora la cui essenza precipua deriva dal vostro legame speciale, dal momento che siete gemelli omozigoti, o dai labirinti di conifere eurasiatiche?

Gleb: Abbiamo una connessione speciale in studio, ovvio, ma questo dipende anche dal fatto che siamo nati e cresciuti nello stesso ambiente e continuiamo a viverci, il che favorisce una similarità di idee a livello compositivo. La Siberia, con il suo senso di minaccia incombente e di pace assoluta, è una grande fonte di ispirazione e ci ha plasmato a fondo al di là dell’essere gemelli.

Immagino abbiate anche iniziato a suonare insieme e soprattutto molto presto, considerato che “Nightside” è già il sesto full-length e avete appena trent’anni.

Gleb: Abbiamo iniziato a strimpellare la chitarra elettrica quando avevamo a tredici anni, a quattordici ne avevamo già una per ciascuno. Abbiamo imparato a suonare lo strumento semplicemente riproducendo i riff delle band che ascoltavamo in quel momento, i Mercyful Fate e soprattutto i Death, di cui ci piaceva la canzone “Spirit Crusher”. È stato fantastico esercitarci su quel brano. E poi ascoltavamo i Satyricon, impazzivamo in particolare per “Mother North”.

“Mother North” mi ricorda il freddo gelido dell’Europa settentrionale, ma niente a che vedere con le temperature della Siberia. Cosa significa vivere nella morsa del freddo  estremo? Non potevate non suonare black  metal …

Gleb: Beh, significa devi indossare almeno due pantaloni in inverno (ride, ndr).

Max: Alcuni ne indossano addirittura tre (ride, ndr). Dipende dal singolo individuo.

La scena russa, durante, gli anni si è dimostrata molto fertile per quanto concerne il metallo nero. Qual è la situazione odierna?

Gleb: Abbiamo un considerevole numero di band in Russia che, oltre a realizzare ottimi album, possiede una buona fanbase e partono spesso in tour, mentre altri gruppi si esibiscono nei locali più grandi di Mosca. Tra le formazioni più interessanti citerei i Morokh, si tratta di un act a cui vale la pena prestare attenzione.

Max: Aggiungerei che abbiamo una sottoscena molto forte in Siberia, con band che hanno influenzato la nascita e lo sviluppo del black metal in tutta la Russia. A questo proposito penso ai Solarfall, esistevano già ai vecchi tempi ed è stato il primo gruppo locale che abbiamo ascoltato; vale la pena menzionarlo perché hanno contribuito a rendere Krasnoyarsk una città piena di formazioni estreme. Hanno rilasciato, nel 2017, un solo album, “Ice”, si può reperire facilmente online. Poi ci sono i Gloosh, gli Eoront e tante altre entità musicali davvero interessanti che meriterebbero grande considerazione.

Entrambi suonate in altri due gruppi, ovvero gli Ultar e i Second To Sun. La prima, per certi versi la più accostabile ai Grima, si dedica a un post-black incentrato sul fantastico di Howard Philip Lovecraft, mentre la seconda fonde istanze nere e groove metal. Anche in questi casi siete gli unici compositori?

Gleb: Allora, la differenza principale tra le tre band è il loro diverso lavoro e i meccanismi che lo governano. Gli Ultar si sono formati anteriormente ai Grima e ai Second To Sun, è stata la nostra prima band professionista. Il batterista e il chitarrista degli Ultar, rispettivamente Vlad Yungman e Denis Susarev, prendono parte alle attività dei Grima sia in studio che durante i tour. A dire il vero, è passato un bel po’ di tempo da quando abbiamo suonato insieme.

Max: Negli Ultar lavoriamo collettivamente, siamo cinque musicisti che scrivono musica insieme, mentre i Grima rappresentano un progetto che io e mio fratello abbiamo concepito per dare forma alle nostre idee senza coinvolgere nessun altro. Per quanto concerne i Second To Sun, si tratta di una band creata da Vladimir Vertinin, un musicista che è sia l’ingegnere del suono dei dischi dei Grima, a partire da “Will Of The Primordial”, sia di quelli degli Ultar. Nei Second To Sun noi aiutiamo Vladimir a concretizzare la sua visione creativa. Gleb registra le voci e canta dal vivo, io, invece, mi occupo del basso tanto in sala d’incisione quanto durante le performance live.

Dalla prossima primavera partirete per un tour europeo che raggiungerà l’acme in giugno con la partecipazione all’Hellfest. Credo per una band come i Grima sia un evento di enorme portata poter suonare di fronte a una folla vastissima.

Gleb: Ogni tour è emozionante, ma quando si tratta di grandi festival lo è doppiamente, perché è difficile per le band russe riuscire a suonare all’Hellfest e in kermesse similari, insieme oltretutto a tutti quei grossi gruppi che rappresentano l’interesse principale del pubblico partecipante.

Max: Non vediamo l’ora che inizi il prossimo tour. Dopo l’ultimo giro nel Vecchio Continente, abbiamo fatto molti concerti in Russia e c’è stata, in quelle occasioni, l’introduzione di nuovi elementi scenici che vogliamo ora mostrare agli spettatori europei.

Gleb e Max, grazie mille per il tempo concessoci. Quali parole vorreste condividere per i saluti di rito?

Max: Innanzitutto, grazie per il supporto. Poi vorremmo chiedere a tutti voi di rimanere sintonizzati sull’attività dei Grima e ci piacerebbe che familiarizzasse di più con la scena black metal russa, qualora abbiate del tempo libero e il desiderio di ascoltare nuova musica. È stato davvero un piacere aver parlato con voi! Horns Up!

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