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Primavera Sound 2022: Weekend 1

01/06 – PRE FESTIVAL

Un po’ di fila ma scorrevole e poi si è dentro al meraviglioso Poble Espanyol, in cima a Montjuic, e il Primavera 2022 è ufficialmente iniziato. Un’emozione che è difficile da descrivere. Il primo grande festival europeo da due anni a questa parte. L’atmosfera, riscaldata dal sole del tardo pomeriggio, è di incredulità e di genuina allegria e siamo tutti felici di vederci nello stesso luogo.

© Eric Pamies

Aprono il set le Linda Lindas e il loro punk adrenalinico mischiato all’allegria in un set di ampio che “sa essere piuma e sa essere ferro”. Seguono le più attese della serata: le Wet Leg. Dopo il successo del loro album di debutto, devono dimostrare di reggere la prova del live, e non falliscono di certo. Disimpegnate e impertinenti, occupano i 40 minuti a loro disposizione con grande padronanza della scena. E fanno cantare “All day long on a chez longue” a tutto il pubblico. Tantissima freschezza e canzoni tutte da ondeggiare.

© Clara Orozco

02/06 – DAY 1

Il primo giorno al forum è come un ritorno a casa. Non può non venire un colpo al cuore al vedere la gigantesca area del Parc Del Forum finalmente piena di gente. Si respira una frenesia inedita. Di fronte ai cancelli principale, si staglia imponente con il nero edificio dell’Auditori Rockdelux, una struttura indipendente dal festival al Forum che ospita parte dei concerti della rassegna. Appena entrati ci vogliono pochi minuti e il catalano Joan Miquel Oliver fa il suo ingresso sul palco. Una pacatezza che tradisce leggera emozione nella voce quando ringrazia il pubblico per essere presente. Il trio sa prendersi le sue svolte improvvise e trasformare il reggaetton in noise rock. Super professionali e sinceramente divertiti.

KIM GORDON

Quando le leggende arrivano le riconosci. Poche parole, tanta energia. Un set interamente dedicato al suo ottimo disco solista “No Home Record” con l’aggiunta di un paio di cover e una band tutta al femminile, come non poteva essere altrimenti per un’artista che ha fatto della lotta di genere un marchio musicale. La sua proposta musicale è Arte. Intraprendente e padrona della scena, scende in mezzo al pubblico e a fine esibizione fa suonare la sua chitarra a due fortunati in prima fila. Il suono è inconfondibilmente noise: chitarre suonate con bottiglie, cacciaviti, percosse. A fine concerto siamo tutti a bocca aperta, per un’esperienza sonora come raramente capita di ascoltare.

 

DINOSAUR JR.

I Dinosaur jr. sono l’essenza del rock. Southern, sporchi e buonissimi. Suonano con energica calma il loro repertorio La forza di una distorsione fa tremare i cuori nonostante un’acustica non proprio degna di nota. Grandi canzoni e una certa compostezza nell’attitudine, quella di chi ha già dimostrato tanto, fanno di questo live uno di quelli imperdibili del giorno 1. Alla fine la sorpresa con una cover alternative rock di “Just Like Heaven” dei The Cure. E iniziano gli abbracci, quelli che vorremmo dare a J Macis, Lou Barlow e Murph.

© Dabu Canto

 

SHARON VAN ETTEN

Una di quelle esibizioni che merita di essere vista almeno una volta. Sharon Van Etten è un essere raro, capace di ammaliare con canti soavi e subito dopo farti precipitare nella afflizione mentre suona i suoi brani più dissonanti. Un vero talento nel mantenere alta l’attenzione del pubblico senza l’uso di alcuna scenografia. E l’alcol non è mai abbastanza.

 

TAME IMPALA

Arrivati con la navicella spaziale sanno far ballare e sonnecchiare nello stesso set, dosando bene le energie, a volte un po’ a risparmio, ma Kevin e i suoi so fatti così. Ci pensano loro a creare l’atmosfera che serve festival. I loro inni sono cantati da tutti, da “Lost In Yesterday” a “Let It Happen” si dimostrano i preferiti dal pubblico, che li seguono in ogni bit. Suggestivo l’uso di un cerchio di luci come scenografia in stile Pink Floyd. E quando meno ce lo aspettavamo Kevin Parker fa una cosa divertentissima che – a suo dire – non farà mai più: una cover di “Last Nite” dei The Strokes, nel giorno della cancellazione del loro live previsto il giorno seguente. Superfluo raccontare il visibilio generale. Chiudono con esplosioni di luci e coriandoli per un momento che vorremmo rivivere per sempre.

© Sergio Albert

PAVEMENT

Non si può non volere bene a Stephen Malkmus e soci, soprattutto quando li si vede così affiatati. Ci mettono tanto mestiere e tanto cuore in un set di 24 pezzi, poche parole ma tanta felicità di essere di nuovo insieme su un palco europeo. La forza delle canzoni è ciò che fa di questa band una leggenda, non perdono un colpo ma sono divertenti e rilassati. Un sogno vederli dal vivo dopo la reunion europea. Per la prima volta in un decennio suonano “Father To A Sister Of Thought” e “Zurich Is Stained” e i più affezionati sono letteralmente in visibilio. Il pubblico li ama ed è ciò che si meritano

 

BLACK LIPS

Sregolati e selvaggi, un vero gruppo rock dall’animo punk che fa molta “caciara” e piacciono per questo. La loro proposta musicale unisce un’estetica glam a della sana sregolatezza. Spesso sull’orlo del feedback, complice un’acustica che di certo non li aiuta. Ma la loro originalità sta anche in una certa ruvidezza. Divertono tutti, noi compresi.

 

BLACK MIDI

Animali rari. E che animali da palcoscenico! La dimostrazione perfetta che la musica è fisicità, trasporto e assonanza. Strani ma intensi. impossibile ballarci sopra, sembreresti in preda a tic nervosi. è tutto una gigantesca canzone fatta di caos ordinato. barocchi e giocherelloni, portano avanti un set frenetico e brillante, fatto di suoni che sulla carta non dovrebbero mai essere mischiati: sax dal sapore prog, chitarre distortissime e batterie martellanti. Eppure in qualche modo funziona ed è affascinante ascoltare la costruzione di ogni pezzo.

 

Il primo giorno di Primavera si porta dietro svariati problemi di organizzazione, a cominciare dalla carenza di acqua. File lunghissime ovunque, personale impreparato a gestire le informazioni e un flusso di spostamenti fuori controllo. Ma l’organizzazione si scusa e promette una risoluzione di problemi maggiori.

 

03/06 – DAY 2

La risposta del Primavera non si fa attendere. In appena un giorno gran parte dei disagi sono risolti abilmente dall’organizzazione, rimarcando l’impegno per l’edizione del ventennale che era stata promessa. La riduzione drastica delle file rende tutto più godibile, in barba a chi il giorno prima paventava di chiedere il rimborso.

 

WEYES BLOOD

Ipnotica e trascinatrice di folle, suona tastiere e chitarra. La sua voce è uno strumento che crea atmosfere d’altri mondi. Chitarre soliste dalle sonorità vagamente country per un’artista che va fiera delle sue malinconiche composizioni, e anzi invita scherzosamente a pogare le prime file. Ma sotto palco e sdraiati sulla collinetta del Binance sembriamo tutti in preda a un’overdose di Valium.

 

FONTAINES DC

Quando entrano Grian Chatter e i suoi sembra l’inizio di un concerto trap. Occhiali da sole, magliettona dik Scarface e tuta Adidas per il frontman, che appena inizia il set sembra già mordere il freno. I Cinque sono cavalli imbizzarriti che non riescono a trattenere l’energia, sembrano soffocare dalla voglia di suonare. Sotto il palco il pogo è una bolgia alimentata dall’energia degli Irlandesi. Le canzoni dell’ultimo “Skinty Fia” dal vivo sono più veloci e perdono di intensità, che si aggiunge a qualche errore verso la fine. Se musicalmente non è la loro esibizione migliore, quello che sono capaci di dare sul palco supera ogni logica. Non si può spiegare, e forse è meglio così.

© Eric Pamie

BECK

Divertente e ha voglia di fare festa tutta la notte. Non si perde un beat e si fa seguire dal pubblico. Cambia mood con una rapidità incredibile, spaziando tra i suoi brani. Diversissima la proposta musicale di una carriera invidiabile.

 

PARQUET COURTS

Originalissimi e affiatati, sono fautori di proposta musicale fatta per chi ama il rock in ogni sua forma. Fusione di stili e lunghissime strumentali fanno di questa band tra le più divertenti della scena rock al Plenitude. vuoi ballare un po’ a ritmo di rock tribale? Sei nel posto giusto.

 

THE NATIONAL

Il piacere di emozionarsi. Matt Berninger e i suoi sono lenti e impetuosi, in un crescendo costante. Intensissimi nel loro procedere con oltre venti pezzi in scaletta. Sono increduli di fronte a una folla che li segue ciecamente in ogni brano, canta come se fossero lì con loro sul palco. La magia che riescono a creare non ha paragoni.

 

JAMIE XX

Precisione chirurgica quella del membro degli XX, che sciorina tracce mai sentite in un dj set. Trascende l’elettronica in un’esibizione a metà fra il dj set e la performance, suonando sopra a tracce di rara intensità sonora. Tanta testa e tanto cuore per la miglior esibizione elettronica finora al festival.

 

04/06 – DAY 3

Ultimo giorno del primo weekend e la situazione concerti in contemporanea non perdona nemmeno stavolta. Tra Bauhaus che “clashano” con Nick Cave, King Krule e poi Idles con Gorillaz e DIIV delle scelte devono essere fatte, ma ognuna di questa sarà ripagata. Ecco le nostre.

 

LOW

Grande passione ma non adatti al palco del Plenitude, mentre il giorno stesso all’Auditori hanno reso giustizia alle loro canzoni. La colpa non è del trittico statunitense, bensì di un’acustica che non lascia respirare le grandissime canzoni che i Low hanno composto, come “Wild Horses” che già dall’apertura sembra perdere pezzi. Nel complesso la grinta c’è tutta, il desiderio di far divertire anche ma, complice un live organizzato all’ultimo minuto, ci si deve accontentare di qualche bel momento di sano rock. Per tutto il resto si rimanda all’esibizione del giorno precedente.

 

EINSTURZENDE NEUBAUTEN

Quando fanno il loro ingresso, le leggende del noise rock/industrial sono calmi e rilassati, accolti da un pubblico per lo più ignaro ma bendisposto. E il live si trasforma ben presto in un’esperienza sensoriale. Il frontman Blixa sembra un parroco intento a celebrare la messa con un effettistica senza senso, spesso ieratico nel suo spoken word. La band suona strumenti non convenzionali, auto costruiti, come tubi di plastica suonati con una pistola che spara aria. Cantano in inglese, tedesco e francese e sanno bene come creare un crescendo ed emozionare. Chi li conosce sa quanto è difficile racchiuderli in un genere, quell oche è certo è che le arti si incontrano in molteplici forme dando vita a uno spettacolo da ascoltare in religioso silenzio.

 

BLACK COUNTRY NEW ROAD

Musicisti preparatissimi ma performance decisamente sottotono come energia. Il rischio abbiocco è dietro l’angolo ma loro non demordono e con dei crescendo strabilianti riescono comunque a mantenere il pubblico dalla loro. Probabilmente chi è sdraiato in cima alla collinetta sarà caduto in preda al sonno sulle note del loro flauto traverso.

 

KING KRULE

Sembra godere di una venerazione da parte dei fan invidiabile King Krule, grazie al carisma che lo rende una vera star del rock alternativo più chill di tutti. Il live è un amplesso continuo dove Archy Ivan Marshall mette tutto se stesso, graffiando quella chitarra come se fosse l’ultima esibizione della sua vita. Al contempo le canzoni sono fatte di passaggi sorprendentemente fluidi e imprevedibili, degni di un grande compositore. Il giovane britannico è una vera forza della natura.

© Clara Orozco

NICK CAVE

“Vorrei dedicare questa canzone ai miei due figli Arthur e Jethro che dovrebbero essere qui da qualche parte. O forse sono andati a vedere i fottuti Bauhaus. Così Nick Cave introduce una straziante “I Need You” alludendo al concerto in contemporanea della band di Peter Murphy, per molti una decisione davvero sofferta in ogni caso ripagata (stando ai racconti di chi era dall’altra parte). Ma Nick Cave è viscerale, cerca le mani del pubblico, le tocca e vuole essere toccato. Ha bisogno di sentire la stessa energia che ci sta dando insieme ai suoi Bad Seeds che lo seguono ciecamente. Scavano dentro le viscere, non si fermano alla superficie, vogliono entrarci dentro con la loro passionalità e creano così un live che sembra quasi un esorcismo dei nostri demoni interiori. In una parola: superlativi.

 

GORILLAZ

Quando “The blackest man in West London”, Mr. Damon Albarn, fa il suo ingresso in tuta rosa è un delirio totale. La cartoon band più famosa del mondo suona quasi per intero l’ultimo “Songs Machine” e si rivela l’anima della festa. Sul palco sono scatenati ma sempre di una precisione sovraumana. E Albarn suona anche la “nuova” “Cracker Island”, che ai fan più accaniti non è sfuggita nel live del 30 aprile scorso, seppur mai incisa su disco. Ad un inizio carichissimo corrisponde una metà più spenta per un set da sei del pomeriggio. Le canzoni del nuovo disco non riescono a tenere animata una folla di 30 mila persone che vuole cantare all’unisono, come fa verso la fine sulle note di “Feel Good Inc.” e “Clint Eastwood”. E sul palco con Albarn c’è mezza Londra: dopo Fatoumata Diawara, Mos Def, De La Soul, slowthai, Bootie Brown, la vera domanda è: chi chiameranno sul palco i Gorillaz il prossimo weekend per pareggiare il primo?

© Sharon Lopez

BEACH HOUSE

Sembra di fluttuare nello spazio quando si ascoltano i Beach House. I posti in cui ti sa trasportare questa band sono tutt’ora sconosciuti al genere umano. Il duo di Baltimora non conosce limiti all’immaginazione e suonano con incredibile intensità. Il suono mellifluo della band non ha confini ed attira ogni genere di ascoltatore. Esibizione avvolgente e memorabile.

 

La nostra top 3 del primo Weekend
  1. Kim Gordon
  2. Nick Cave
  3. Pavement

© Sharon Lopez

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