La derivatività è forse il più comune dei peccati: alzi la mano quell’artista che non si è lasciato influenzare, in maniera più o meno diretta, dall’opera di un illustre collega del passato; ed è altrettanto comprensibile quell’artista che, una volta scoperta la ricetta segreta, la formula magica con cui è riuscito a far breccia nel cuore dei fan, decide di farvi ricorso ad ogni occasione, senza discostarsene mai.
Ma cosa succede quando i due fenomeni coincidono, e un musicista continua a percorrere, disco dopo disco, il sentiero tracciato dal proprio nume tutelare?
Se la risposta a questa domanda risiede, come sempre, nelle orecchie di chi ascolta, può valere la pena ricordare le parole di un grande giornalista musicale, affermando che l’essere ripetitivi è prerogativa di sole tre band: AC/DC, Motörhead e Running Wild.
Sin dal lontano 2007, gli Airbourne hanno eletto a nume tutelare il primo dei gruppi citati; d’altra parte, quando sei un musicista hard rock e provieni dall’Australia, è pressoché automatico consacrarsi alla band dei fratelli Young cercando, un album dopo l’altro, di avvicinarsi alle leggende di Sydney. Ebbene, a distanza di quasi 20 anni dalla release di “Runnin’ Wild”, il combo capitanato dai fratelli O’Keeffe è riuscito a ritagliarsi il suo posto nella scena musicale mondiale, non rinnegando mai le proprie origini e, soprattutto, le proprie fonti di ispirazione. Se “Runnin’ Wild” era energia allo stato puro, se “No Guts. No Glory.” continuava a sferzare come il suo predecessore, tutto ciò che è venuto dopo si è limitato a riproporre la stessa formula, senza alcuna velleità di innovazione.
Fatto questo piccolo preambolo, possiamo approcciarci ad “Airbourne”, il sesto disco in studio del quartetto di Warrnambool che, sin da “Gutsy”, si colloca nella scia tracciata dai suoi cinque fratelli maggiori: ritmiche crunchy, aggressive e trascinanti, capaci di sprigionare quell’energia su cui si innesta la voce ruvida e graffiante di Joel O’Keeffe.
A differenza del passato, si avverte qualche arrangiamento un po’ diverso dal consueto, come con “Who Put The Rhythm In You” o con la divertente “Christmas Bonus”, che spiccano proprio perché stridono con l’approccio diretto e senza fronzoli che gli Airbourne hanno sempre sfoggiato.
Passando al resto del lotto, “Kid In A Candy Shop”, “Last Man Standing”, “Rock ‘N’ Roll Ya”, “Send Me To Rock ‘N’ Roll Heaven” sono tutti brani che funzionano, scorrono via con piacere, che riescono anche a trascinare, ma che non riescono mai veramente a stamparsi nella mente dell’ascoltatore, vuoi perché lontani dal tiro dei cavalli di battaglia del gruppo, vuoi perché troppo simili ad essi. Aggiungiamo che le canoniche strizzate d’occhio agli AC/DC non mancano, con i riff di “Hells Got No Vacancy”, “Sky High” e “Here She Comes” che rimandano a varie hit di Malcolm e Angus.
Ognuno dei dodici brani della tracklist sembra essere stato assemblato con un solo scopo: quello di essere suonato sulle assi di un palco, lì dove si trova l’habitat naturale degli Airbourne. E poco importa se nessun pezzo si stampa nella mente, se non c’è nulla di veramente nuovo sotto il sole o se non si fa nulla per nascondere la già menzionata derivatività: gli Airbourne non sono mai stati nulla di diverso da due fratelli che volevano suonare rock, condividendo la loro energia con un pubblico che ha sempre risposto presente.
Alla fine della fiera, se avete sempre amato gli Airbourne, questo disco non farà che confermare l’opinione che già avete; se invece li trovavate ripetitivi, piatti e per nulla originali, l’album di cui vi stiamo parlando di certo non vi farà cambiare idea. Di sicuro questo “Airbourne” non verrà ricordato come l’album più riuscito del gruppo, pur potendone essere il perfetto biglietto da visita, ottimo per introdurre al sound degli australiani chi li aveva solo sentiti nominare… anche se, a parere di chi scrive, “Black Dog Barking” ed i già citati “Runnin’ Wild” e “No Guts. No Glory” svolgerebbero molto meglio il compito.
Tracklist
01. Gutsy
02. Alive After Death (Last Plane Out)
03. Here She Comes
04. Kid In A Candy Store
05. Sky High
06. Who Put The Rhythm In You?
07. Christmas Bonus
08. Last Man Standing
09. Rock ‘N’ Roll Ya
10. Bogotá
11. Hells Got No Vacancy
12. Send Me To Rock ‘N’ Roll Heaven















