Con un nuovo album in uscita su Napalm Records, “’Till the Sea Shall Give Up Her Dead”, gli svedesi Ye Banished Privateers continuano a narrarci, per mezzo di un folk intriso di sea shanty e riverberi celtic punk, vicende di pirati su uno sfondo storico sovente tragico e cupo, ribaltando l’immagine mitologica che di solito avvolge il mondo del brigantaggio marittimo dei secoli XVII e XVIII. Ne abbiamo discusso con la vocalist principale Magda Andersson e la percussionista Lovisa Fhinn, entrambe molto disponibili nel raccontare ai nostri microfoni le gesta di un collettivo di quasi venti musicisti, immersi, anima e corpo, in pericolose acque corsare. Jolly Roger sventola ancora …

Ciao ragazze e benvenute sulle pagine di SpazioRock. Come state?

Lovisa: Bene, grazie.

Magda: Tutto ok, grazie.

Dal momento che molti dei nostri lettori magari vi conoscono poco, direi di iniziare dalla nascita degli Ye Banished Privateers. Mettere insieme quasi venti elementi in una line-up non è affare di tutti i giorni, vero?

Magda: Beh, sì, non penso che sia una decisione che possa prendersi da un giorno all’altro. Piuttosto è successo che accadesse così. La band è stata fondata nel 2008 da Björn “Bellows” Malmros e Peter “Quartermaster Blackpowder Pete” Mollwing; i due, parecchio ubriachi, si incontrarono durante una festa in maschera a tema pirata, ammirarono molto l’uno i costumi dell’altro e si dissero: “Hey, dovremmo formare un gruppo!“. E ora eccoci qui, diciassette anni dopo. Sia io che Lovisa ci siamo unite alla formazione in un secondo tempo, personalmente sono entrata in line-up nel 2014, mentre non ricordo quando lo hai fatto tu …

Lovisa: Credo fosse il 2022.

Magda: Esatto. In verità, continuiamo a raccogliere nuovi membri dell’equipaggio dal 2008 (ride, ndr).

Siete una pirate folk band con una carriera discografica costellata dalla pubblicazione di vari album, i più importanti dei quali, “First Night Back In Port” e soprattutto “Hostis Humani Generis”, presentano una visione del mondo dei corsari tutt’altro che favolistica. Con il nuovo “’Till the Sea Shall Give Up Her Dead” sembra che il mare richieda tributi ancora più cupi …

Lovisa: Penso che complessivamente sia un disco dotato di maggiore oscurità rispetto ai precedenti lavori, benché neanche “Hostis Humani Generis”, che spesso e volentieri indugiava su vicende di pirati destinati alla forca, fosse particolarmente leggero. Ma questa volta, forse, siamo riusciti ad andare ancora più nel profondo, anche se non era l’intenzione iniziale farlo, giusto Magda?

Magda: No, non lo era. Tuttavia, al momento di realizzare l’album, ci trovavamo in uno stato mentale particolare, era come se stessimo affrontando i lati oscuri del mondo e sentivamo tanto il bisogno di scrivere delle storie cupe quanto quello di comporre liriche che potremmo definire confortanti, relative soprattutto alle dure difficoltà di stare in mare e all’accettazione delle stesse.

Infatti, ciò che colpisce in positivo degli Ye Banished Privateers e che li rende originali risiede nel fatto che posizionano la loro lente d’ingrandimento su uno sfondo storico spesso tragico e non sulle imprese di Barbanera o di Jack Sparrow.

Magda: Esatto. Oggi pensiamo ai pirati come personaggi da festa armati di pistola, con mappe del tesoro nascoste chissà dove e bauli pieni d’oro. Noi cerchiamo di concentrarci di più sui veri esseri umani dietro il mito. Agli occhi di molti, i pirati erano criminali violenti con scarso rispetto per la vita umana. Per altri, i pirati erano padri, fratelli e sorelle devoti, che non avevano altra scelta che infrangere la legge per sopravvivere o provvedere alle loro famiglie. Dietro ogni persona etichettata come nemica dell’umanità intera, c’è solitamente una storia profondamente tragica da raccontare.

A livello squisitamente tecnico, penso sia stato un grosso problema logistico lavorare insieme in studio. Come avete organizzato il tutto?

Lovisa: Innanzitutto, confermo che eravamo tutti contemporaneamente in studio. Personalmente, avevo creato un foglio di calcolo Excel nel quale ognuno della crew aveva il proprio nome su una riga e poi c’era l’orario in cui avrebbero dovuto essere in studio e registrare cosa e su quale canzone. Onestamente, è stato un incubo dal punto di vista logistico. Immagina venti pirati nello stesso luogo e Magda che cerca di far funzionare tutta la faccenda. E lo ha fatto molto bene.

Magda: Grazie, Lovisa, ma abbiamo fatto tutti del nostro meglio. Voglio dire, abbiamo messo pirati in ogni stanza, in ogni angolo dello studio, come in bagno e nei corridoi. Ovunque andassi, c’era un microfono e un corsaro con uno strumento.

Nel nuovo album, oltre ai consueti rifermenti al folk irlandese e scandinavo, si nota qualche suggestione di area balcanica e, nei pezzi relativamente più spensierati, alcuni richiami al celtic punk dei The Pogues. Si tratta di influenze aggiunte consapevolmente?

Magda: Credo che di solito traiamo la maggior parte della nostra ispirazione dalla tradizione musicale popolare irlandese e svedese, ma non posso dirlo con certezza. Vieni sempre suggestionato quando ascolti vari generi di musica e, pur non avendole volontariamente incorporate nell’album, sono sicura che ci siano altre influenze. Cosa ne pensi, Lovisa?

Lovisa: Sì, ce ne sono, penso specialmente alla canzone “Whydah Galley”. Sento, come percussionista, che il brano, a livello di sezione ritmica e delle frasi melodiche, è influenzato da un qualcosa che non è tipico della musica popolare irlandese o scandinava. Mi sono divertita molto a registrare questo pezzo e credo che sia il migliore del disco. Direi che è un buon esempio di ciò che si intende quando si parla di una traccia con sfumature diverse.

Restando alle sfumature, in “A Final Toast For Oliver Cromwell” non sembrano essercene molte a livello verbale, visti i simpatici insulti scagliati verso il Lord Protettore. Perché voi pirati nutrite così tanto astio nei suoi confronti?

Magda: Oh, mio Dio! Oliver Cromwell non era certo un brav’uomo e il retroscena di questo brano è molto significativo al riguardo. Il nobile che l’ha scritta rimase molto affascinato dal fatto che il Lord Protettore fosse così odiato che dopo la sua morte venne dissotterrato dalla sua tomba e giustiziato ancora una volta. Questa fu l’ispirazione che ebbe l’autore quando compose la canzone, intendeva fare un brindisi onorevole, un cincin memorabile per uno degli uomini più odiati della Storia.

Per tali cenni alla realtà storica, soprattutto dei secoli XVII e XVIII e che abbondano in “’Till the Sea Shall Give Up Her Dead”, consultate degli specialisti, effettuate delle ricerche in proprio o entrambe le cose?

Magda: Beh, siamo una band composta da nerd. Quindi non collaboriamo con degli esperti del settore, ma facciamo tantissima ricerca e alcuni di noi sono molto, molto competenti per quanto concerne le storie dei pirati. Per esempio, io, che non sono così preparata, posso sempre rivolgermi a loro con delle domande tipo: “Ehi, cosa ne pensi di questo o quell’altra cosa? Ti convince?”. Gli specialisti li abbiamo in casa (ride, ndr).

Per i singoli “Chained Your Glass” e Chained Below”, avete girato un paio di video che mostrano la vostra bravura sul set, tanto che sembra di assistere a dei veri e propri cortometraggi. Non lasciate nulla al caso, vero?

Lovisa: Grazie mille per l’osservazione. Il tutto è stato ancora una volta un ottimo lavoro di Magda, che ha coordinato le riprese sia della clip di “Chained Below”, girata nelle montagne davvero innevate del nord della Svezia, sia di quello di “Raise Your Glass”, per il quale hanno collaborato Kenneth Ly e Anton Klock e di cui abbiamo una versione interattiva che speriamo davvero la gente apprezzi. Riuscire a realizzare un video musicale e una sua trasposizione alternativa è una macchina davvero grande da portare avanti, ma penso che ce la siamo cavata piuttosto bene per essere una ventina di pirati. È stato fantastico ed è stato molto divertente l’intero processo creativo. Per quanto riguarda la recitazione, in realtà già facciamo molta pratica stando sul palco, visto che improvvisiamo molto, trovando le espressioni giuste durante le performance live. Di conseguenza, è più facile tradurle quando registriamo dei video.

Magda: Aggiungo che fuori dal palco, quando vogliamo allenarci o fare qualsiasi cosa, cerchiamo di essere storicamente corretti. Facciamo anche combattimenti con la spada, ci arrampichiamo sugli alberi, sui pennoni, su qualsiasi cosa riusciamo a trovare. Quindi sì, anche questa è una parte importante degli Ye Banished Privateers.

Lovisa: E penso anche che traiamo molta energia interagendo tra noi. Insomma, possiamo sempre rimbalzare l’uno sull’altro, sarebbe molto più difficile fare queste cose da soli. Dunque ci diamo a vicenda l’ispirazione per comportarci in questo modo.

Per caso state pensando di mettere in piedi un musical o un’opera teatrale, considerata la credibilità dellle vostre performance attoriali?

Magda: Sì, sarebbe così epico. Non voglio promettere nulla, ma, visto che conosco bene gli Ye Banished Privateers, faccio fatica a pensare che non accadrà mai. Sei d’accordo con me, Lovisa?

Lovisa: Da buoni pirati, siamo sempre alla ricerca di nuove avventure.

Magda: Vero. E so che c’è stato qualcuno che ha messo in piedi un musical usando le nostre canzoni che, tra l’altro, sono state anche impiegate per delle opere teatrali, ma noi non abbiamo partecipato personalmente a questi. Ma sì, siamo sempre pronti a qualcosa di diverso. Vedremo.

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Tornando alle influenze di cui sopra, in ballad come “Sailmaker’s Song” e “Waves Away”, si percepiscono ronzare gli spettri benevoli ed elegiaci dei britannici Fairport Convention. Al di là delle somiglianze, quali temi affrontano i due pezzi? I pirati sono presenti soltanto di sbieco …

Magda: A dire il vero, non conosco la band che mi hai nominato e credo neanche Lovisa, visto che scuote la testa, ma mentre parlavi ho preso appunti e darò un ascolto a qualche loro album. Comunque si tratta di canzoni molto tristi. Il brano “Sailmaker’s Song” racconta della pratica di seppellire le persone negli abissi oceanici. Esisteva questo rituale attraverso cui il fabbricante di vele cuce il corpo in un pezzo di tela e poi si affonda il corpo nell’oceano. E potete trovare anche il titolo dell’album all’interno di questo pezzo, perché abbiamo utilizzato una frase di una preghiera che veniva usata durante i funerali marittimi, reperita nel Book Of Common Prayer. Di fatto, si tratta di una variante “acquatica” della cerimonia di inumazione.  “Waves Away”, invece, è una ballata che rovescia la prospettiva di una nostra vecchia canzone. Nel nostro secondo album, “The Legend Of Libertalia”, abbiamo una canzone, “Fisher Lass”, che parla di una donna che sta sulla riva e aspetta che il suo amato ritorni dal mare, ma la sua nave naufraga e lui non fa più ritorno. E “Waves Away” narra quella stessa vicenda, ma qui è l’uomo che attende invano la propria partner. Dunque si tratta della storia di due amanti che vengono separati dall’oceano.

Alestorm, Pirate Queen, Swashbuckle, Visions Of Atlantis, per non parlare dei pionieri Running Wild, rappresentano soltanto una manciata di band che si dedicano, in modo diverso, all’esplorazione del mondo dei pirati. Perché Henry Morgan e compagni attraggono così tanto la musica metal?

Magda: Prima di tutto, perché i corsari sono fantastici e poi immagino che ci siano alcune idee che risuonano molto tanto con il pubblico metal che con la comunità pirata, come la libertà e il fare festa sfrenatamente. Sai, quindi forse ha senso. E certo che conosciamo tutte le band che hai nominato, sono eccezionali. Siamo stati in tour con i Visions Of Atlantis una volta, abbiamo condiviso il bus con loro per sei settimane.

Qualche volta gli Ye Banished Privateers, anche perché parte della scuderia Napalm Records, vengono a accostati ai gruppi succitati e poi criticati perché non abbastanza metal. Insomma, mi sembra un abbaglio bell’è buono!

Magda: Ciò che dici è assolutamente giusto. Penso che a volte le persone non sappiano cosa aspettarsi e ho letto delle recensioni in cui il redattore di turno diceva di noi che, essendo una band metal, scrivevamo album troppo soft. Tuttavia non abbiamo mai fatto altro che questo. Viviamo nella parte settentrionale della Svezia e molti dei nostri membri provengono da piccoli villaggi dove il metal è molto popolare, ma nessuno di noi ha un background metal. La maggior parte di noi sono musicisti folk o punk, benché ci piacciano, soprattutto per l’unione di musica e spettacolo, Avantasia, Edguy, Sonata Arctica e via dicendo. E neanche sappiamo esattamente come siamo finiti alla Napalm Records, in qualche modo ci hanno trovato e i riscontri a livello di vendite e di richieste di partecipare ai festival è stato e continua a essere soddisfacente.

Cosa mi dite, invece, dei vostri pseudonimi? Immagino ci sia uno studio accurato alla base delle scelte effettuate.

Lovisa: Sì e no. A volte vengono fuori improvvisamente. E riguardano non soltanto la recitazione, ma anche molto chi siamo come esseri umani, come musicisti, come persone creative e in quale tipo di posizionamento sociale sentiamo di trovarci. Il mio soprannome, per esempio, è Quick Fhinn e può essere interpretato sia nel senso che, in alcuni brani, suono le percussioni molto velocemente sia che non sono molto alta, quindi forse sono piccola e veloce, ma ci potrebbero essere anche altri significati. Abbiamo anche Battery, lo pseudonimo della nostra cara Ina Molin, lei anche è una percussionista, ma in realtà non conosco precisamente la storia dietro il suo nome d’arte. Tu la conosci, Magda?

Magda: Non la ricordo, ma posso aggiungere che ogni persona nel nostro equipaggio ha la sua meta-storia. Quindi entrambe abbiamo questa meta-storia per la band e ogni membro della ciurma ha anche una propria storia e la inventiamo man mano perché è connessa a eventi reali che magari accadono in tour o a cose che succedono nelle nostre esistenze private che sentiamo influenzare anche gli alter ego pirati, cambiando poi nel corso del tempo. Per esempio, di recente ho ricevuto un estensione del mio soprannome, ovvero Magda Malvina Märlprim, also Magpie by repute, perché sentivo che qualcosa che è avvenuto nella mia vita personale richiedeva uno sviluppo del mio personaggio, se così si può dire. Tutto questo finisce nel songwiritng, al quale partecipiamo più o meno tutti e comunque in misura maggiore rispetto al passato.

Lovisa: Tra l’altro sono Hampus “Monkey Boy” Holm e Peter che realizzano questi costumi e li disegnano per noi, pensando sia alla personalità degli alter ego sia al modo in cui siamo come persone. Noi viaggiamo e viviamo con il nostro equipaggiamento da pirata quando siamo in tour. L’odore dei vestiti, il suono che fanno gli stivali e le fibbie e le reazioni degli astanti aiutano tutti a capire se bisogna modificare qualcosa o meno.

Preso atto che il fenomeno della pirateria vi interessa soprattutto storicamente, ci sono dei libri e dei film che in tal senso vi hanno colpito particolarmente?

Lovisa: Beh, personalmente non mi piace la saga cinematografica di Pirates Of The Caribbean, sono film sicuramente divertenti, però non li guardo con la stessa passione che potrei avere per opere artistiche storicamente corrette. In realtà, ho il mio libro preferito sui pirati proprio qui accanto a me (si alza per prendere il libro, ndr). È in svedese, però. È fantastico, si chiama “Pirater: sjöröveriets guldålder i Atlanten och Karibiska havet” (in italiano “Canaglie di tutto il mondo. L’epoca d’oro della pirateria”, ndr).

Magda: Ce l’ho anch’io qui!

Lovisa: Sì, è un libro dello storico Marcus Rediker. Vi consiglio vivamente di leggerlo. E poi amo “Pippi Långstrump”.

Magda: “Pippi Långstrump”, come sai, è un libro svedese per ragazzi di Astrid Lindgren. Ma aspetta, cosa c’entra con i pirati?

Lovisa: Suo padre Efraim è un pirata.

Magda: Giusto, il re dell’isola di Taka-Tuka.

In Italia la chiamiamo “Pippi Calzelunghe”, conosciamo il libro soprattutto attraverso l’omonima serie televisiva che ebbe molto successo. Ma sono esistiti dei veri pirati svedesi?

Magda: Anche noi siamo fan della serie! Comunque sì, di pirati svedesi e scandinavi ce ne sono, non molto famosi, ma un paio hanno una certa importanza. Mi piacerebbe darti degli esempi adesso, ma posso soltanto dirti che esistono. Forse non nel senso tradizionale, ecco.

Tra release, show, presenze in alcuni festival e le date europee del World Ex Tour 2025 che partiranno da settembre, ho notato che la Germania è una delle mete preferite per i vostri concerti. Vi sentite particolarmente apprezzati in terra tedesca?

Magda: Suoniamo in Germania da così tanto tempo, abbiamo fatto il nostro primo concerto in Germania credo nel 2013 ed è per questo che abbiamo una fanbase fedele lì. E quindi ha senso per noi continuare a tornare da quelle parti. Ma negli ultimi anni ci siamo espansi anche in altri paesi europei, della cui risposta siamo stati molto contenti e dunque non vediamo l’ora di visitarli sempre più spesso. Siamo stati tante volte nel Regno Unito e abbiamo iniziato a recarci con maggior frequenza in Polonia, Repubblica Ceca, Belgio, Paesi Bassi, è molto entusiasmante. La cosa positiva è che ora abbiamo un grande pubblico non soltanto in terra tedesca, ma anche altrove nel Vecchio Continente.

Salirete in diciotto sul palco? Oppure ce ne sarà soltanto una parte?

Magda: Beh, di solito siamo circa in dieci persone, non viaggiamo mai in venti. Perché la maggior parte di noi ha un lavoro regolare e ha una famiglia a casa. Quindi non possiamo essere tutti in tour per ogni data programmata. Ecco perché abbiamo questo sistema in cui alcune persone ci sono quasi sempre e altre cambiano. Quindi non sai, quando vieni a uno spettacolo degli Ye Banished Privateers, chi vedrai esibirsi o quali strumenti saranno rappresentati sul palco.

Il 10 ottobre potremo ammirarvi in Italia, specificamente al Live Club di Trezzo sull’Adda e non è la prima volta che suonate da noi. Serbate dei buoni ricordi di quella prima esperienza?

Lovisa: Sì, abbiamo già suonato a Milano un paio di anni fa. È stato fantastico. Abbiamo mangiato la pizza, che ovviamente è stata ottima. E non sapevamo cosa aspettarci perché era la nostra prima volta in assoluto in Italia. E poi è arrivato questo autobus pieno di trenta pirati che erano lì solo per noi ed è stata un’esperienza incredibile, onestamente. Ci hanno portato dei piccoli regali, sono stati così dolci e avevano una band con musicisti fantastici e canzoni fantastiche. Quindi, hanno suonato un concerto per noi dopo il nostro concerto e sì, quello è stato epico. Non vedo l’ora di tornare da voi e mi auguro che quelle persone saranno di nuovo lì, così potremo incontrarle di nuovo, sperando che portino anche altri amici.

Grazie mille per il tempo che ci avete concesso. Quale messaggio vorreste condividere con i nostri lettori e i vostri fan italiani?

Magda: Un saluto da parte di entrambe anche a voi. Speriamo davvero che vi piaccia “’Till the Sea Shall Give Up Her Dead” e ci auguriamo di vedervi ai nostri spettacoli dal vivo.

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