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L’angolo oscuro #43

Appuntamento a fortissime tinte black metal per la nuova puntata dell’angolo oscuro.

Chaos Invocation – Devil, Stone & Man (World Terror Committee)

Formatisi nel 2004 e autori di tre ottimi full-length sempre tramite la World Terror Committee, i Chaos Invocation sono diventati un pilastro dell’underground black metal tedesco ed europeo in generale. La loro ultima prova, “Reaping Season, Bloodshed Beyond” (2018), un pugno di ferro lanciato attraverso sinuosi e serpentini corridoi melodici, lasciava presagire, pur nella sua fisicità, scelte in linea con le tendenze meno trve del metallo nero contemporaneo. I teutonici, invece, rovesciano sul nuovo “Devil, Stone & Man” – sempre edito dalla fida label – sita a Tangerhütte, una sporcizia oscura e terribile che risultava attutita nel dinamico predecessore, confezionando un platter diretto e aggressivo come mai nella carriera. Il già robusto songwriting, migliorato nei dettagli e nelle sfumature e che va oltre la lezione di Mayhem, Morbid Angel e Watain, si giova di una produzione massiccia e ultraprofessionale, splendida nel dare corpo a un vortice travolgente e cerimoniale in grado di straziare l’animo e far digrignare i denti a chi ancora crede nella bellezza del mondo. E la cover da demo anni ’90 testimonia da dove vengano e dove siano diretti questi cantori del pessimismo e della blasfemia.

Tracce consigliate: “A Stranger’s Pale Hand”, “Diabolical Hammer”, “Triple Fire”, “Sacrifices”

Falls Of Rauros – Key To A Vanishing Future (Eisenwald)

È facile restare impelagati nel mare magnum dell’atmospheric black metal, considerando l’enorme numero di band che si dedica al genere e ai dischi spesso in fotocopia realizzati durante quest’ultimo decennio. Fortunatamente, gli statunitensi Falls Of Rauros, ormai sulla breccia dal 2005, riescono quasi sempre a distinguersi dalla massa e il nuovo album in studio “Key To A Vanishing Future”, il sesto della carriera, non fa che confermare tale trend positivo, rivelandosi il punto di arrivo di un processo di arricchimento stilistico avviato con decisione nello scorso “Patterns In Mythology” (2019). Chitarre magniloquenti, synth radiosi, accordi maggiori, un basso caldo e rotondo, esplosioni post rock, una linea compositiva dal taglio progressive, rendono l’album ambiguamente solare, visto che i suoi riflettori fanno luce su un mondo in procinto di sprofondare nella miseria e nella disperazione. Un sound, dunque, di portata più ampia rispetto alle origini, esaltato da una produzione nitida e potente, capace di restituire quell’alternanza tra amara euforia e dolce costernazione che il quartetto del Maine potrebbe presto limare in direzione dell’equilibrio e dell’incisività. Emozioni nere.

Tracce consigliate: “Desert Of Heart”, “Survival Poem”, “Daggers In Floodlight”

Hell Militia – Hollow Void (Season Of Mist Underground Activities)

Ha senso un quarto LP degli Hell Militia senza Meyhna’ch alla voce? Domanda inevitabile, dal momento che il vecchio maestro delle Legioni Nere bretoni e dei mitologici Mütiilation è stato uno dei fondatori della band, prima di uscirne nel 2013 dopo uno split colorato di NSBM con Antaeus, Eternal Majesty e Deviant e tre album in studio. Se a ciò aggiungiamo la morte del bassista LSK e l’abbandono del talentuoso chitarrista J. Persecutor, il leggendario 666 Torturer degli Arkhon Infaustus, le premesse per un lavoro dignitoso a distanza di dieci anni esatti dall’ultimo “Jacob’s Ladder” non sembravano delle migliori. In realtà, i francesi ripartirono quasi subito con i nuovi innesti, eppure, sino a oggi, erano stati incapaci, per svariati motivi, di registrare del materiale originale, tanto che sorprende non poco l’uscita del presente “Hollow Void”. Da vere milizie al servizio di Satana e mantenendo intatta la propria tradizione sonora, i transalpini sputano sul mondo un necro black metal buio, distruttivo, corrotto, privo di orpelli e facili melodie, darkthroniano fino al midollo, eppure di gran lunga più tossico e depravato. Benvenuti all’Inferno.

Tracce consigliate: “Lifeless Light”, “Dust Of Time”, “Corruption Rejoice”

Heltekvad – Morgenrødens Helvedesherre (Eisenwald)

Chi conosce la scena del metallo nero danese, sa che pronunciare il nome di Ole Pedersen Luk equivale ad applicare, senza dubbio alcuno, il marchio di qualità a ogni suo progetto. Ex membro dei Solbrud e padrone assoluto degli Afsky, il musicista di Copenhagen, ora, unisce le forze con altri due connazionali di spicco, Simon Skotte Krogh dei Sunken e Simon Frenning Sørensen dei Morild, per dar vita agli Heltekvad, formazione dedita a un black metal dal taglio classico, profondamente radicato tanto nella prima ondata quanto nel sound scandinavo degli anni ’90. Sia dal punto di vista contenutistico che da quello estetico, questo loro esordio, “Morgenrødens Helvedesherre”, guarda a un’epoca storica precisa, il Medioevo, rievocandone le atmosfere non soltanto attraverso l’artwork e a un leggero tocco epico, ma anche grazie all’inserimento di strumenti tradizionali come campane, corni, fiati e flauti ad ancia. Ricostruzione che non ha nulla di artificiale o goffamente hollywoodiana, idonea nel calare l’ascoltatore in un rumoroso mercato tessile di una qualsiasi città dell’età di mezzo, nel quale, improvvisamente, un putiferio dissonante e tenebroso spazza via uomini e bancarelle. Macchina del tempo in modalità on.

Tracce consigliate: “Ærbødig Er Den Som Sejrer”, “Fornægter Din Æt”, “Døden Står Ved Himmelens Port”

Order Of Nosferat – Nachtmusik – (Purity Through Fire)

Gli Order Of Nosferat sono un gruppo ancora molto giovane, ma già estremamente attivo, visto che nel 2021 ha pubblicato un paio di album sulla lunga distanza, l’esordio “Necuratul” e il sequel “Arrival Of The Plague Bearer”. Non stupisce, dunque, l’uscita di un terzo disco a stretto giro di posta, “Nachtmusik”, sempre sotto l’egida della Purity Through Fire e opera di una line-up smilza e stabile, composta dal batterista finnico Anzillu (Iku-Turso, Serpentfyre) e dal polistrumentista, cantante e songwriter tedesco Count Ravenant (Sarastus, Sarkistra, Slagmark). Anche questa volta, il black metal proposto dal duo si rivela un violentissimo uragano, dalle ritmiche nervose e dalla voce costantemente in screaming, nel quale il velo delle tastiere e i riff accattivanti operano da relativo alleggerimento al tutto, con un occhio alla scena melodica finlandese e l’altro agli australiani Drowning The Light. Certo, cinque tracce atmosferiche in dungeon synth su un lotto di dieci appaiono un po’ troppe, come anche pubblicare lavori con eccesiva frenesia, tuttavia per il futuro la coppia promette davvero bene, dal momento che non mancano esperienza e competenza. I vampiri restano un evergreen.

Tracce consigliate: “Tunes Of Nocturnal Tragedies”, “Bloodlust Nightmares Raging Wild”, “My Final Breath”

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