Inizio di settembre tinteggiato di nero metallo.

absolutum (1)

Absolutum – Endura (Crawling Chaos)

Con i loro primi due EP, gli Absolutum suscitarono grande scalpore nel panorama black metal tedesco, diventando un punto fermo in ambito underground sia locale che europeo. Il gruppo, che include membri di Total Negation, Valborg e progetti vari, trova ora la forza di realizzare un disco sulla lunga distanza, “Endura”, capace di andare oltre il già buonissimo livello dei mini “I” (2018) e “II” (2019). Il nuovo disco continua a trarre chiaramente ispirazione dai padri fondatori norvegesi della scena nera come Emperor e Satyricon, servendosi di una produzione cristallina e poderosa che rende onore agli otto brani della tracklist, soprattutto durante le trionfali sezioni in mid-tempo, opime di una qualità aggraziata e maestosa. La band riesce a conservare un certo grezzume di fondo e possiede anche una latente affinità con il death metal più atavico, soprattutto nella resa vocale del singer degli Ævangelist – versione Matron Thron – Stéphane Gerbaud, ma l’impulso alla frenesia più brusca spesso si stempera tra le fauci di un’epica a tratti eterea delle composizioni, scivolando verso la generale sobrietà, aspetto non sempre riscontrabile a livello di genere. Germania sempre grande protagonista in ambito estremo.

Tracce consigliate: “You Will Burn Yourself On The Path Of Truth”, “In the Shadow Of The Forest, The Entities”, “What Will Be Our Redemption”

Autrest (1)

Autrest – Burning Embers, Forgotten Wolves (Northern Silence Productions)

Due anni dopo il debutto “Follow The Cold Path”, gli Autrest ritornano con una nuova opera sulla lunga distanza che, ancora una volta, segue gli stilemi classici dell’atmopheric black metal più malinconico e contemplativo. Niente nella musica, nell’estetica e persino nell’etichetta tradisce un’origine sudamericana, ma in realtà il monicker proviene dal Brasile, a migliaia di chilometri dai paesaggi nebbiosi che ne caratterizzano la proposta, e soprattutto questo secondo album, “Burning Embers, Forgotten Wolves”, sembra giungere direttamente da una nazione dell’Europa orientale, Bulgaria, Ucraina o Ungheria non ha importanza. Inoltre dietro la band si cela un solo uomo, Matheus Vidor, musicista che possiede la capacità di sapere esattamente come direzionare le proprie idee compositive, senza cercare di conformarsi alle tendenze della scena locale. Il suo metallo nero si snoda tra le ombre frondose dei boschi, dolorosamente meditabondo e serenamente purificatore, un sound che si avvicina a quello di gruppi quali Bloodbark, Eernal Valley e Spell Of Dark, tutti, non a caso, sotto l’egida della label tedescsa Northern Silence Productions. Nulla di davvero eclatante, ma in un genere così saturo il talentuoso progetto carioca si difende alla grande.

Tracce consigliate: “Forgotten Wolves”, “Ruins Of The Lost”, “Chasm Of Time”

Innern (1)

Der Weg Einer Freiheit – Innern (Season Of Mist)

Fondati nel 2009, i Der Weg Einer Freheit contano su un solo membro originale, il chitarrista e singer Nikita Kamprad, cuore e forza trainante della band, mentre il batterista Tobias Schuler, il suo partner più longevo, milita in line-up dal 2011, con Nicolas Rausch e soprattutto Alan Noruspur, rispettivamente seconda ascia e basso, che rappresentano delle aggiunte più recenti. Nel nuovo album “Innern”, i bavaresi offrono il miglior esempio del proprio stile musicale, un black metal dalle venature post che alterna cruda violenza a passaggi di grande finezza emotiva, così profonde da sfiorare la trascendenza. Si tratta di un album che non evoca un viaggio verso terre lontane o un’immersione nel passato ancestrale del mondo, mostrando invece la capacità di trasmettere all’ascoltatore la sensazione di uscire da sé stesso e di arrampicarsi a una forma di pura lucidità. I testi, in tedesco e inglese, affrontano temi, quali la cancellazione dell’identità e il dolore dell’esistere in una prospettiva che non contempla soltanto la sofferenza, ma anche la possibilità della guarigione interiore. Un lavoro nel quale i tedeschi continuano a esplorare i confini dell’estremo senza mai tradire le atmosfere coltivate sin dall’esordio omonimo: e lo fanno decisamente bene!

Tracce consigliate: “Marter”, “Xibalba”, “Forlorn”

Hasard (1)

Hasard – Abgnose (I, Voidhanger Records)

Due anni dopo l’esordio “Malivore” (2023), torna il solo project Hasard con “Abgnose”, un lavoro il fulcro tematico del quale ruota attorno al concetto che nessun potere superiore, se non il puro caso, controlli il destino dell’umanità. Al netto delle interpretazioni filosofiche, quest’idea, enfatizzandone l’aspetto fatalistico, potrebbe connettersi alla perfezione all’orrore cosmico suscitato dalla musica composta dal polistrumentista Hazard. Già le sonorità dello scorso full-length sembravano un’entità difficile da afferrare per mezzo dell’orecchio umano, un manifesto black metal perverso e spaventoso e le cui decorazioni sinfoniche da musica da camera non facevano altro che accrescere l’atmosfera sinistra generale. Il nuovo LP prosegue incrollabilmente sulla medesima strada, diventando ancora più aggressivo e contorto, con l’ascoltatore stritolato nel mezzo di tale terrificante vortice, preda di uno spettacolo apocalittico che ben figurerebbe come soundtrack per vecchi classici del cinema muto espressionista. Una sorta di motivo a spirale si ritrova poi nelle melodie, spesso sotto forma di frasi cicliche che non offrono alcun conforto, sottolineando invece la natura febbrile di un disco claustrofobico e terrificante. Avanguardia alla francese.

Tracce consigliate: “Oniritisme”, Negascendence”, “Antienne Estrale”

Fire (1)

Shatterer – Fire (Nomad Snakepit Productions)

Yonas “Mörk” Lindskog è noto sia come polistrumentista e unico membro dei Malign sia in veste di collaboratore di Shining, Svartsyn, Triumphator e Watain, ma cosa abbia davvero fatto nell’ultimo decennio l’artista svedese rimane un vero mistero. Questo illustre gentiluomo ritorna nel 2025 con addirittura due band, i Fienden, nei quali milita il singer degli AO Chuda Yuda, e specialmente gli Shatterer, progetto di cui rappresenta l’unico direttore d’orchestra. La demo “Fire” rappresenta un esordio non troppo originale, ma piuttosto efficace, con i tre brani del lotto provvisti di titoli connessi in qualche modo al tema del fuoco e che scatenano un’orgia d’oscurità tipica del black metal underground dei primi anni ’90, quando il genere era ancora fresco e frizzante, trasudando violenza ed entusiasmo giovanile da ogni poro. Eppure, la musica degli Shatterer non scatena un inferno di blast beat che brucia rapidamente tutto ciò che incontra sul proprio cammino, ma si diffonde con lenta costanza occult doom, come un incendio covante capace di annusare qualsiasi cosa odori di sacro, ardendolo poi al rogo con furia belluina. In attesa del full-length di debutto, godiamoci questa meravigliosa combustione nero fiamma.

Tracce consigliate: “I Aflame”, “Burning All”

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