MORTEM Morketid
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Mortem – Mørketid

Esistono gruppi che cercano di ricreare la magia della second wave, altre, invece, quella storia l’hanno vissuta davvero. A quest’ultima categoria appartengono i Mortem, formazione composta dal singer Marius Void, dal tastierista Steinar Sverd Johnsen e dal drummer Hellhammer, benché, nell’unica demo del 1989, “Slow Death”, poi ristampata un paio d’anni fa dalla Peaceville Records, lo stile si approssimasse maggiormente al death metal. Un esordio intrecciatosi, a vari livelli, con figure del calibro leggendario di Euronymous e Dead, ma che rimase privo di successori a causa degli impegni dei tre membri principali in band di culto come Arcturus e Mayhem. Dopo il buonissimo ritorno – e debutto sulla lunga distanza – Ravnsvart (2019), come back tanto improvviso quanto inatteso, gli scandinavi, rafforzati dalla presenza in line-up del chitarrista Astennu, rimpinguano la propria scarna discografia con “Mørketid”, un album che, già a partire dalle prime note, si presenta come un’evoluzione naturale del predecessore.

Il symphonic black che impregna gli otto brani del lotto si rivela asciutto, epico e glaciale sulla scorta delle lezioni degli Emperor e degli stessi Arcturus nella loro veste meno sperimentale, rammentando invece molto da vicino i connazionali Dimmu Borgir e Old Man’s Child quando prende il sopravvento, pur senza troppi arzigogoli, un certo gusto per il maestoso e la teatralità. Spetta adunque soprattutto alle tastiere a caratterizzare i pezzi, cosmiche, spettrali, a tratti occhieggianti alla pura avanguardia, per mezzo delle quali il mastermind Sverd riesce ad erigere una malvagia ed eccelsa cattedrale sonora a cui contribuiscono alla grande il gracidare ostile del vocalist, i riff mistici e freddi che flirtano con il thrash e l’heavy classico, il motore atmosferico e perpetuo della sezione ritmica, i nebbiosi intermezzi dark ambient di ascendenza Satyricon vecchia maniera.

Dalla ficcante title track ai deliri semi-spaziali di “The Mighty Odious”, dalle convulse e avvolgenti “Skyggeånd” e “Blodvassen Grunn” alle sfumature prog di “Aftermath, dalla carica visionaria e infera di “Den Sanne Gud” e “Mørkets Ormebol” sino al mood cinematico di “Ditt Ødes Ære”, i norvegesi sembrano davvero in palla, rivelandosi un quintetto ancora capace di sorprendere malgrado l’impiego di cliché noti e stranoti. La produzione pulita fa il resto, rendendo udibile anche l’ottimo lavoro al basso di Tor Stavenes dei 1349, puntello fondamentale per la stabilità di canzoni spesso così cangianti da rischiare di deragliare oltre i confini del controllo.

“Mørketid” mostra i migliori Mortem della carriera, quasi che le molteplici esperienze dei singoli musicisti coinvolti siano confluite nel nuovo full-length al momento giusto. Autenticamente neri.

Tracklist

01. Mørketid
02. The Mighty Odious
03. Skyggeånd
04. ​Blodvassen Grunn
05. Aftermath
06. Den Sanne Gud
07. Mørkets Ormebol
08. ​Ditt Ødes Ære