Articolo a cura di Antonio Scattarelli
I Bring Me The Horizon decidono di ri-registrare “Count Your Blessings”: un album che suona come 20 anni fa ma si sente moderno. Much appreciated, review finita.
Non è di questo che parleremo oggi.
Per tutti coloro che non sono ancora stati obbligati a visitare un fisioterapista, bisogna dare contesto storico a quest’album, così da fornirvi una chiave di lettura del fatto che vostro fratello maggiore è impazzito.
Andiamo indietro di un anno.
È il 2005, l’Italia si qualifica ai mondiali, siamo tutti iscritti a Netlog, con la faida truzzi/emo, e su MySpace, che rappresentava la primissima possibilità di collegare gente da tutto il mondo. Immaginate Facebook, ma con la possibilità di impostare la top 8 degli amici che veniva mostrata sul profilo. Non solo amicizie rovinate da un “perché mi hai rimosso dalla top?!”, ma anche urla silenziose: se il partner non era più lì, sapevi che la relazione era finita. Gli status si chiamavano “bulletin”, ma erano blocchi di testo con un titolo che ti finivano in home… e tutti potevano scriverli – band indipendenti e case discografiche comprese. Ciliegina sulla torta: potevi mettere una canzone in autoplay appena si apriva il tuo profilo. E così, signori, noi millennial scoprivamo musica nuova.
Al netto dei lavori seminali di All Shall Perish e Despised Icon, il primo della serie MySpace-Core è l’EP “Doom” dei Job For a Cowboy, disco spartiacque in cui si inizia a parlare in termini tipo “molto metal, poco core, con influenze death e voci black”. Nello stesso periodo, questa band di Sheffield che definisce il suo genere come “we play party music” pubblica il primo EP su MySpace: “This Is What The Edge Of Your Seat Was Made For”. A distanza di oltre 20 anni è difficile ricordare come sono arrivato a quel profilo, forse da un bulletin tipo “check this out” di qualche altra band metalcore inglese, fatto sta che ci sono arrivato. Io come tantissime altre persone.
Ma è ad ottobre 2006, ad un anno dalla qualificazione ai mondiali, dopo gli esami di stato e una coppa del mondo, che arriva la svolta: i Bring Me The Horizon pubblicano “Count Your Blessings” e collezionano milioni di stream, entrando nella top 100 generale di MySpace. Sono una delle sole due band britanniche a riuscirci, insieme ai Coldplay, in un periodo in cui il concetto di stream era praticamente ignoto oltre la scena e per streammare dovevi usare un computer. A casa.

In questo stesso periodo e seguendo le stesse logiche si sviluppano band come Suicide Silence e Whitechapel, iniziando a trasformare il MySpace-Core in deathcore. I puristi del genere, con almeno 10 anni più di noi, storcevano il naso. Queste band avevano un’estetica scene più che metal classica e i loro album suonavano… davvero di merda. E mentre passavamo dalla Summer Card agli abbonamenti con gli SMS illimitati, ascoltavamo questa roba dagli altoparlantini sfondati dell’Acer e ci sembrava la rivoluzione che aspettavamo. L’intera scena era sporca, ruvida e registrata male: esattamente come doveva essere in quel periodo storico, anche per totale assenza di termini di paragone in un genere che stava germogliando. E ai 20 minuti di attesa per scaricare una singola canzone si era ormai sostituito un “apri il profilo di quella band e ascolta il loro album”.
I metallari 50enni, nonostante l’innegabile impatto culturale, continuano ad essere fedeli alla stessa linea ancora oggi… e in parte hanno anche ragione. “Count Your Blessings” ha costanti cambi repentini e senza alcun senso armonico (solo dopo il primo breakdown di “Pray for Plagues” ce ne sono almeno sei), una scrittura incredibilmente acerba e testi a tratti nonsense, ma andava bene perché rispecchiava il casino che avevamo noi dentro in quel periodo: l’avvento dei social, la fine della scuola, un mondo sconosciuto, sempre più connesso, che tagliava netto col passato e ci riservava costanti rivoluzioni tecnologiche e culturali.
Come per il metal, dove i rocker storcevano il naso. Come per il punk, dove i metallari storcevano il naso. Come per il grunge, dove TUTTI storcevano il naso… il MySpace-Core è stato generation defining per noi millennial ed è qui per restare, come tutti gli altri generi citati (al netto del grunge, RIP). E lo dico ascoltando “Pain Remains” dei Lorna Shore, dove sono abbastanza convinto che Will Ramos parli della sciatica.





