Eschatological – the grave matters with which we struggle
Pathological – the perverse perpetuation of this purulent puzzle
Repugnant – the wretched riddle unravels in a reeking revelation
Repulsive – the final fetid farce yields such a rancid realization
Nell’enorme catalogo della cucina della nostra penisola, il risotto alla sbirraglia e i rigatoni con la pajata occupano una posizione peculiare, considerato che entrambi i piatti godono del denominatore comune delle frattaglie, ingredienti fondamentali da non poter accantonare per restare fedeli alle ricette classiche e ottenere il massimo del gusto. Mentre il primo, di genesi veneto-austriaca, contempla l’impiego del fegatino e del durello di pollo, il secondo, tipica leccornia della tradizione romana, vede come protagonista fondamentale l’intestino tenue del vitellino da latte, al cui interno si trova il chimo, sostanza fluida e cremosa frutto della digestione dell’animale. Non sappiamo se la prelibatezza gastronomica capitolina in particolare sia stata la principale massa rifocillatrice dei rispettivi stomaci, di certo i membri degli Exhumed, sul palco del Traffic Live Club con i partner in gore Gruesome e Guineapig per la tappa italiana dell’Echoes In Red Europe Tour 2026, avrebbero volentieri rigurgitato il tutto sugli spettatori, magari entusiasti di inzupparsi di budella e liquidi biliari da capo a piedi. Eppure, verso la fine della disumana kermesse, qualcosa di cruento e conturbante forse accadrà …
Guineapig

Le ante, apertesi alle 20.00, accolgono una folla che arriverà molto alla chetichella sino a raggiungere, per gli headliner della serata, degli ottimi numeri, tuttavia senza far registrare il prevedibile sold out. Mezz’ora dopo, onorando dunque meticolosamente il programma della vigilia, salgono sul tavolato i Guineapig, formazione goregrind attiva dal 2013 e al momento artefice di un paio di lavori, “Bacteria” (2014) e in special guisa “Parasite” (2022), che rimandano a un goregrind vicino ai putridi correligionari Cock And Ball Torture, Gutalax, Miasmatic Necrosis, Pharmacist, Spasm e via dicendo. Autori di brani dalle liriche grottesche, tese a suscitare in egual misura ribrezzo e diletto, e dalla resa sonora assai moderna, tersa e dalla sottile vena catchy, i musicisti laziali, che qui giocano in territorio amico, mostrano una perizia esecutiva davvero invidiabile, offrendo una prova convincente e intrisa di furibondo e ammiccante groove. L’ancor poco folto pubblico, spesso incitato colpi di simpatiche a imprecazioni da un Alessio Leocadio in gran forma al basso e al growling, si contorce nell’hardcore dancing e sbava all’ascolto di attacchi che gorgogliano velenosi nel mezzo di obesi e infettivi breakdown, esaltandosi per le azioni dei diversi agenti patogeni che erompono dalle varie “Coccobacilli Shotgun”, “Plasmodium”, “Rice Blast Fungus”, “Mermaid In A Manhole”, “Terminator Mosquito”. Vescica in fiamme e piaghe purulente al temine dello spettacolo? Nessun problema, si tratta di semplici effetti collaterali!
Setlist
Coccobacilli Shotgun
Plasmodium
City Of The Monkey God
Maruta
Cyclopia
Taxidermia
Project Sunshine
Rice Blast Fungus
Zatipota
Mermaid In A Manhole
Terminator Mosquito
Gruesome

Operativi dal 2014, i Gruesome, pur nascendo al fine di rendere omaggio al repertorio integrale dei mitologici Death, vantano una discografia di buonissimo livello qualitativo e che si distingue per un songwriting tanto accorto quanto efficace, capace allo stesso tempo di riprodurre ossequiosamente il sound e l’estetica della creatura del compiantoChuck Schuldiner e di non cadere nella vuota e sterile imitazione di un monumento. Laddove l’esordio del 2105 “Savage Lands” insisteva sui marci discorsi di “Leprosy” (1988) e il successore “Twisted Prayers” (2018) si incanalava nella rabbiosa tecnica di “Spiritual Healing” (1990), “Silent Echoes”, rilasciato appena lo scorso anno, guarda alla freddezza chirurgica e progressiva di “Human” (1991), per un pugno di tributi carichi di passione e riverenza. Ed è dall’ultimo lavoro in studio che giunge la maggior parte della setlist: la potenza di “A Darkened Window”, gli spigolosi assoli di “Frailty”, la natura incalzante di “Shards” e l’assalto ai sensi di “Condemned Identity” elettrizzano a pallettoni la folla, spingendola ad audaci e pressoché ossessivi circle pit, mosh e two-step. A prescindere dal carico emotivo che coinvolge l’audience e gli artisti medesimi durante la proposta dei brani, l’act fondato dal chitarrista e singer Matt Harvey e dal drummer Gus Rios’ fornisce comunque una prestazione impeccabile, ripercorrendo le fasi migliori della propria carriera attraverso la sublime immediatezza di “Trapped In Hell” e “Closed Casked”, la complessità di “Inhumane”, l’orrore fulciano di “The Seven Doors”. Scrosciano le acclamazioni e si allungano le code al banco del merchandise, per un’esibizione travolgente sotto ogni punto di vista.
Setlist
Trapped In Hell
A Darkened Window
Frailty
Closed Casket
Shards
Dimensions Of Horror
Inhumane
Condemned Identity
Seven Doors
Savage Lands
Exhumed

Originari di San Jose, dalle demo di inizio ’90 a oggi gli Exhumed continuano a cavalcare in maniera mirabile l’onda del death-grind e non rappresenta certo una sorpresa che le canzoni da loro composte appaiano intrise al massimo grado di plasma, zombie, viscere e rigaglie. Coni stradali che fiancheggiano la batteria, luci di segnalazione sugli amplificatori, due monitor ai lati dello stage sul quale scorreranno, nel corso del concerto, una vasta gamma di spaventose immagini – compresi cartoon, brandelli di B-movie e frammenti di “Crash” di David Cronenberg –, di incidenti stradali: materiale scenico in linea con il concept album “Red Asphalt” (2026), full-length degli statunitensi dedicato alla rischiosa vita on the road. Avvia le danze “Unsafe At Any Speed”, seguita a ruota da “Red Asphalt”, una combo frenetica che conquista subito la platea, desiderosa di diventare carne da macello per l’aratro a motore guidato dai quattro piloti californiani. L’energia all’interno della venue cresce al pari del veloce fluire di una scaletta madida sì del dominio dei nuovi pezzi (spiccano la marziale “Shovelhead”, la brutale “Shock Trauma”, l’orgasmica “Symphorophilia”), ma anche dalla presenza di vecchie tracce in qualche modo iconiche, pescate soprattutto, malgrado non in via esclusiva, dal debutto del 1998 “Gore Metal”. “How you guys been? It’s been a while…a long fucking time. We wanna cover as much ground as possible. Remember the first record?”. Le parole di un sempre loquace e interattivo Matt Harvey, a cui si deve un plauso per la splendida gestione delle harsh vocals nel doppio e faticoso impegno, dà la stura a “Necromaniac”, accolta da un’enorme ovazione, e quando i nordamericani eseguono “Enucleation” la reazione della torma, parte della quale si dedica a un rowing da galea schiavile, simula una fatale paralisi apoplettica. Peccato che la mascotte del gruppo Dr. Philthy, un mix del dottor Herbert West di “Re-Animator” e del folle chirurgo che campeggia su un paio di copertine dei platter dei belgi Aborted, compaia soltanto sugli schermi immerso nella dissezione di un cadavere, privando lo show del rumore della sua motosega e della necessaria quota di grandguignolesca teatralità. La dolorosa lacuna viene colmata, a ridosso della conclusione della performance, dall’istrionica interpretazione del bassista Ross Sewage: dapprincipio inzuppa in un secchio la testa di un manichino, invero analoga per fattezze al fantoccio cranico della Wilma Cerulli de “Il commissario Lo Gatto”, poi la solleva in aria lasciando colare il sangue un’avanguardia alle transenne tanto soddisfatta di ricevere questa vermiglia benedizione da portare sulle spalle, per un breve tratto, il baffuto e ormai esperto attore. La spassosa rilettura di “Detroit Rock City” dei Kiss e la leggendaria “Limb For Limb” chiudono i giochi alle soglie della mezzanotte in un giusto tripudio di applausi, parecchi rivolti all’axeman Sebastian Philips, MVP a sorpresa della serata per l’espressività della mimica, i cavernosi grugniti d’accompagnamento e l’agile sventolio di un moncherino. Finto, s’intende.
Setlist
Unsafe At Any Speed
Red Asphalt
The Matter Of Splatter
Necromaniac
Shovelhead
Shock Trauma
Vacant Grave
Enucleation
The Iron Graveyard
Symphorophilia
Playing With Fear
Necrocracy
Detroit Rock City
Limb From Limb
All’esterno si sprecano le foto di rito con gli eroi del barbaro ricevimento: pose da cattivoni, sorrisi, strette di mano e che il nume dello splatter protegga Exhumed, Gruesome e Guineapig in aeternitas tenebrarum.





