C’è una regola non scritta che vale per qualsiasi forma d’arte: la fretta è quasi sempre una cattiva consigliera. Che si tratti di un disco, di un libro o di qualsiasi altra opera creativa, accelerare i tempi significa spesso sacrificare quel dettaglio impalpabile che fa davvero la differenza, trasformando un buon lavoro in qualcosa di memorabile.
I Ghinzu sembrano aver fatto propria questa filosofia. Dopo ben diciassette anni di silenzio discografico, la band belga torna con “W.O.W.A.“, un album che profuma più di rinascita, che di reunion e conferma la volontà di ripartire senza compromessi. Il risultato è un disco che intreccia atmosfere magnetiche con un groove irresistibile, trovando un equilibrio convincente tra tensione rock, elettronica e una rinnovata urgenza espressiva.
A incanalare l’urgenza creativa della band è la mano esperta di Dave Sardy, produttore che accompagna i musicisti negli Hillside Manor Studios di Los Angeles, luogo tutt’altro che neutrale, dove hanno preso forma anche alcuni dei lavori degli LCD Soundsystem. Un contesto che sembra lasciare un’impronta riconoscibile fin dalle prime note di brani quali “Out Of Control”, ma anche “Morning Lights”, che recuperano il linguaggio del passato senza però indulgere nella nostalgia.
Dall’imponente mole di circa novanta brani scritti e registrati nel corso del lungo periodo di pausa fatta di ricerca e continua rielaborazione, solo tredici sono sopravvissuti alla severa selezione finale. Ne scaturiscono cinquanta minuti di musica densa e stratificata, in cui ogni scelta sembra frutto di un lungo processo di valutazione.
A fare da perno all’intero impianto sonoro è la voce di John Stargasm, interprete dalla notevole estensione espressiva, capace di muoversi con naturalezza tra registri profondi e improvvise impennate in falsetto. In “Forever” la sua performance attraversa continui cambi di prospettiva, sopra sintetizzatori cinematografici e il drumming preciso e ipnotico di Antoin Michel. E allora ecco che a metà brano sopraggiungono timbri che evocano un clavicembalo trasfigurato in chiave elettronica.
Il tratto distintivo di “W.O.W.A.” è racchiuso in una costante instabilità: ogni volta che un’atmosfera sembra trovare un equilibrio, la band ne sovverte le coordinate con un cambio di registro, un dettaglio timbrico inatteso o una svolta compositiva. L’ascolto procede così per continue metamorfosi, mantenendo alta la tensione e alimentando quella sensazione di imprevedibilità che rende il disco vivo dall’inizio alla fine.
Così, accanto ad “Apologies” che mette momentaneamente da parte le chitarre per abbracciare una tavolozza sonora che oscilla tra soul, blues e acid jazz, lasciando affiorare un gusto quasi rétro, troviamo “It’s The Law”, con la quale l’intera strumentazione rientra in scena, sostenuta da una produzione ricca di stratificazioni ed effetti che ne amplificano l’impatto. Interessanti le sonorità distopiche di “Death Race”, dove tra pulsazioni elettroniche, chitarre nervose e un senso costante di urgenza, la tensione cresce senza mai trovare un vero punto di approdo. Infine la chiusura con “Beathless Words”, una classica ballata al piano messa lì quasi a salutare il pubblico e accompagnarlo verso la fine del viaggio.
Con quest’ultimo lavoro, più che raccontare una storia, i Ghinzu trasmettono uno stato d’animo, ora calmo, ora frenetico, alternando inquietudine e speranza, interrogandosi sull’identità, sul peso delle scelte e sulla necessità di accettare il cambiamento come unica costante. Oscillando tra dimensione intima e sguardo sul presente, desiderio di riscatto e ricerca di nuovi equilibri, i testi danno forma al messaggio più profondo: la possibilità di reinventarsi, anche quando tutto sembra essersi fermato.
“W.O.W.A.” è un album che fa della mutevolezza la propria forza, trasformando tensione, eleganza e inquietudine in un linguaggio sonoro vitale, pulsante e profondamente personale, capace di dialogare con i propri riferimenti senza mai rimanerne prigioniero.
Tracklist
01. When Other Worlds Await
02. Snow White
03. Out Of Control
04. Forever
05. Morning Lights
06. Mathias is Gone
07. Apologies
08. It’s the Law
09. #quietluxury
10. Fool
11. Death Race
12. Master Bluff
13. Beathless Words



















