I Sabaton sono pronti per portare alla luce “Legends”, 11esimo album da studio. Non solo un nuovo disco, ma anche un viaggio stimolante, che, attraverso la musica, ci presenta e ci racconta le gesta e la vita di alcune delle figure storiche più iconiche, affascinanti ed importanti. Ne parliamo con Thobbe Englund, chitarrista della band che è rientrato nel gruppo lo scorso anno, dopo una pausa di 8 anni. Thobbe ci racconta non solo il nuovo album, ma ci parla del rapporto con i compagni del gruppo, della crescita costante dei Sabaton e dei motivi dietro di essa. Ed ovviamente un succulento anticipo del nuovo tour pronto a partire.
Ciao Thobbe. Come stai?
Molto bene, grazie. E tu?
Anch’io molto bene, grazie. Per noi è un piacere averti qui su SpazioRock. Prima di tutto, come stanno andando le cose? Immagino sia stato un periodo intenso per te, con l’estate, i concerti e gli eventi promozionali.
Sì. L’estate è stata in un certo senso piuttosto rilassata. Non abbiamo fatto altri spettacoli dallo Sweden Rock Festival. Però, abbiamo fatto alcune prove un paio di giorni fa e ora siamo diretti in Germania per un concerto. E, come forse saprai, ci sono molte cose in cantiere, incluso il tour europeo, ovviamente.
E dopo tre anni, sta arrivando il vostro nuovo album “Legends”, che uscirà in ottobre. Penso che per molte ragioni sia un album molto importante per voi: forse per il titolo, forse per la storia che c’è dietro, e mi piace molto anche la copertina. Quindi, come è nata l’idea di questo album?
L’idea di parlare all’interno di un album di “leggende” come concept è nata prima che io rientrassi nella band. Diciamo che i ragazzi hanno definito questo concetto nell’autunno del 2023. Quando sono tornato nel gruppo, era già stabilito: “Questo è ciò che faremo ora”. E io ho pensato: “Sì, questo è un approccio cool, è qualcosa di diverso”.
Molto diverso, perché parlate di molte figure storiche, molto differenti tra loro e molto importanti nella storia. Quindi, avete deciso di metterle tutte in un solo album. Penso che sia una scelta molto importante ed impegnativa.
Sì. Ed è anche un po’ diverso nel senso che quando scrivi di cose più moderne, come la storia della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, tutto è molto ben documentato. Ci sono libri di storia, documentari e archivi. È un po’ diverso quando si tratta di leggende che sono vissute tanto tempo fa. Non sai se è una fiaba, se sono fatti o se è mito, capisci? Molti conoscono, ad esempio, Dracula, la figura horror della cultura moderna, ma magari non sanno che Vlad l’Impalatore (Vlad Tepes) si è evoluto in quello che è diventato Dracula.
Sì, esattamente. Questa è un’altra domanda che volevo farti, perché la canzone ” Impaler” mi ha decisamente colpito e Vlad l’Impalatore proprio come figura mi affascina moltissimo. Per tutti Vlad è Dracula, ma voi nella canzone ne parlate in modo diverso, quasi come un difensore, anche se in un contesto bellico.
Certamente. È un punto di vista differente. Non sono personalmente stato coinvolto nel songwriting di quel brano ma è vero. Sì, è un modo di scrivere sicuramente diverso da quello a cui i Sabaton sono abituati.
E quale di queste varie figure nell’album ti ha affascinato di più e perché?
Beh, abbiamo quella ovvia, che è Dracula, semplicemente perché è una leggenda in due sensi, direi. Ma è difficile sceglierne uno. Direi che Annibale mi ha sorpreso molto. Quando ho letto quella storia, sono rimasto sbalordito. È stato un approccio alla strategia bellica molto, molto diverso, con l’impresa di far attraversare 30 elefanti sulle Alpi per raggiungere le zone settentrionali dell’Italia. È stato sorprendente.
Siete grandi esperti di storia e studiate molto le guerre. Dopo così tanto studio e il viaggio attraverso queste figure importanti e carismatiche, come vedi il periodo attuale? Penso che forse continuiamo a non imparare mai dal passato. E forse oggi più che mai non ci sono figure veramente carismatiche in grado di gestire i conflitti attuali.
Beh, anche se cantiamo di guerra, speriamo sempre nella pace, perché la pace è ciò che rende felici le persone e tutta l’umanità. E noi non parliamo molto di eventi attuali perché scriviamo di storia, ovvero ciò che è ben documentato. Rispetto a quello che sta succedendo ora, fondamentalmente non vogliamo farne parte, perché entri nella politica e nelle discussioni politiche. Noi cantiamo di fatti storici e ora di leggende, e siamo una heavy metal band. Non siamo politici o altro del genere. Amiamo semplicemente suonare heavy metal per i fan dell’heavy metal. Questo è ciò che facciamo.
Sì, perché penso sia difficile lanciare un messaggio in questo periodo, perché le persone potrebbero non sapere tutto o comunque non interpretarlo nel migliore dei modi a volte.
Quello che ho fatto io, da un punto di vista personale, un paio di anni fa, a partire dal periodo del covid è stato questo. Ero solito essere così aggiornato e interessato a ciò che succedeva nel mondo. Ma durante la pandemia mi è successo qualcosa che mi ha portato a capire cosa è importante: prendermi cura dei miei cari, dei miei amici e delle persone che mi circondano. Questo è ciò che conta per me. Così ho preso le distanze dai media e da tutta la negatività, perché ho capito, in qualche modo, che non posso cambiare il mondo. I Sabaton non possono cambiare il mondo. Quindi, potrei anche uscirne. Sto parlando di me, personalmente. E questo mi ha fatto sentire molto meglio, perché non assorbo tutta questa negatività. Ci sono molte cose tristi nel mondo, ovviamente, ma mi sento meglio quando mi concentro su quelli che amo e su ciò che amo fare, ovvero suonare heavy metal. Mi fa sentire più forte.
Sì, sono d’accordo. Ma penso che i Sabaton possano rendere il mondo un po’ migliore con la musica!
Lo penso anch’io! Siamo un gruppo di persone felici e, quando andiamo in tour per un concerto, incontriamo persone felici che amano venire ai nostri spettacoli. E questo crea una spirale positiva che si manifesta quando vedo qualcuno tra la folla, un ragazzo o una ragazza scatenati, che mi danno tanta energia. Io la restituisco, ed è un feedback, una spirale positiva, e allora ci dimentichiamo di tutte le cose brutte. Si tratta di godersi questo momento e la musica.
Sono d’accordo. E in questo album, penso che tutti i membri abbiano avuto un ruolo molto più attivo nel processo di scrittura, più che mai. Com’è stato lavorare in questo modo e qual’è stata la tua parte preferita del tuo contributo?
Sì, in realtà è stato molto divertente, perché io e Joakim abbiamo sempre scritto musica insieme, anche se ho lasciato la band nel 2016. Quindi, siamo rimasti in stretto contatto. Ogni volta che era in città, mi chiamava: “Ehi, cosa fai? Vuoi scrivere un po’ di musica? Ci beviamo un paio di birre?”. E così avevamo già scritto “Lightning at the Gates”. Era già pronta mesi prima che io rientrassi nella band. Quindi, quando siamo andati in studio per registrare le tracce ed essere di nuovo parte di questo, e avere anche una delle mie canzoni lì, è stato semplicemente ottimo. I tempi erano perfetti. E per quanto riguarda il contributo di tutti al materiale di questo album, se un’idea è buona, che si tratti di chitarra, introduzione di batteria o altro, sarebbe stupido non provare a farne qualcosa. E questa volta siamo riusciti tutti a farlo.
Puoi parlarmi del tuo ritorno nella band dopo alcuni anni? Penso che tu sia la persona perfetta per descrivere cosa hai trovato al tuo rientro, perché chi ama i Sabaton sin dall’inizio, chi ha visto molti vostri concerti in piccole venue, anche in Italia, vi ha visti crescere. Siete cresciuti e ora penso che siate attualmente forse la più grande power metal band. E di questo tanti ne sono felici, soprattutto quelli che vi hanno supportato fin dagli esordi. Quindi, puoi descrivere cosa hai trovato dopo alcuni anni e come siete diventati così grandi? Penso che quando diventi così grande hai la possibilità, in termini economici, di offrire di più alle persone, penso ovviamente agli spettacoli dal vivo, ma anche ai video e alle vostre produzioni.
Sì, esattamente. Abbiamo appena avuto una riunione con la band e la produzione un paio di giorni fa. Per il tour che inizierà a metà novembre, stiamo investendo davvero tanto. Come hai detto tu, sarà un’esperienza super cool per il pubblico. L’intera arena sarà coinvolta, non solo il palco. Sarà molto interattivo. Non posso parlarne troppo, ma hai messo il dito sulla piaga, perché è quello che facciamo. Siamo in giro da decenni e vogliamo restituire questo ai fan. Sarà una serata incredibile. Quando le persone torneranno a casa quella sera, non sapranno cosa hanno visto, perché sarà fantastico. Ho avuto i brividi quando abbiamo fatto quella riunione e ne abbiamo parlato. È stato tipo: “wow!”.
Sono molto curioso per il prossimo tour, perché probabilmente sarà il più grande per voi. Riguardo all’orchestra, ti chiedo: come gestirete le canzoni con essa? Sarà difficile o sarà un modo naturale per presentare le vostre canzoni in maniera diversa?
Sì. Come l’ha definita Pär in modo appropriato, si tratta di musicisti di scuola classica che amano i Sabaton e l’heavy metal in generale. Quindi, conoscono queste vibes metal, sanno come trasformare il tocco classico nella vibes heavy metal. E ci sono tutti questi professionisti, strumentisti classici, che si combinano per suonare le canzoni dei Sabaton. Wow, sarà fantastico.
I fan non vedranno l’ora di esserci!
Sarà qualcosa di assurdo, fidati di me. Riguardo alla domanda su cosa ho scoperto quando sono tornato dalla mia “piccola casa”, come ho detto, siamo rimasti in contatto tutti questi anni e ci incontravamo ogni volta che avevamo la possibilità. Siamo sempre rimasti buoni amici, anche se avevo lasciato la band. È stato buffo. Una volta stavo assistendo al “Sabaton Open Air”, credo fosse il 2018 o giù di lì, non ricordo, e stavo guardando i ragazzi esibirsi. Un ragazzo accanto a me mi ha chiesto: “Non è strano vedere i Sabaton e tu non sei nella band?”. E la mia reazione istintiva è stata: “Cosa intendi? Sono nella band. Non sono solo sul palco!”. Questo dimostra quanto eravamo vicini in tutti quegli anni. Quindi, quando sono tornato, un anno e mezzo fa, tutto è stato naturale, come se l’alchimia tra noi fosse rimasta intatta. Certo, la band è cresciuta molto in quegli anni.
Te lo aspettavi?
Certo, li ho seguiti per tutto il tempo, quindi sapevo esattamente a che livello sarebbero arrivati i Sabaton oggi. Ovviamente. Ma, sai, è stato così naturale tornare. È stato solo: “Ehi ragazzi, facciamolo!” (ride ndr). È come se fossi stato via da casa per molto tempo e poi fossi tornato.
Sì, penso e sento che siete molto uniti, come una famiglia, e penso che questo sia forse uno dei segreti del vostro successo.
Penso di sì, perché ci divertiamo così tanto. C’è sempre qualcuno che fa il clown, ma sappiamo anche essere molto seri e avere sempre discussioni serie e la spinta ad andare avanti. Tutti hanno lo stesso obiettivo e la stessa concentrazione, e ci rispettiamo molto. Una buona amicizia è la chiave, credo.
Sì, certo. Ricordo ogni concerto dei Sabaton: Joakim sorride sempre, è sempre emozionato per il pubblico, che sia piccolo o grande. E penso che non sia facile trovare una cosa del genere in altre band. Altre band sono magari come dei robot: “devo fare lo spettacolo, faccio le mie cose e basta”. Ma i Sabaton aggiungono qualcosa in più per le persone.
Sì, so esattamente di cosa stai parlando. Quando vado a vedere una band, magari una delle mie preferite, e loro salgono sul palco, suonano le loro canzoni e poi se ne vanno, senza dire molto. Penso sia uno spreco. È uno spreco di opportunità per creare questa connessione. Non so cosa sia, amore per la musica, passione, unione, qualcosa di unico, perché hai quell’opportunità. Non sfruttare tutta questa energia è davvero un peccato. E tutti noi nella band la pensiamo allo stesso modo. Una volta che saliamo sul palco, questi siamo noi. Siamo sinceri. Vi amiamo. Amiamo quello che facciamo. Grazie per essere qui.
Sono totalmente d’accordo, perché dall’altra parte del palco le persone lo sentono davvero. E penso che questo sia il motivo per cui avete sempre più persone ai vostri concerti.
Sì è vero, potrebbe essere per questo motivo.
Sì, perché il tempo passa e le band che ascoltavamo crescendo non saranno in giro per sempre. E la gente ha bisogno di avere delle band che diventeranno grandi ed importanti come quelle che non ci saranno più, in un modo anche differente, ma credo ce ne sia la necessità.
Assolutamente. Perché il tempo passa, e le band con cui siamo cresciuti non saranno in giro per sempre.
Voglio chiederti dello Sweden Rock Festival, del vostro concerto. È stato speciale, perché ho visto alcuni video, era un palco con un pubblico enorme, ed eravate a casa, quindi credo sia stato un momento molto bello e speciale per voi. Ora è difficile scegliere la scaletta, visto che avete ormai tantissime canzoni?
Beh, sarà più difficile una volta che l’album sarà uscito. Sarà molto più difficile. Diciamo che se suoneremo cinque o sei canzoni dal nuovo album nel prossimo tour, questo significherà che cinque o sei canzoni dalla vecchia scaletta dovranno probabilmente sparire. Questo è un problema di lusso, ovviamente, ma è comunque un problema (ride ndr).
O magari dovreste suonare per ore e ore!
Oh, sì. Come nella Sabaton Cruise, abbiamo suonato per due sere, così abbiamo potuto suonare tutte quelle canzoni che non suonavamo da tempo, perché sulla nave è una festa. Due notti. E la mattina del secondo giorno di show, Joakim mi ha chiamato e mi ha detto: “Ehi, puoi suonare ‘Wolfpack’?” Non suonavo quella canzone da 10 anni. “Puoi suonarla stasera?”, “Sì, credo di sì”. Eravamo lì a chiederci: “Come sono le parole? Oh, devo ricordare il testo, vado su YouTube!” (ride, ndr) Ma ha funzionato! Ha funzionato. Questo è l’aspetto positivo della Sabaton Cruise, per esempio, che puoi, non direi improvvisare troppo, ma è più spontaneo. Mentre lo Sweden Rock è una produzione enorme, molto, molto seria. Devi essere puntuale perché se sei nella posizione sbagliata al momento sbagliato, potresti perdere una gamba o qualcosa del genere! (ride, ndr)
Hai un sogno per il futuro, qualcosa di più speciale? Magari un concerto, magari altre cose per rendere i Sabaton ancora più grandi di adesso?
Beh, i Sabaton lavorano sempre su idee diverse e esplorano prospettive diverse, direi. Quindi, niente è impossibile per il futuro. Siamo sempre aperti a evolvere e a provare nuove cose e nuove idee.
Grazie davvero per questa intervista. Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori e, ovviamente, ai tuoi fan italiani, che sono tantissimi e stanno aspettando il nuovo album?
Dovete assolutamente ascoltare il nuovo album una volta che sarà uscito. È qualcosa di extra. Vi amiamo tutti in Italia. Questo è Thobbe dei Sabaton che vi saluta.
Foto copertina: Jens De Vos





