Please don’t say we couldn’t stop this / And please don’t feed me all that bullshit
‘Cause this is what you always wanted / An empty world, vast and haunted
In un mondo di fantocci, di sorrisi fasulli, di fuffa propinataci per ammantare le sevizie, la decadenza, le disgrazie che divorano ogni minima speranza di sopravvivere, i Chat Pile rimangono integri, inscalfibili come statuari demoni di marmo piazzati all’ingresso di uno spaventoso limbo. Un limbo che viviamo, ma che nessuno ha il coraggio di raccontare.
Se “Cool World” sanguinava di dolore nero, aguzzando il focus sulla rovina verso cui ci hanno trascinato gli istinti guerrafondai di certi criminali senz’anima, il terzo in discografia – se non si conteggia “In the Earth Again” – ricalibra il tiro e restringe il mirino, andando ad infilarsi tra cavi elettrici, sinapsi logorate, schermi che inghiottono e mastri burattinai che ridono e ci mandano al macello.
La formula di “Who Loves The Sun” è sempre la stessa, ormai rodatissima e puntualmente distruttiva, eppure il bombardamento si eleva di un gradino. Sibilano alcune melodie che con forza provano a squarciare l’angoscia ferrosa, rombano invece alcuni afflati grotteschi che trascinano ancor più a fondo il sound della band dell’Oklahoma: Raygun Busch concentra entrambe queste volontà nel dissonante caterpillar noise di “Deep Blue”, arpeggi storti che levigano una silhouette orrorifica, ma al contempo ornata di un’armonia straniante; poi il groove metallico rinforza il pezzo e il frontman arpiona growl che paiono vomitati da un esorcismo. Non religioso, bensì tecnologico: AI che liquefanno cervelli e rapiscono sentimenti, in un’epoca in cui solo la natura pare non arrendersi al progresso/regresso umano. Anzi, prova a ribellarsi violentemente all’apatia e alla cementificazione senza regole: autodistruzione e deumanizzazione, di pari passo.
“Creature” bastona con sludge ciondolante e affresca con una tavolozza nera un pianeta che si appresta ad essere raso al suolo, “Same Rules” trascina rantolante una carcassa a metà tra noise e post-punk, cercando nel pessimismo più totale una «life that’s fair and true», la stessa che viene enunciata tra le intenzioni ribelli di “Intruder”. Non solo a livello lirico, con quella tempesta che sa di oscurità divoratrice, ma che fa anche vibrare certi campanelli del risveglio e dell’insurrezione popolare: è ribelle anche per la sua strumentale sbarazzina, con quei lick di chitarra zampillanti che paiono quasi sputare in faccia alle mostruosità.
“PEN I S MALL” asfalta brutalmente il capitalismo, il lavoro sottopagato e il menefreghismo dei capoccia che per due spicci ti lascerebbero morire in uno sgabuzzino. Probabilmente uno dei pezzi più pesanti, claustrofobici e massacranti dell’intero repertorio dei Chat Pile, seguito a ruota da una “Influence” che punta tutto sul groove per destare menti ormai divenute insensibili anche di fronte alle urla di bambini dall’altra parte del mondo («That’s what it feels like / To lose your fucking soul»).
L’agonizzante ibrido tra noise e doom apocalittico di “Family Funeral” tira fuori la mitologia greca per raccontare il collasso dei valori familiari, il decadente sludge di “Christabel ’26” pare accompagnare una voce che fuoriesce dalla fossa, ormai arresasi alla sostituzione umana da parte dei poteri forti, “Shrine” ci ricorda come onorare i caduti e l’amore in mezzo all’indifferenza più totale.
“Who Loves The Sun” sacrifica anche parte dell’ironia di casa: ogni disco, ogni passo in più dei Chat Pile su questo mondo amplificano un’urgenza sempre più stringente. E se il sole inizia lentamente a spegnersi, nonostante la malinconia di “October All the Time” paia volerlo tenere ancora in vita, in un abbraccio disperato tra alberi spogli e il cielo che si disgrega progressivamente, c’è ancora qualcuno che prova ad amarlo, che tenta di seguire la sua trama ardente, che prova a cambiare qualcosa in mezzo a un buio che si fa sempre più gelido.
Tracklist
01. Creature
02. Deep Blue
03. Same Rules
04. PEN I S MALL
05. Shrine
06. Intruder
07. Christabel ’26
08. Influence
09. Family Funeral
10. October All the Time
















