Demo, EP, full-length: di tutto e di più in questo nuovo appuntamento con l’estremo.

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Acid Reign – Daze Of The Week (Back On Black)

Gli Acid Reign sono attivi sin dal 1985, ma dopo un paio di lavori, si sciolsero sei anni dopo, tornando sulla mappa del metal nel 2019 con “The Age Of Entitlement”. Poi un secondo periodo di silenzio, il successivo rimescolio della line-up, il ritorno alla voce di Howard “H” Smith, l’unico membro fondatore rimasto e finalmente l’arrivo del nuovo disco “Daze Of The Week”, veicolo di un vibrante e aguzzo crossover/thrash metal. Carattere, precisione, un rude fascino punk che continua a trapelare dal sound dei britannici, come se qualcuno avesse segretamente versato della del catrame negli amplificatori della sala prove, rendono l’album degno di comparire a fianco di “The Fear” (1989) e “Obonoxious” (1990). A ciò si aggiungono potenti melodie, ritornelli memorizzabili e qualche scheggia alternative, mentre follia sociale, conflitti personali, bugie, autoinganni e quella pazzia quotidiana ormai chiamata normalità rappresentano i temi principali di un lotto che certo non rinuncia al black humor tipico degli inglesi. Una band che graffia la facciata dell’autocompiacimento moderno per mezzo di un piede di porco musicale intriso di ruggine e, benché non tutto funzioni alla perfezione, onore e gloria a pezzi incisivi e di sostanza. E divertenti!

Tracce consigliate: “The Who Of You”, “Sorrowsworn”, “Blind Lies”

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Artillery – Made In Hell (Mighty Music)

Mentre molte band della Bay Area e della Germania accumulavano dischi d’oro, gli Artillery restavano spesso nell’ombra, nonostante album del calibro di “Terror Squad” (1987) o “By Inheritance” (1990). Poi le difficoltà connesse ai molteplici cambi di formazione e alla tragica scomparsa di Morten Stützer sette anni fa sembravano remare contro l’esistenza stessa della band danese, confermando la sensazione che si trovasse sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Risulta ancora più impressionante che l’axeman Michael Stützer, fratello del defunto chitarrista, non abbia mai deposto le armi, riuscendo non soltanto a traghettare il gruppo sino ai giorni odierni, ma a spingerlo con tutte le proprie forze alla pubblicazione di nuovo materiale sonoro. Questo EP “Made In Hell” presenta un thrash metal melodico di una qualità tale da dare quasi l’impressione che a Taarstrup i ’90 non siano mai trascorsi via: riff affilati come rasoi, assoli epici, una grande dinamica, un misticismo di natura classic heavy e quella meravigliosa eleganza compositiva che non scade mai nella confusa mattanza. Un ritorno organico, vibrante e intriso di energia: peccato soltanto per la brevità del disco!

Tracce consigliate: “Made In Hell”, “Ghost The Machine”

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Mangled Recrement – Demo (Caligari Records)

Negli ultimi mesi, la casa discografica specializzata in cassette Caligari Records ha sfornato delle vere e proprie perle, motivo per cui si consiglia di tenere d’occhio con grande attenzione il canale Bandcamp della label di Tampa, Florida, per non perdere nessuna delle tante piccole chicche ivi custodite. Così facendo, ci si imbatterà senza dubbio nei signori dei Mangled Recrement, una band death metal nata nel 2024 e che ora pubblica la demo d’esordio proprio attraverso l’etichetta statunitense, incoraggiando caldamente la comunità metal old-school ad ascoltare i loro nuovi brani. Il sound di questi giovani teppisti polacchi, a tratti molto tecnico, ma costantemente feroce, rappresenta la scusa perfetta per lasciarsi spezzare il collo con soave ignominia: infatti, tutti e quattro i pezzi congiungono l’approccio grezzo e privo di compromessi dei Morbid Angel dell’era “Altars Of Madness” (1989) alla pura malevolenza del catalogo degli Immolation, combo stilistica ulteriormente amplificata da diverse e oscure incursioni nel vicino regno del black metal. Insomma, il gruppo di Lublino promette per il futuro atrocità sonore di cui probabilmente sentiremo parlare e delle quali si continua a necessitare: cattivissimi!

Tracce consigliate: “Boiled To Death”, “Irresponsive Cephalic Fracture”, “Bile Seeping Crypt”

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Shewolff – We’re All Gonna Fukkin’ Die (Dying Victims Productions)

“We’re All Gonna Fukkin’ Die” è uno di quei dischi che non cercano affatto di suonare moderni, raffinati o accessibili. I suoi artefici, i belgi Shewolff, prendono in ostaggio l’estetica lurida e primitiva del metal estremo anni ’80 e la riversano in ventiquattro minuti e mezzo di caos, nichilismo proto-black incisi all’interno di una cantina infestata da primi Bathory, Darkthrone, Hellhammer, Motörhead e Venom dopo una rissa finita male. La produzione appare sporca, satura, rozza, ma non confusa: ogni riff arriva come una rapida e ignorante coltellata, un approccio che deve moltissimo al punk e al crust più maligno. Al bando ricerca tecnica e progressioni sofisticate, spazio, invece, a un’ossessione quasi rituale per il groove più marcio, diffuso attraverso la tipica energia da concerto in un locale sotterraneo, con il soffitto che cola sudore e birra. Ma la vera forza dell’album risiede nel modo in cui riesce a unire leggerezza e mood apocalittico, e il titolo stesso dell’EP, volutamente sgrammaticato e provocatorio, rappresenta, in tal senso, una dichiarazione di poetica: il mondo sta andando a rotoli, quindi tanto vale accelerare e incendiare tutto, tra borchie, benzina e risatine sataniche.

Tracce consigliate: “Guillotines”, “We’re All Gonna Fukkin’ Die”, “The Day The Whole World Ends”

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Verba Serpentis – Torchbearers (Autoproduzione)

Attivi solo dal 2024 e con l’EP “Ophidic Gnosis” uscito lo stesso anno nella bisaccia, i carinziani Verba Serpentis non sono certo dei novellini, visto che, oltre a suonare in numerose formazioni, tre quarti dei membri militano nelle file dei connazionali Draugr. Il quartetto di Klagenfurt ora pubblica un secondo mini, “Torchbearers”, rigorosamente autoprodotto e che in ventisei minuti ci restituisce un black metal dalla forma abbastanza classica, memore sì della Norvegia dei primi anni ’90, ma nelle cui sfumature si rileva un grezzume di fondo non lontano dalle imprese nefande degli austriaci Belphegor e Impalement, atmosfere medievali in linea con lo stile dei tedeschi Desaster, una coltre ipnotica di provenienza mitteleuropea, melodie di stampo iniziatico. Nei testi, più complessi della media, non troviamo l’abituale blasfemia o dei villani incitamento all’odio, bensì una ricerca dell’illuminazione attraverso l’oscurità. Un album dunque aggressivo, tuttavia profondamente esoterico, in cui il gruppo riesce a evitare tanto il feticismo nostalgico quanto l’eccesso di modernismo tecnico che spesso rischia di svuotare il genere di tensione spirituale: c’è ancora da lavorare, ma che personalità!

Tracce consigliate: “Ad Majorem Sathansa Gloriam”, “Ascension Of The Golden Age”, “Torchbearers”

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