Ogni cambio di formazione rappresenta una sfida, soprattutto per una band con un’identità così definita come gli Amberian Dawn. Con “Temptation’s Gates”, però, il gruppo finlandese dimostra di voler guardare avanti. Ne abbiamo parlato con Nicole Willerton, nuova voce della band, per scoprire come è nato questo nuovo corso.
Ciao Nicole, benvenuta su SpazioRock! È appena uscito per Napalm Records il vostro nuovo album, “Temptation’s Gates”. Prima di approfondire bene il disco, vorrei iniziare la nostra chiacchierata con una breve domanda di introduzione. Attualmente, molti dei nostri lettori ti stanno scoprendo proprio attraverso gli Amberian Dawn. Puoi raccontarci qualcosa del tuo percorso musicale e di come sei arrivata fino a questa band?
La musica ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ero bambina. Nei miei primi vent’anni, ho iniziato a esibirmi con diverse band. Ho sempre amato l’hard rock e il metal. Prima di unirmi alla band, suonavo soprattutto progressive metal, anche se il symphonic è un genere che mi accompagna da sempre. Prima degli Amberian Dawn sono entrata anche nei Dark, una band gothic industrial tedesca, con la quale continuo tuttora a cantare; inoltre collaboro con alcuni DJ trance.
Come è nato il primo contatto tra voi? È stata una ricerca attiva da parte della band oppure la collaborazione si è sviluppata in maniera più spontanea?
È nata in maniera piuttosto naturale. Naturalmente è stato un momento difficile quando Capri ha deciso di lasciare la band. È stato un dispiacere per tutti. Invece di annunciare pubblicamente la ricerca di una nuova cantante, Tuomas ha deciso di contattarmi direttamente. Eravamo già amici su Facebook e, a quanto pare, ero la sua prima scelta. Mi ha chiesto di registrare una demo, l’ho fatta e, da lì, tutto si è sviluppato molto velocemente. Ci siamo poi incontrati ad Helsinki, abbiamo fatto una prova insieme e ci siamo trovati benissimo, sia dal punto di vista umano, che musicale. Da quel momento, abbiamo iniziato a lavorare al nuovo album. L’intero disco è stato scritto e registrato in tempi piuttosto rapidi, ma siamo stati tutti estremamente produttivi. L’ispirazione non è mai mancata e il lavoro si è sempre svolto con grande naturalezza.
Quando hai capito di essere la persona giusta per questa nuova fase degli Ambrian Dawn?
In realtà non c’è mai stato un momento preciso in cui l’ho pensato. Mi sono semplicemente concentrata sul fare ciò che so fare meglio. Per me era importante cantare con la mia voce e il mio stile, senza cercare di imitare Heidi o Capri… ed è proprio quello che voleva anche Tuomas! Non era interessato ad avere una seconda Capri o una seconda Heidi, ma una nuova cantante capace di portare qualcosa di personale alla band. Per me sarebbe stato molto difficile cercare di interpretare qualcun altro. Devo cantare come sono io. Quando ho visto che i ragazzi degli Ambrian Dawn apprezzavano il mio timbro e il mio modo di interpretare i brani, credo sia stato quello il momento in cui ho capito di essere la scelta giusta.
Gli Amberian Dawn hanno avuto tre cantanti molto diverse tra loro. Tu porti un approccio più marcatamente metal rispetto al taglio più pop di Capri o a quello più lirico di Heidi. Ascoltando i nuovi singoli, si ha quasi l’impressione di trovarsi davanti a una band completamente nuova. Era un cambiamento che stavate cercando consapevolmente?
Non direi che fosse un obiettivo preciso; piuttosto, è stato qualcosa di naturale. Per noi questo rappresenta un nuovo capitolo e Tuomas era davvero entusiasta di tornare a scrivere musica. Ovviamente anche per me si tratta di una fase completamente nuova della mia vita! Non ci siamo mai detti: “Facciamo un disco che suoni diverso”. Tuomas scrive seguendo ciò che prova in quel momento e sentiva il bisogno di realizzare qualcosa di più pesante e intenso. Essendo anch’io una grande appassionata di musica heavy, questa direzione rispecchiava perfettamente anche i miei gusti.
Nel metal esiste spesso una parte di pubblico molto legata alla tradizione. Ti preoccupa il fatto che un approccio vocale così diverso possa sorprendere chi segue gli Amberian Dawn da tanti anni?
È inevitabile! Quando una cantante rimane in una band per molto tempo e il pubblico si affeziona alla sua voce, un cambiamento del genere può rappresentare uno shock. Eravamo tutti consapevoli che molti fan avrebbero sofferto nel vedere Capri lasciare gli Amberian Dawn. È una cantante straordinaria, quindi è perfettamente comprensibile… ma ogni capitolo, prima o poi, si conclude e ne inizia uno nuovo. Devo dire che, con mia grande soddisfazione, abbiamo ricevuto moltissimi commenti positivi. Naturalmente ci sarà chi apprezzerà questa nuova direzione e chi, invece, preferirà il passato. Fa parte delle cose.
Quanto sei stata coinvolta nella realizzazione del nuovo album? Hai contribuito agli arrangiamenti vocali, ai testi o all’interpretazione dei brani, oppure il materiale era già stato scritto prima del tuo ingresso?
Questa volta il metodo di lavoro di Tuomas è stato un po’ diverso dal solito, anche perché ho registrato tutte le mie parti dalla Svezia. Sono la prima cantante degli Amberian Dawn a non essere finlandese. Tuomas mi inviava i brani già completi di linea vocale, io li ascoltavo ed iniziavo a lavorarci sopra. Per me è stato un approccio nuovo, perché normalmente sono io stessa a scrivere anche le melodie. In questo progetto, però, ho avuto totale libertà per quanto riguarda i testi. Ascoltavo ogni canzone, cercavo di capire quali emozioni mi trasmettesse e mettevo in relazione quelle sensazioni con il momento che stavo vivendo personalmente quando ricevevo il brano. È proprio da lì che sono nati i testi. Per questo motivo, sono molto personali: parlano di esperienze e sentimenti che ho vissuto e spero possano trovare un riscontro anche in chi le ascolterà.
Hai avuto anche libertà creativa per quanto riguarda gli arrangiamenti vocali?
Assolutamente sì. Ho avuto molta libertà anche nella realizzazione delle armonizzazioni e dei cori. Tuomas ama costruire brani ricchi di sovra incisioni vocali e, in un certo senso, è uno degli elementi distintivi del sound degli Amberian Dawn: quei grandi cori stratificati che danno profondità alle canzoni. È un aspetto che adoro anch’io, quindi ci siamo trovati immediatamente sulla stessa lunghezza d’onda. Dal punto di vista musicale, condividiamo molte idee e questo ha reso la collaborazione estremamente naturale.
C’è un brano del nuovo album che si è rivelato molto diverso da come era stato immaginato inizialmente?
Per quanto riguarda i testi, direi di no. Ogni brano è rimasto esattamente fedele all’idea che avevo fin dall’inizio. Musicalmente, invece, “Life Is Art” è cresciuta moltissimo durante la produzione. Alla fine è diventata molto più epica, imponente e cinematografica di quanto immaginassi all’inizio. È stata una sorpresa davvero piacevole, perché adoro il modo in cui suona.
Raccontaci qualcosa dei temi affrontati nel disco. Da dove nasce l’ispirazione che ha dato vita ai testi e all’atmosfera generale dell’album?
Quando stavamo registrando il disco stavo attraversando un periodo di grandi cambiamenti. Avevo la sensazione che tutta la mia vita stesse prendendo una direzione completamente nuova. Prima di quel momento, invece, mi sentivo intrappolata, come se ci fossero aspettative ben precise su come avrei dovuto vivere, su chi avrei dovuto essere e sul modo in cui avrei dovuto comportarmi. Sentivo di essermi allontanata da me stessa. Sono una persona piuttosto ribelle, posso dirlo senza problemi. Per me è fondamentale poter fare ciò che amo e restare fedele alla mia identità. Per questo motivo gran parte dell’album parla proprio della riscoperta di sé, del ritrovare la propria libertà interiore e la voglia di seguire ciò che ci rende davvero felici. È anche il motivo per cui abbiamo scelto il titolo “Temptation’s Gates”. Quando riesci a ritrovare quella libertà, ti senti incredibilmente forte, quasi invincibile. Credo che questo sia un album molto potente e che questa sensazione emerga sia dai testi sia dalla musica.
Una delle sorprese dell’album è la presenza di parti in growl. Nel symphonic metal è una soluzione sempre più frequente, ma per gli Amberian Dawn rappresenta una novità piuttosto importante. Come è nata questa scelta?
Penso che tutto sia iniziato perché negli ultimi anni avevo pubblicato diverse cover in cui alternavo voce pulita e growl. Tuomas le aveva viste e, probabilmente, gli è venuta voglia di sperimentare anche questa possibilità. Non voglio parlare al posto suo, naturalmente, ma credo sia andata così. A un certo punto, mi ha mandato una parte ritmica chiedendomi semplicemente di provare a registrarla in growl. L’abbiamo fatto e il risultato ci è piaciuto. Naturalmente qualcuno apprezzerà questa scelta e qualcun altro no, soprattutto tra i fan storici della band, ma per noi è importante sentirci liberi di sperimentare e seguire la nostra creatività.
Pensate che il growl possa diventare un elemento stabile del vostro sound oppure lo considerate una sperimentazione legata a questo specifico disco?
Da quello che so, Tuomas è interessato a esplorare ulteriormente questa possibilità. Credo possa essere molto interessante vedere dove ci porterà.
Con questa nuova formazione sembra davvero iniziare un nuovo capitolo per gli Amberian Dawn. Dal punto di vista vocale, ci sono territori che oggi senti di poter esplorare con maggiore libertà rispetto al passato?
Sicuramente sì. Questo album mi ha spinta oltre quelli che pensavo fossero i miei limiti. Ho affrontato melodie molto più complesse, armonie più ricercate e arrangiamenti vocali decisamente più elaborati. Ci sono stati momenti durante le registrazioni in cui mi sono chiesta se sarei davvero riuscita a rendere giustizia a certe canzoni. Alla fine, però, mi sono affidata alla determinazione che avevo dentro di me e ho continuato a lavorare. Ora mi sento molto più sicura delle mie capacità proprio perché questo disco mi ha costretta a superare diversi limiti.
Ascoltando “Life Is Art” ho avuto la sensazione di percepire alcune atmosfere che mi hanno ricordato il lavoro di Vangelis, soprattutto nell’uso delle melodie e delle tastiere. È una suggestione completamente mia oppure c’è davvero qualche influenza in quella direzione?
Direi che ci sei andata molto vicina. In realtà Tuomas si è ispirato soprattutto a “La Traviata” di Giuseppe Verdi. Anche questo ha influenzato molto il mio approccio durante la scrittura dei testi e mi ha ispirata particolarmente la parte del soprano.
Nel corso degli anni gli Amberian Dawn hanno cambiato diverse cantanti, eppure il loro sound è sempre rimasto immediatamente riconoscibile. Secondo te quali sono gli elementi che rendono la band inconfondibile, indipendentemente da chi si trovi dietro al microfono?
Credo che gran parte dell’identità degli Amberian Dawn risieda nella scrittura di Tuomas. Le composizioni sono armonicamente molto ricche, con melodie elaborate, continui cambi di tonalità e progressioni di accordi davvero interessanti. C’è un’impronta quasi cinematografica e teatrale che caratterizza ogni brano e che rende la band immediatamente riconoscibile. A questo, si aggiunge il grande lavoro sulle armonizzazioni vocali. I cori stratificati sono sempre stati uno degli elementi distintivi del nostro sound e rappresentano una parte fondamentale dell’identità della band.
Se dovessi scegliere un aspetto degli Amberian Dawn che viene sistematicamente sottovalutato dal pubblico o dalla critica, quale sarebbe?
Probabilmente proprio il lavoro compositivo. Spesso ci si concentra sulle melodie principali o sulla voce, ma vale davvero la pena prestare attenzione alle armonie, alle progressioni degli accordi e a tutti quei dettagli che rendono le canzoni così ricche. E aggiungerei anche un’altra cosa: cercare sempre di ascoltare la musica con la mente aperta.
Ora che il pubblico sta iniziando a conoscere questa nuova incarnazione degli Amberian Dawn, quali sono i vostri obiettivi per il prossimo futuro?
Vorremmo organizzare un tour nel corso del prossimo anno. Stiamo già lavorando in quella direzione, anche perché il disco è uscito nel pieno della stagione dei festival e vogliamo programmare con attenzione tutto ciò che verrà dopo.
Hai già avuto modo di provare dal vivo anche i brani del repertorio storico? Sei riuscita a capire quale nuova interpretazione potrai dare a quelle canzoni oppure sarà una scoperta che avverrà direttamente sul palco?
In questi giorni sto preparando tutte le basi con i cori che utilizzeremo durante i concerti e questo mi sta dando l’occasione di lavorare anche sui brani più vecchi. Le canzoni che porteremo dal vivo sono state scelte con molta attenzione: da una parte volevamo includere i grandi classici richiesti dai fan, dall’altra abbiamo selezionato anche quei pezzi che sentiamo valorizzino maggiormente la mia voce.
Quindi possiamo aspettarci qualche sorpresa durante questi concerti?
Direi proprio di sì. Sarà già una sorpresa ascoltare questi brani interpretati con la mia voce. Sono davvero entusiasta. Ne ho già provati diversi e, anche se alcuni sono piuttosto impegnativi da cantare, mi sto divertendo moltissimo.





