Con il nuovo “Monolitt”, il solo project Mork raggiunge un punto cruciale della propria evoluzione artistica. Dopo lustri trascorsi a consolidarsi quale una delle migliori realtà del black metal contemporaneo, Thomas Eriksen ha deciso di spingere ulteriormente il progetto verso una forma più atmosferica e monumentale. La volontà di scolpire nel granito una visione definitiva e soprattutto adulta del sound era già palese nella densità concettuale di “Syv”, full-length che cercava di affrancarsi dall’eredità dei vari Darkthrone, Kampfar e Taake attraverso una scrittura maggiormente dinamica, ricca di afflati epici e passaggi di natura doom.
Sin dall’apertura “Under Vekten Av Verden”, si avverte la sensazione del peso esistenziale gravante sul disco, con le chitarre che si muovono al pari masse tettoniche sotto la superficie del mix. In tal senso, la produzione di Børge Finstad, in cabina di regia di Arcturus, Borknagar, Ihsahn, Mayhem, Ulver, gioca un ruolo basilare, restituendo un suono sì profondo e prismatico, ma ancora capace di conservare quella gelida asprezza tipicamente norvegese. Ogni brano sembra dunque rappresentare una fase diversa di una lenta disintegrazione spirituale: “Ødelagt” si rivela il manifesto perfetto di questa progressivo declino, trascinandosi funebre sopra riff enormi e ripetitivi che ricordano certe intuizioni dei polacchi Mgła, filtrate però dal retaggio nordico del mastermind di Halden.
“Ferdamann”, invece, rappresenta un classico mid-tempo a forti tinte atmospheric, mentre nelle ambiziose “ Skrømt” e “Inn I En Annen Sfære”, che oscillano fra misticismo ipnotico e devastazione rituale, emerge il fondamentale apporto alle pelli di Asgeir Mickelson, batterista la cui predilezione per pattern mobili e inventivi consente ai pezzi di mantenere una tensione continua, eludendo il pericolo della monotonia. In “Torden”, il drumming crea un costante sensazione di instabilità, come se il brano stesse franando su sé stesso.
Eppure il disco, benché flirti con il depressive, custodisce qualcosa di stoico, la consapevolezza, fredda e inevitabile, di combattere contro l’austero e oscuro monolite di un Universo indifferente alla sofferenza umana. L’accettazione “serena” della sconfitta permea la parte finale del lotto: se “Martyr” si veste di malinconia prima di trasformarsi in un vortice di dissonanze e “Jutul” recupera una dimensione ancestrale e pagana, evocando antiche presenze senza cadere nella retorica folk, il mood rapsodico della feroce chiusa “Utryddelse” segna la completa dissoluzione psichica dell’individuo, vittima di un nichilismo che non prevede autocommiserazione.
In “Monolitt”, il moniker Mork riesce a mantenere integro e vivo lo spirito originario del metallo nero traducendolo in una forma moderna e personale, esercitando un’assidua e severa pressione sugli architravi del genere. E rifilando un calcio alla nostalgia dei ’90.
Tracklist
01. Under Vekten Av Verden
02. Ødelagt
03. Torden
04. Skrømt
05. Ferdamann
06. Inn I En Annen Sfære
07. Martyr
08. Jutul
09. Utryddelse




















