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Arise From Worms – A Bleeding Tree Hanging Self Destruction (Church Road Records)

Per gli adoratori del technical death metal intriso di brutal, il moniker Arise From Worms potrebbe dire poco o nulla, visto che la band ha pubblicato soltanto un EP omonimo nel 2022 prima di sparire nella totale anonimia. Questo malgrado il gruppo nordamericano conti nella propria line-up musicisti dal grandissimo pedigree come il fondatore, axeman e bassista ex Incantation Sonny Lombardozzi, il drummer dei Cryptopsy Flo Mounier, il singer dei Morbid Angel Steve Tucker e il tastierista Derek Sherinian, una potenza di fuoco sufficiente a difendere una piccola nazione. “A Bleeding Tree Hanging Self Destruction” rappresenta l’esordio sulla lunga distanza del quartetto, un album che, tra riff frenetici, assoli neoclassici e aperture jazz, si avvicina molto ai lavori dei leggendari e dismessi tedeschi Necrophagist. Eppure, il disco riesce a evitare la trappola della semplice imitazione, lasciando trapelare sinuosi fraseggi chitarristici che quasi riprendono certe zuccherosità in stile DragonForce e trine di keys cariche di improvvisazioni e spesso capaci di direzionare i brani verso lidi prog à la Dream Theater. Insomma, il platter funziona, a parte l’inevitabile pompa autocelebrativa che ne contamina la purezza e qualche crepa a livello di coesione della scrittura: si può dare di più!

Tracce consigliate: “Forgotten Kings”, “Power Obsessed”, “Raize Demons Breath”

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Coprolith – Putrescence (Me Saco Un Ojo Records / Rotted Life)

Dopo l’omonima demo d’esordio sganciata nell’anno di formazione, i canadesi Coprolith ci conducono nel loro fetido mattatoio con “Putrescence”, un florilegio di death metal corrotto, lo-fi e a basso QI per i maniaci che venerano i suoni vomitevoli di Autopsy, Demigod, Grave e Incantation. Una vecchia ricetta ammuffita nella quale una parte obbligatoria spetta al doom più laido e nocivo, il che permette al disco di respirare come una massa brulicante e contorta all’interno di un’ambiente umido e spaventoso. A ciò si aggiungono segmenti di cavernicolo grind in mid-tempo, così massicci e inarrestabili da sopprimere ogni minima volontà di sopravvivenza, un peso morto di piombo su fragili spalle che però mostra vitalità ed energia quando il suono sembra impantanarsi in un’inestricabile poltiglia. Improvvisi blast-beat e riff da betoniera tengono costantemente all’erta l’ascoltatore, mentre un gracchiare disumano intriso di riverbero e vari gorgoglii gastrici completano un’opera la cui marinatura in feci, olio motore e grasso d’anatra nei bidoni dei rifiuti medici si rivela efficace e sfiziosa. Buongustai.

Tracce consigliate: “Sentenced To The Grave”, “Putrescence”, “Possessed By Incoherent Violent Suggestions”

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Cranial Osteotomy – Vortex Of The Dark Knowledge (Comatose Music)

Dopo quattordici anni di elaborazione e ben quindici dalla diffusione del non eccezionale debut album “Victim Of Wicked Sickness”, i Cranial Osteotomy, plenipotenziari del brutal death metal made in Russia, riescono finalmente a pubblicare un secondo disco, “Vortex Of The Dark Knowledge”, capace di divorare le anime e di infestare le stanze nascoste della mente umana. Impreziosito dall’infernale copertina di Marco Hasman, artista già al lavoro con Fleshgod Apocalypse, Kraanium e Vile, il nuovo full-length della band di Omsk si candida a essere una delle release più ostili del 2026, tra caotiche accelerazioni prive di pause e mortifere invocazioni gutturali. Benché molte influenze vedano l’imprinting dei vari Condemned, Internal Bleeding, Skinless e Suffocation, il nucleo maggiore dell’ispirazione proviene soprattutto dalla combo composta da Devourment e Organectomy, un suono dunque in grado di far piroettare l’ascoltatore su una scivolosa e spesso profonda pozza di sangue rappreso. Il tipico prodotto Comatose Music teso a triturare i timpani senza pietà,  manifesto di come l’interesse precipuo del gruppo risieda nel creare uno schema di scrittura che trova nella ripetitività la propria forza contundente: come back graditissimo!

Tracce consigliate: “Hideous Monument Of Ambrosial Pulchritude”, “Dipping Into Sombre Quagmire”, “Cathedral Butchery Feast”

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Dysgnostic – End Whispers (Transcending Obscurity Records)

Seguitando a perfezionare un’ipnotica miscela di technical e dissonant death metal, arricchita via via da ulteriori sfumature sin dalla formazione nel 2021 a Roskilde, città danese a ovest di Copenaghen, la bestia velenosa a nome Dysgnostic torna dall’Averno per mezzo del secondo album “End Whispers”, successore del buon full-length d’esordio “Scar Echoes” (2022). Ingemmato dalla splendida cover del sempre straordinario Belial NecroArts, il nuovo disco del progetto del vocalist e bassista Thomas Fischer (Elitist, Apparatus, Defilementory), dei chitarristi Simon Kannegard (Denial Of God, Defilementory) e Mads Bertram H Gath (Crocell, Heaven’s Damnation) e del drummer Richardt Olsen (Carbon Tomb e ancora Defilementory) suona denso, complesso, ma anche logico, conservando un’enorme aura di oscurità nel ventre molle di un labirinto nel quale l’angoscia si espande attraverso melodie che avanzano ed evolvono senza soluzione di continuità. Un disco dunque tanto impenetrabile quanto prismatico e viscerale, figlio delle opere distorte di Crown Of Madness, Gorguts e Ulcerate, che necessita di ascolti continui per ottenere il giusto apprezzamento. Sconsigliato ai deboli di cuore e di psiche.

Tracce consigliate: “The Black Sun”, “End Whispers”, “The Shattered Timekeeper”

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Necromonger – Emanation Of The Dying Perceptions (Xtreem Music)

Formatisi nel 2021 tra Varna e Pleven, rispettivamente la terza e la settima città della Bulgaria a livello di popolazione, per volontà di attuali ed ex membri di Cocklush, Concrete e Fecal Body Incorporated, i Necromonger si dedicano a un putrido e ripugnante mix di death metal e goregrind. Dopo anni di immersione in maleodoranti e orride fantasie, incapaci però di generare demo, split e quant’altro, la band composta da Pigman alla voce, Agrogrinder alla chitarra e al basso e Quill Rat alla batteria perviene direttamente a un album di debutto che farà rivoltare lo stomaco alla maggior parte del mondo, a eccezione degli irriducibili seguaci del disgusto e della demenza. Questo “Emanation Of The Dying Perceptions” si addentra nella perturbante psicologia dei serial killer, esplorandone gli istinti contorti e le violente ossessioni con dovizia di nauseabondi particolari. Molto radicato nel sound estremo dei primi anni ’90, il trio di bruti dell’Europa orientale, al netto di una certa genericità di fondo, incarna al meglio lo spirito di Autopsy, Carcass, Dead Infection, Impetigo, Mortician e Pungent Stench, spargendo morte, frattaglie e sangue senza indulgere in inutili ghirigori. Nessun trucco, nessun compromesso.

Tracce consigliate: “Beyond The Pleasure Principle”, “Dissection of Consciosness”, “Extract Of Rotting Fetus”

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