“Ma ti ricordi di quella volta che abbiamo visto i Maiden a San Siro?”
È difficile trovare le parole adatte per iniziare a parlare di un qualcosa di storico mentre si hanno ancora addosso tutte le emozioni e l’adrenalina del momento, quindi proveremo per un attimo a immergerci nei noi stessi del futuro e ricordare qualcosa che – per quanto possa sembrare retorico – nessuno dei presenti potrà mai dimenticare.
C’era un tempo in cui la Scala del Calcio, luogo che nei decenni ha ospitato anche decine di leggende musicali (da Bob Marley, a Bruce Springsteen, ai Pearl Jam), aveva sempre avuto le porte sbarrate al metal, per una serie di motivi che non staremo a sindacare in questa sede. Il giorno in cui questo muro è caduto, non poteva che esserci la band simbolo dell’heavy metal ad abbatterlo. E se torniamo al presente, rimane difficile prevedere quanto questa magnifica eccezione si trasformerà in consolidata abitudine, ma rimane il fatto che se doveva esserci una prima volta, non poteva essercene una migliore.

Entrare nello stadio, guardarsi intorno, vedere un pubblico così eterogeneo riempire quei tre anelli e infine posare lo sguardo sul palco sui cui maxischermi ai lati campeggiano le parole “Iron Maiden” ci riempie di emozione, un’emozione genuinamente riflessa negli occhi di tutti i presenti, dal metallaro stagionato ai ragazzini al loro primo concerto.
I Trivium svolgono bene l’ingrato compito di aprire una serata in cui tutta l’attenzione è posta su altro e quando, in perfetto orario, le note di “Doctor Doctor” degli UFO squarciano l’aria di San Siro, capiamo che il momento è arrivato. Durante la lunga intro, Simon Dawson prende il suo posto dietro alle pelli, mentre il resto della band entra sul palco al culmine, inaugurando lo show con “Murders in the Rue Morgue”. Come da aspettative, dal punto di vista della scaletta e del palco, cambia poco o nulla dal concerto dello scorso dello scorso anno a Padova, ma l’impatto che questo stadio ha sullo show è chiaro ed evidente. I boati assordanti che arrivano dai tre anelli ci fanno vibrare il petto e si perde il conto delle persone nel prato che, soprattutto durante i primi brani girano gli sguardi sognanti dal palco alle tribune poste di fronte, probabilmente chiedendosi se è tutto vero.

Ed è lo stesso Bruce Dickinson a toglierci questo dubbio dopo la prima manciata di brani: “Finalmente una band metal suona a San Siro”, dichiara emozionato, mentre lo stadio risponde con il primo dei tanti cori per la band. È uno dei pochissimi momenti di pausa in uno show serrato e perfettamente oliato, nel quale nulla è fuori posto. Difficile lasciare scontenti i presenti quando la scaletta contiene così tanti pezzi iconici, ma rimane ugualmente incredibile il fatto che – ricordiamolo per l’ennesima volta – una band di settantenni riesca a tenere il palco in modo simile per più di due ore.
Lo show viene portato a casa con lode da tutti – compreso Dawson, che siamo consapevoli tutti non essere McBrain, ma si dimostra comunque molto più affiatato rispetto alle primissime uscite. Mentre suonano avvolti nella nebbia durante “The Rime Of The Ancient Mariner” o un Eddie gigante fa le sue incursioni sul palco, l’instancabile Steve Harris ci mitraglia senza sosta, accompagnato dalle tre iconiche e taglienti chitarre di Murray, Smith e Gers, anche loro sempre parte integrante dello show. Ma per ovvi motivi, a lasciare a bocca aperta è la performance di Dickinson. Ancora al top della sua forma fisica e vocale, il cantante è una furia sul palco, corre continuamente da una parte all’altra, cambia costumi ad ogni brano e si integra alla perfezione con le scenografie del gigantesco ledwall. Aspetti, questi, che diventano più evidenti in pezzi come “Fear Of The Dark” – con la sua caratteristica figura che si staglia davanti ad una gigantesca Luna piena – o “The Trooper”, con i quattro fucilieri asserragliati in prima linea e Bruce che sventola la Union Jack – e la bandiera italiana – intonando uno dei tanti inni senza tempo che abbiamo potuto cantare insieme a lui.
“Scream for me, San Siro”
Mentre queste parole ci riecheggiano nelle orecchie, facciamo ancora fatica a coglierne pienamente la consapevolezza e la portata. Come abbiamo già detto, non sappiamo se in futuro potremo rivivere serate simili in uno stadio che è molto più di una location – è un simbolo. Per ora ci teniamo stretta la certezza di aver assistito ad una serata epocale, durante la quale gli Iron Maiden hanno offerto una performance allineata alla grandezza dell’evento, dimostrando i motivi per cui, ancora dopo oltre 50 anni, sono considerata la band più iconica dell’heavy metal.
Il muro è caduto.

Setlist Iron Maiden
Murders in the Rue Morgue
Wrathchild
Killers
Phantom of the Opera
The Number of the Beast
Infinite Dreams
Powerslave
2 Minutes to Midnight
Rime of the Ancient Mariner
Run to the Hills
Seventh Son of a Seventh Son
The Trooper
Hallowed Be Thy Name
Iron Maiden
Aces High
Fear of the Dark
Wasted Years






