Kai Hansen è stato da sempre un artista attivo e carismatico. La sua carriera parla per lui, e, in questa fase della sua vita personale e professionale, decide di dare sfogo alla sua libertà espressiva con un nuovo album solista dal titolo “Born With A Hammer”. Non si tratta della sua prima parentesi celebrativa: 10 anni fa, infatti, festeggiava i 30 anni di carriera con l’album “XXX Three Decades In Metal” sotto il nome di “Hansen and Friends”, tra un’autobiografia in musica e un party con tanti colleghi ed amici. Gli anni passano, ma Kai sembra più in forma che mai, e la sensazione è che questo “secondo tempo” con gli Helloween, tra nuovi album, amicizie ritrovate, musica in serenità e concerti che hanno generato solo tanti pareri positivi, gli stia concedendo una seconda giovinezza.
Con i Gamma Ray purtroppo ancora in stand by, salvo qualche raro (e molto apprezzato) evento live (Luppolo In Rock a Luglio 2024), il buon Kai ha quindi pensato che fosse il momento di lavorare a nuova musica, questa volta senza paletti, sovrastrutture, doveri e in totale libertà. È proprio questo concetto a diventare croce e delizia dell’album, che racchiude qualche idea discreta, ma che forse rimane fuori fuoco in molte parti, risultando poco coerente e abbastanza distante dai picchi qualitativi eccelsi che il cantante e chitarrista tedesco ha raggiunto nel corso della sua lunga carriera.
L’inizio con “Feeding The Beast”, brano ben strutturato e che acquista carattere nel suo sviluppo melodico fa ben sperare, ma purtroppo “Born With A Hammer” non si attesterà sempre su questi livelli. Si percepisce un primo calo già con la più semplice e lineare “Welcome To Life”, nella quale Kai si concede una parte in completo stile jam session con un mood quasi reggae, passando poi attraverso la totalmente scanzonata “I Don’t Care At All”, che per certi versi non può che strappare un sorriso e far venire voglia di lasciarsi andare. Non riescono a lasciare il segno “Wait And See” che si sviluppa su venature heavy molte moderne, “I.D.G.A.F” più istintiva che efficace, e la confusionaria “Triple Trouble”. Accompagnato da una band costituita da Eike Freese alla chitarra nonché alla produzione, Alexander Dietz degli Heaven Shall Burn al basso,Daniel Wilding dei Carcass alla batteria e dal figlio Tim Hansen, reduce dagli ottimi risultati con Induction, Kai prova soprattutto nella seconda parte ad aggiustare il tiro. La title track ricorda molto alcune composizioni di lunga durata dei Gamma Ray, che pur non racchiudendo così tanta qualità non è da buttare, rimanendo tutto sommato un buon compromesso. Molto più piacevoli “End Of The Road”, che si pone come una moderna cavalcata heavy, l’incisiva “Invaders” e la conclusiva “Wonderland”, che ritrova un Kai meno sbrigativo e certamente più ispirato nello spingere sull’acceleratore.
Il giudizio su questo lavoro è sicuramente determinato dalle aspettative di chi ascolta, che possono oscillare tra un prodotto stile primi Gamma Ray e un’esperienza più vicina alla personalità di un artista talentuoso, positivo ed eclettico come Kai Hansen. Chi è orientato verso la prima opzione, rimarrà certamente deluso e non riuscirà ad apprezzare quanto raccolto in “Born With A Hammer”, forse addirittura denigrandolo più del necessario. Chi, invece, si è approcciato in maniera molto più aperta all’ascolto, saprà trovare di sicuro qualcosa di buono in questa produzione certamente non indimenticabile o di grande rilievo, ma che rimane un ulteriore tassello della carriera di un artista talentuoso che sembra avere ancora molti capitoli da scrivere.
Tracklist
01. Feeding The Beast
02. Welcome To Life
03. Don’t Care
04. Wait and See
05. Born With a Hammer
06. I.D.G.A.F
07. End Of The Road
08. Triple Trouble
09. Invaders
10. Wonderland
















