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L’angolo oscuro #30

Trentesimo appuntamento con il corteo delle entità oscure.

Behemoth – Sventevith (Storming Near The Baltic) (Metal Blade Records)

Nel 2020 i Behemoth pubblicarono una ristampa dell’iconico EP “And The Forests Dream Eternally”; ora tocca al loro primo LP, “Sventevith (Storming Near The Baltic)”, ricevere la medesima riverniciatura, arricchita da alcune bonus track, già invero incluse nella compilation “Demonica” (2006), e da una pugno di ruspanti pezzi live, utili per familiarizzare con la fase giovanile – e più chiassosa – della formazione polacca. Ci troviamo nel 1995, e, all’epoca, il diciottenne Nergal, oggi unico superstite della line-up originale, era ancora molto lontano dallo status di celebrità raggiunto nei tempi recenti, così come il sound novantiano della sua creatura appare molto distante dal marchio laccato ed elegante degli ultimi album. La ricetta dell’esordio consisteva in un black metal frenetico e graffiante, vicino al modello stilistico dei prime mover norvegesi, specialmente Emperor e Ulver, e caratterizzato da una produzione estremamente cruda e trasandata, un obbligo visto il budget contenuto dell’epoca. Darski ulula e strepita ossessivo al pari di un satanasso in fasce, il resto trasuda entusiasmo e alte ambizioni: da possedere gelosamente.

Tracce consigliate: “Chant Of The Eastern Lands”, “Hidden In A Fog”, “Entering The Faustian Soul”, “Transylvanian Forest”

Beyond Grace – Our Kingdom Undone (Prosthetic Records)

Nel 2014 quattro giovani ragazzi di Nottingham decisero di ribattezzarsi Beyond Grace dopo aver suonato in precedenza con i nomi di Threnody e Bloodguard. Il debutto, “Seekers” (2017), lasciava ben sperare circa la qualità della proposta; il nuovo platter, “Our Kingdom Undone”, testimonia la crescita graduale dell’ora quintetto britannico. La cover potrebbe suggerire un sound tra Manilla Road ed Eternal Champion, ma gli inglesi, in realtà, si dedicano al metallo della morte più tecnico e progressivo con lievi influenze deathcore. I brani, fluviali ed espansivi, e baciati da una produzione ad hoc, vengono costruiti con la massima attenzione al dettaglio, tanto che ciascuno di essi costituisce un cosmo a sé stante, sciorinando durezza e momenti di pura acrobazia senza perdere equilibrio. Sulla scia di Decapitated, Origin e Rivers Of Nihil, al gruppo manca ancora il senso melodico dei grandi del settore, così come al growl e alle urla del singer Andrew Walmsley difettano, nonostante la buona lena generale, l’elasticità necessaria per affrontare un disco di tale complessità strutturale. Da tenere sott’occhio: l’età rappresenta un punto a loro favore.

Tracce consigliate: “Barmecide Feast”, “Hive Mind”, “Our Kingdom Undone”

Black Mass – Feast At The Forbidden Tree (Redefining Darkness Records)

Mentre una decina d’anni fa l’ondata del revival thrash traeva la propria ispirazione, tanto estetica quanto stilistica, esclusivamente da New York e dalla Bay Area, oggi l’attenzione si rivolge più spesso all’Europa, in particolare a Germania e Gran Bretagna. Questo non significa che i Black Mass, terzetto proveniente dal Massachusetts, non abbia incorporato in “Feast At The Forbidden Tree” materiale sonoro da Exodus e Slayer; se la loro presenza risulta palpabile, sembrano innegabili, e di maggiore importanza, altre influenze, dai Venom ai Sodom passando per i prezzemolini Celtic Frost, i Mercyful Fate e tutto ciò che afferisce al proto-extreme degli anni ’80. Il rodaggio effettuato con i lavori anteriori, “Ancient Scriptures” (2015) e “Warlust” (2019), è servito ai bostoniani per affinare la propria cifra compositiva, caratterizzata da mitragliate di riff assassini, a tratti confinanti con l’hardcore, e da un tessuto ritmico di potenza inaudita. La copertina di soggetto fantasy, che ricorda quelle di Eternal Champion, Heavy Load, Manowar e Molly Hatchet, non deve ingannare: qui si martella, inesorabilmente.

Tracce consigliate: “Dead To The World”, “A.S.H.E.S.”, “Betrayal”, “Blood Ritual”

Lvcifyre – The Broken Seal (Norma Evangelium Diaboli)

Un’uscita sotto il patrocinio della Norma Evangelium Diaboli non rimanda soltanto, dal punto di vista concettuale e sonoro, ad ambienti infernali: ne fa sentire le fiamme sulla pelle, ustionandola nel profondo. A questo proposito colpisce nel segno il terzo full-length in studio dei Lvcifyre, band di stanza a Londra, ma composta da due polacchi e un portoghese, e la cui assenza sulla lunga distanza perdurava ormai da sette anni, nonostante la pubblicazione nel 2019 dell’EP “Sacrament”. “The Broken Seal” si rivela un riuscito esercizio black/death dissonante e purulento, che ha imparato a memoria la lezione di Incantation e Immolation incanalandola all’interno di un caos controllato dal quale emergono atmosfere fumose e ipnotiche. Meno istintivo rispetto al passato, il gruppo dimostra come evocare un clima dantesco attraverso una scrittura poliedrica, che si ciba delle convenzioni per scavalcarle a piedi uniti e con l’obiettivo di trascinare l’ascoltatore in un’oscurità assoluta e divorante, figlia delle tenebre e dell’angoscia. Un album di caratura notevole, che contiene oltretutto un pizzico d’Italia nelle vene considerato il luogo di registrazione, ovvero gli studi milanesi/comaschi SPVN.

Tracce consigliate: “Gods Await Us”, “The Broken Seal”, “Black Mass”

Pestilential Shadows – Revenant (Seance Records)

A eccezione di una compilation edita nel 2019, “The Fate Of All That Lives: Impaled By The Moon”, i Pestilential Shadows non realizzavano nulla di nuovo dal lontano 2014, quando venne rilasciato il discreto “Ephemeral”. Anche nel presente “Revenant” gli esperti australiani, attivi sin dal 2003, espongono il tema da loro prediletto della morte e dei suoi derivati, approfondendo, come si evince dal titolo, le caratteristiche e le conseguenze di un riposo eterno interrotto. Il quartetto del New South Wales, appartenente al bestiale circolo underground dell’Order Ater Anguis, in compagnia di Black Funeral, Drowning The Light, Harvest, Ichor, Naxzul e via dicendo, si dedica a un black metal duro e puro, molto grezzo, ma che non disdegna raffinatezze melodiche e arabeschi vari nei momenti più solenni. Comunque, un prodotto di vera cattiveria nera, morboso e terrificante, che rimane costantemente intenso e privo di cali di tensione significativi. Attenzione, perché il Tristo Mietitore potrebbe saltar fuori dai solchi del disco e carpirvi l’anima.

Tracce consigliate: “Procession Of Souls”, “Twilight Congregation”, “Beneath The Dying Stars”

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