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Intervista – The Hellfreaks (Shakey Sue)

Ciao Sue, benvenuta su SpazioRock! Gli ultimi due anni avete avuto molto da fare: avete pubblicato un album [“God On The Run”, ndr], firmato per una nuova label e poco fa pubblicato il nuovo singolo “Old Tomorrows”. Come sta andando?

Prima di tutto grazie mille per lo spazio che mi state dando. Sto bene, grazie! Come hai detto, siamo stati molto occupati nell’ultimo periodo, ma è stato bello poter fare tutto ciò. Ci siamo concentrati tantissimo su “God On The Run”, abbiamo lavorato molto ed è stato tutto un po’ difficile perché l’abbiamo pubblicato una settimana prima che tutta l’Europa chiudesse per la pandemia. Siamo riusciti a fare solo quattro concerti prima di dover andare a casa e non abbiamo potuto promuovere l’album come avremmo voluto. Abbiamo cercato di stare più a contatto con i fan online, mentre aspettavamo che la situazione migliorasse, quindi da questo punto di vista è stato interessante chattare con loro e parlarci in un contesto che fosse diverso dal tour. Ovviamente la situazione non è migliorata e quindi abbiamo deciso di impiegare il tempo scrivendo della nuova musica. La prima canzone che abbiamo scritto è proprio “Old Tomorrows”, che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa.

Parlando proprio di questo nuovo brano, il testo affronta il problema del gap generazionale. Potresti illustrarci meglio questo concetto?

Sì, esatto, l’argomento è proprio quello. Il punto è che fin da piccoli ci viene insegnato che dobbiamo rispettare a prescindere le persone più grandi di noi. Ma il mondo sta cambiando velocemente ed è diverso da quello di due o anche di una generazione fa. La conseguenza di tutto questo progresso tecnologico e dei cambiamenti è che le persone crescono in modo diverso e si comportano in modo diverso rispetto a come facevano i propri nonni o genitori, è una cosa normale. Le cose sono cambiate velocemente e si è venuto a formare un gap anche perché le vecchie generazioni spesso non vogliono imparare dalle nuove, anche se potrebbero farlo. Il rispetto deve essere reciproco, così come la voglia di imparare qualcosa dagli altri.

Dal punto di vista musicale e della scrittura c’è stata qualche differenza tra questo brano e gli album precedenti? La pandemia ha in qualche modo influenzato questi aspetti?

Per noi in realtà c’è stato un grande cambiamento tra il terzo e il quarto album, ovvero “God On The Run”. Lì abbiamo cambiato metodo e ora stiamo proseguendo su quella strada anche con i pezzi nuovi. L’autore principale delle basi è il nostro bassista Gabor, è quello che arriva con tutte le idee migliori e che lavora di più sull’aspetto musicale. Tra l’altro la parte iniziale di “Old Tomorrows”, quella urlata, era stata scritta mentre stavamo lavorando a “God On The Run”, ma non abbiamo trovato un buon modo di utilizzarla in quel contesto. Per questo pezzo invece è perfetta.

Hai detto prima che avete scritto anche altri nuovi pezzi oltre a “Old Tomorrows”, ma quindi state pensando ad un nuovo album in cui sarà contenuto anche questo singolo?

Sì, esattamente. Ci stiamo lavorando, abbiamo finito alcune canzoni, ma niente è ancora completo. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda del precedente, ma con parti ancora più aggressive, senza dimenticare anche la melodia. Vedremo come andrà avanti.

Effettivamente riuscite a equilibrare molto bene le parti più aggressive e sporche con quelle più melodiche…

Sì, ci piace molto variare quando scriviamo musica. Ascoltiamo un sacco di generi diversi ed è per questo che ci sono tante cose diverse nei nostri brani. Forse sarebbe più facile concentrarci su un solo genere, ma ci piace scoprire e fare sempre cose nuove.

Dopo più di 10 anni di carriera siete arrivati a firmare con un’etichetta molto grossa e questo può considerarsi un punto importante del vostro percorso. Come ti senti guardandoti indietro? C’è qualcosa che avresti fatto diversamente?

Ottima domanda, ultimamente ho pensato tantissimo a questo aspetto. Come hai detto la band è nata più di 10 anni fa e ci sono successe cose belle, ma cose anche brutte. La band inizialmente era diversa da quella di ora, abbiamo pubblicato due album a inizio carriera, ma poi nel 2014 ci siamo divisi. È stato un colpo per me, ovviamente credevo che fosse la fine della mia carriera musicale. Ci siamo divisi perché molte cose non funzionavano tra di noi. Forse ci sono un paio di cose che avrei fatto diversamente, ma credo che alla fine non sarebbe cambiato nulla e che semplicemente non c’era altra soluzione. Per me è stato difficile, non riuscivo ad accettare che fosse la fine del mio sogno. Dopo sei mesi però, abbiamo ricevuto una mail dagli organizzatori di un festival californiano, che ci chiedevano di andare a suonare lì perché non sapevano che ci eravamo sciolti [ride, ndr]. Il batterista della band era un mio grande amico, quindi mi ha chiamato e mi ha detto che dovevamo assolutamente trovare un modo per affrontare la questione, trovare nuove persone e riprendere a suonare. Per noi era un’occasione d’oro, è stato assurdo ricevere una proposta per un festival americano, visto che siamo di Budapest e quindi abituati a suonare nelle nostre zone. In quel momento ero davvero giù di morale, ma gli ho detto “Se riesci a trovare due persone buone e affidabili per rimettere su la band, io ci sono”. Alla fine posso dire che grazie a quella mail la mia vita è completamente cambiata in positivo. Sono riuscita a circondarmi di persone fantastiche, con cui suonare il tipo di musica che adoro e grazie a loro, alla loro vicinanza, ai consigli sono riuscita anche a migliorare molto dal punto di vista vocale. E tra l’altro in questo modo ho conosciuto mio marito, quindi è stata sconvolta in positivo anche la mia vita privata. Ho passato momenti molto difficili, ma dopo è arrivata una grande occasione e l’ho sfruttata per risollevarmi, quindi ogni tanto è giusto ripensare a quei momenti. Forse ho preso delle decisioni sbagliate, ma alla fine è andato tutto per il meglio.

È davvero bello sentire questo genere di storie, complimenti!

Ti ringrazio!

Passando ad altro… Una delle vostre maggiori fonti di ispirazioni è la musica punk, che da sempre è stata usata anche per lanciare un messaggio. Qual è il messaggio che volete mandare con la vostra musica?

Credo che sarebbe noioso mandare un solo messaggio, quindi cerco di mandarne diversi in ogni canzoni. Però è comunque vero che la musica punk è una fortissima fonte di ispirazione per me, fin da quando ero una ragazzina. Da piccola ero una ginnasta professionista e quando avevo 14 anni ho avuto un infortunio piuttosto grave, mi sono dovuta operare alla schiena e la mia carriera è finita così. È stato un colpo tremendo. Fare uno sport del genere vuol dire iniziare prestissimo e allenarsi per ore quasi tutti i giorni, quindi la ginnastica era letteralmente la mia vita e adoravo praticarla, nonostante questo non mi abbia permesso di avere un’infanzia normale, visto che tutto girava intorno a quello. Dover smettere per quel motivo a 14 anni è stato orribile, mi sono convinta che certe volte puoi combattere quanto vuoi per qualcosa, ma alla fine non riuscirai comunque ad ottenerla. Ho dato tutta me stessa per anni e ho dovuto abbandonare la mia vita a causa di quell’infortunio. In quel periodo terribile mi sono allontanata da tutto quello che era la mia vita precedentemente e in quel momento ho scoperto la musica punk, che senza fronzoli e senza scuse puntava dritta a quanto può essere ingiusta la vita. Questo mi ha aiutato tantissimo, mi sono sentita compresa e da allora per questo motivo cerco di sempre di condividere le mie esperienze negative, perché in questo modo magari altre persone sono più incoraggiate a farlo e questo può farle star meglio. Questo è quello che mi ha insegnato il punk, quindi è più di una semplice ispirazione musicale.

In questo periodo state tornando a suonare dopo la lunga pausa forzata per la pandemia. Come sta andando?

Sì, qui in Ungheria i concerti sono consentiti da giugno e non essendo un Paese molto grande esiste un solo festival che propone rock e metal, gli altri mischiano diversi generi. Quindi non abbiamo suonato moltissimo, ma è stato divertente comunque. Una data l’abbiamo fatta con i Jinjer e i Kreator e suoneremo di nuovo a Budapest, la nostra città. Non vedo l’ora perché cerchiamo sempre di suonare almeno una volta all’anno a casa, ma l’anno scorso non abbiamo potuto ovviamente.

Invece state già programmando date per un tour fuori dall’Ungheria?

No, non ancora. Preferiamo aspettare che sia fattibile suonare, senza dover continuare a programmare e spostare le date. Per ora ci concentreremo sull’album.

C’è qualche album di un altro artista che ti ha aiutato a superare il periodo di isolamento?

Questa è difficile, non c’è stato un album in particolare. Posso dirti che ultimamente sto ascoltando molto il nuovo dei Jinjer, ma ascolto tanta musica diversa. Qualche mese fa mi ero fissata con Yungblud, ad esempio. Le mie playlist sono abbastanza strane [ride, ndr].

Ok, questa era l’ultima domanda, grazie mille per questa intervista. Congratulazioni per “Old Tomorrows” e in bocca al lupo per il nuovo album!

Grazie a te! Ci impegneremo al massimo per fare un buon lavoro!

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