Non è semplice parlare di un disco che emerge con tale forza dall’oceano della musica attuale, specialmente quando si tratta di una delle realtà più promettenti del panorama italiano.
I Ponte del Diavolo, nati dai sotterranei torinesi nel 2020, si sono fatti strada rapidamente negli ultimi anni, ottenendo importanti riconoscimenti internazionali anche grazie alla partecipazione al Roadburn 2025. Grazie a un sound unico, si sono guadagnati un posto d’onore accanto a nomi del calibro di Ufomammut, Zu e Messa.
Rispetto all’esordio “Fire Blades From The Tomb”, uscito nel 2024, che ha ottenuto ottimi consensi sia di pubblico che di critica, “De Venom Natura” risulta essere un album più compatto e consapevole. Pur mantenendo gli elementi tipici della band, il sound appare più curato e ricco di dettagli che meritano ascolti approfonditi.
Partendo da una base post-punk, attraverso un riconoscibile dark sound la band abbraccia diversi stili e generi, con un orecchio attento anche alle novità contemporanee, sempre con uno stile proprio che essi stessi definiscono blackened post-punk. In questo secondo album si nota come la sperimentazione sonora è ormai parte della band, con un uso sapiente dei suoni elettrici, l’inserimento degli ottoni (con echi di quel doom brass caro agli Ottone Pesante) creano un groviglio sonoro ipnotico, sorretto dalla voce altisonante di Erba del Diavolo.
L’apertura di “Every Tongue Has Its Thorns” chiarisce subito le intenzioni: un beat elettronico minimale che sfocia in un incedere martellante, dove rabbia e malinconia si fondono in un vortice oscuro. Con “Lunga vita alla necrosi” la band esplora il cantato in italiano attraverso testi poetici e decadenti, mentre “Spirit, Blood, Poison, Ferment!” rompe gli schemi con un’intro black metal, che scivola in rallentamenti dominati da ottoni e sospiri inquietanti. La traccia “Il Veleno della Natura” è forse il momento più sperimentale: una ballata dark-romantica che muta forma, guidata da sintetizzatori e ritmiche black metal. L’ipnosi continua in “Delta-9 (161)”, dove la formula chimica del cannabinolo diventa una litania ossessiva scandita dal tempo della cassa. “Silence walk with me” vede la prestigiosa collaborazione di Omega/Gionata Potenti (Nubivagant/Darvaza/Frostmoon Eclipse) alla voce principale e chitarra acustica finale, vera ciliegina sulla torta del brano. Qui la voce di Erba del Diavolo entra con passo felpato, per poi esplodere in tutta la sua potenza su un ritmo martellante. In chiusura, “In the Flat Field” dei Bauhaus non è una semplice cover, ma un restyling in chiave moderna: parte con una voce ronzante del cantante, dalla quale emerge il riff di chitarra e viene aggiunto un assolo di batteria finale che fa emergere il talento di Segale Cornuta.
“De Venom Natura” è un ascolto necessario: un album complesso, colto e viscerale, che si candida tra le migliori uscite italiane degli ultimi anni.
Tracklist
01. Every Tongue Has Its Thorns
02. Lunga Vita alla Necrosi
03. Spirit, Blood, Poison, Ferment!
04. Il Veleno della Natura
05. Delta-9 (161)
06. Silence Walk with Me
07. In the Flat Field

















