Dopo l’improvviso addio alle Thundermother, la vocalist Guernica Mancini, la chitarrista/bassista Mona “Demona” Lindgren e la batterista Emlee Johansson non hanno certo deposto le armi, dando forma a un nuovo gruppo a nome The Gems. Dopo l’esordio “Phoenix” (2024), oggi è il turno di un secondo album, “Year Of The Snake“, che, oltre a contare la speciale collaborazione del leader dei Majestica ed ex Sabaton Tommy Johansson, vede il trio svedese virare verso un hard rock molto anni ’80, liberandosi definitivamente dell’ombra della vecchia band. L’intervista con la frontwoman scandinava, che tocca anche temi molto personali, rappresenta la guida giusta per addentrarsi nelle pieghe del disco, in uscita il prossimo 13 marzo su Napalm Records.

Ciao Guernica e bentornata sulle pagine di SpazioRock. È un grande piacere riaverti qui con noi dopo otto anni.

Grazie, il piacere è reciproco. Sono molto contenta di tornare a parlare con voi.

Allora, direi di iniziare dal passato recente. Nel 2024 venne rilasciato l’esordio delle The Gems, “Phoenix”. Sei soddisfatta dei feedback ricevuti dall’album durante questi due anni?

Sì, assolutamente, c’è stato nel complesso un feedback davvero buono. Siamo molto orgogliose del fatto che il nostro album di debutto abbia avuto così tanto successo, è una bella sensazione.

“Phoenix” è stato il primo platter dopo la dolorosa separazione dalle Thundermother. Ti resta ancora qualche cicatrice da allora?

Certo, ce ne sono ancora, ma non fanno così male come una volta. Non è qualcosa a cui penso quotidianamente o cose del genere. È solo che a volte ci si può trovare in situazioni che ti ricordano il passato e questo può essere un po’ fastidioso. Ma nel complesso, sono molto grata che ne siamo uscite.

Quanto è stato difficile ricominciare con nuova band dopo un’esperienza così importante nelle Thundermother?

Credo che, con la storia che abbiamo alle spalle, sia stato più facile ripartire rispetto a una band che è costretta a iniziare dal nulla. Abbiamo molte opportunità, forse le persone vogliono lavorare con noi per ciò che abbiamo fatto in passato, per le nostre origini, e anche perché sia io che Emily abbiamo contribuito alla scrittura dell’album di maggior successo delle Thundermother (“Heat Wave” (2020), ndr). Quindi penso che chiunque conosca un po’ di musica possa probabilmente capire quanto abbiamo effettivamente fatto per il marchio Thundermother. E c’erano diverse etichette discografiche che volevano metterci sotto contratto e così via. Ma allo stesso tempo penso che sia dura dover tornare indietro di qualche passo, soprattutto quando hai lavorato così tanti anni per qualcosa e stai quasi per crollare. Non è il massimo del divertimento, però credo che abbiamo lavorato così velocemente e duramente da arrivare presto ​​a quel punto di arrivo che risponde al nome di The Gems. Ora stiamo davvero bene.

Torniamo ora al presente e il vostro nuovo full-length “Year Of The Snake”. Rispetto al debutto, il sound è molto più influenzato dall’hard rock degli anni ’80, una sorta di incrocio tra Europe e Van Halen. Come avete lavorato sulla scrittura dei brani per ottenere tale gradevole blend?

La prima cosa da cui siamo partiti è stata individuare le canzoni che sentivamo mancassero dal vivo, è così che abbiamo iniziato l’intero processo. Sentivamo di aver bisogno di canzoni più veloci, più ritmate, anche le canzoni in mid-tempo dovevano necessariamente essere un po’ più energiche. Quindi questo era il focus principale. Durante la scrittura dei brani, soprattutto i Van Halen erano una delle band che avevamo sempre in mente, con i Kiss e i Queen che pure hanno avuto la loro influenza a livello di ispirazione. Devo dire che ci sono anche i ZZ Top, penso in particolare a “Hot Bait”. Credo che sia in questo modo che siamo approdati ​​a una produzione molto più anni ’80, ci piaceva molto che fosse grandiosa e curata.

Se sulla copertina di “Phoenix” le The Gems sembravano le Charlie’s Angels, l’artwork di “Year Of The Snake” vede i vostri volti raffigurati in una posa stilizzata. Si tratta di un cambio di rotta anche visivo per la band?

Sì, indubbiamente. La copertina l’ha realizzata Giorgia Carteri, è stata lei a occuparsi di quella di “Phoenix” e ha anche creato il nostro logo. Ci piaceva molto, per il nuovo disco, avere una copertina bianca, anche perché risalta molto di più e non è così comune. Quindi questa è stata la prima cosa fondamentale. E poi siamo arrivati ​​all’idea di un artwork ispirato alla pop art, sembrava davvero molto promettente. Quando lo osservi, ti rendi conto che è come se il nostro sguardo fosse rivolto al futuro e al nostro logo dorato, si tratta di un messaggio simbolico e soprattutto positivo. Inoltre, dato che l’album si chiama “Year Of The Snake”, non volevamo che comparisse un serpente come abbiamo fatto sulla copertina del singolo omonimo. Quindi desideravamo che la cover del full-length avesse un’immagine dal significato più sottile, che alludesse al cambiamento, proprio come la pelle bianca lo è per il serpente.

“Gravity” vede la partecipazione come ospite vocale Tommy Johansson dei Majestica. Credi che la sua performance abbia aggiunto qualcosa in più all’album?

Innanzitutto, ci tengo a dire che “Gravity ” ha sinora ottenuto più di 100.000 visualizzazioni su YouTube e siamo molto felici che la canzone piaccia così tanto alla gente. Poi Tommy è una persona eccezionale e, in secondo luogo, è dotato di una voce fantastica. È un uomo con i piedi per terra e di grande talento, quindi siamo davvero entusiasti che abbia accettato di far parte di “Gravity” e spero di poter suonare dal vivo con lui un giorno. In merito alla tua domanda, immagino che abbia aggiunto un tocco in più, non so cosa dirti, ha cantato in maniera straordinaria. Ed è davvero bello anche che abbia una piattaforma social così grande, tanto che molte persone ora ci trovano tramite la sua. Penso dunque che sia stata una delle migliori collaborazioni che abbiamo fatto sinora e continueremo a servirci in futuro di contributi esterni.

Il disco conta ben quattordici tracce. Quali ritieni siano le più rappresentative?

Al momento, mi piace molto la title track perché è la canzone che lega insieme tutto, adoro ciò che dice il testo e tutto il resto. Ma sono davvero anche una grande fan della ballad “Forgive And Forget”, penso che siamo riusciti a scrivere qualcosa di veramente grandioso. È epica e allo stesso tempo molto personale. Nel complesso, non vedo l’ora di suonare dal vivo tutti i brani, e solo allora, magari tra sei mesi, quando avremo alle spalle un buon numero di concerti, saprò raccontarvi di più. A questo proposito, credo che la già citata “Hot Bait” sarà fantastica dal vivo, l’abbiamo già suonata un paio di volte e, considerando che è simile alla nostra canzone “Domino”, un pezzo molto popolare a livello live, il risultato potrà essere il medesimo.

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Dal punto di vista delle liriche, “Phoenix” era un disco pieno di energia e speranza. Mi sembra sia lo stesso per “Year Of The Snake”, vero?

I testi sono molto simili, ma sono più focalizzati sul cambiamento e forse sull’accettare le cose per quello che sono. È come mutare pelle, proprio come un serpente, cercando di diventare la versione migliore di sé stessi, anche ripensando a quei momenti in cui ci si è sentiti soli o altro, ma sempre con lo sguardo speranzoso rivolto al futuro.

Eppure “Firebird” ha un coté politico piuttosto pronunciato a livello di testi, dal momento che la visione del mondo che ne emerge appare piuttosto sconfortante …

Innanzitutto, il titolo della canzone, dal punto di vista mitologico, è il cugino della Fenice del primo album e si riferisce all’Uccello Di Fuoco del folklore slavo, un simbolo allo stesso tempo di felicità e sventura. Il pezzo parla dell’avidità e dello stato attuale del mondo. Penso che noi, come la maggior parte delle persone, siamo stufi della situazione in cui ora ci troviamo e vogliamo soltanto essere creativi. È così, l’arte è il nostro sfogo, ma è parimenti frustrante perché viviamo su una Terra che pare stia bruciando e pare che di questo sfacelo molte persone, anche appartenenti all’industria musicale, ne traggano vantaggio, soprattutto a livello economico. A questo proposito, “Math Ain’t Mathing” l’abbiamo scritta pensando a un nostro ex manager che ci ha mentito sui compensi a noi spettanti e cose del genere. A volte ci si sente davvero senza speranza, anzi, non a volte, in realtà è come se fosse sempre questa la sensazione predominante e pare che ogni giorno che passa sia ancora peggio. Ma bisogna andare avanti ugualmente e farsi forza a vicenda, scacciando le amarezze a suon di musica.

Le The Gems sono un trio sin dalla loro formazione. È stata una scelta deliberata quella di non avere una bassista fissa in line-up, lasciando lo strumento nelle mani di Mona e, all’occorrenza, anche di Emlee?

Sì, è una scelta deliberata perché è davvero, davvero difficile trovare persone con cui lavorare bene in un gruppo sia dal punto di vista creativo che economico e per tutte le altre cose che devi fare. Quindi non volevamo correre il rischio di aggiungere un quarto membro. E la nostra storia è stata costellata da situazioni del genere, non ne vale la pena. È meglio per noi avere una turnista, e soltanto quando avremo una band più grande e affermata, con le giuste finanze a disposizione, allora potremo avere una bassista fissa a pagamento, sarebbe fantastico anche perché è più piacevole per tutti. Sai, si può provare in studio tutti insieme e il risultato è migliore, ma, sino ad allora, non se ne parla.

Guernica, la tua ugola è di una potenza dirompente. Hai una speciale routine di “allenamento” per preservarla al meglio? E quali sono le tue influenze a livello vocale?

Personalmente, ho la routine peggiore di tutti, non faccio assolutamente niente (ride, ndr). In realtà, uso un attrezzo particolare, di cui non so ancora il nome in inglese, somiglia a una cannuccia di vetro che viene impiegata per riscaldarsi. Ed è stata davvero valida per me perché funziona come una cura per le corde vocali, ne ho bisogno visto che le ho danneggiate. Per quanto riguarda le influenze a livello vocale, che mi hanno ispirato, ce ne sono così tante, e ce ne sono altrettante ora in circolazione, che è difficile operare una scelta. Da molto giovane, ascoltavo soul, R&B e generi simili, poi, quando ho iniziato ad appassionarmi al rock, sentivo di potermi davvero identificare con la voce di Sebastian Bach degli Skid Row. Voglio dire, sentivo che aveva una voce più simile alla mia, come se la spingesse il più possibile sui toni medi. Penso che la mia voce sia un mix di stili, solo che non mi piace il mio falsetto, ecco perché ho imparato a farlo in questo modo (canta in falsetto, ndr).

Oltre alle The Gems, hai un progetto solista che porta il tuo nome di battesimo. Qual è lo stato dell’arte attuale?

È stato congelato perché le The Gems hanno preso uno spazio enorme, abbiamo dovuto iniziare a lavorare davvero, davvero duramente. È un progetto che comunque voglio continuare a tener vivo, ovviamente, ma quando avrò tempo. Nel frattempo, ho pubblicato, per divertimento, qualche canzone elettronica con il mio ragazzo, che suona quel genere di musica. Ma per quanto riguarda me come cantante rock che fa le sue cose da solista, bisognerà attendere.

Guernica, hai subito, in passato, diversi interventi chirurgici per la rimozione di un cancro. Come stai ora? E la malattia ha cambiato le tue prospettive sulla vita?

La malattia mi ha sicuramente chiarito cosa volessi e cosa mi rendesse triste, ma, in realtà, già prima ero sulla buona strada. Da quando ho deciso di concentrarmi sulla musica e cose del genere, sono sempre stata molto cosciente che Il mio obiettivo principale fosse fare ciò che mi rendeva felice e che mi appassionava, non tanto inseguire i soldi o il successo. Nel momento in cui ho scoperto il cancro, capii che avevo fatto la scelta giusta perché la musica e l’atto creativo sono le cose che significano di più per me. Ora sto bene e faccio controlli solo ogni sei mesi, ma sono costantemente molto consapevole. Se dovesse succedere qualcosa, chiederei aiuto in maniera molto rapida perché sono già nel sistema, ma devo dire che sono stata fortunata, il tumore che ho avuto poteva essere rimosso completamente e non è mai stato necessario prendere medicine o altro, dovevo solo guarire.

Ho letto che per ora gli appuntamenti live si limitano alla Germania. Cosa avete pianificato per la seconda parte dell’anno?

Ebbene, faremo alcuni festival estivi, principalmente in Svezia e in Germania, ma parteciperemo anche al Resurrection Fest Estrella Galicia in Spagna. E poi stiamo pianificando, dopo l’estate, la seconda parte del tour “Slithering Through Europe 2026 “, speriamo di riuscire a suonare in altri posti, non soltanto in Germania, ma anche in Italia, in Francia, nella penisola iberica. Ci sono così tante altre nazioni in cui vorremmo iniziare a costruire la nostra fanbase e suonare dal vivo di più. Quindi questi sono gli obiettivi in vista dell’autunno del 2026, mentre per il futuro l’ambizione sarà suonare negli USA e andare in tour con qualche grande band. Vedremo se con “Year Of The Snake” le The Gems riusciranno ad alzare il livello.

L’ultima domanda è più una curiosità: il nome Guernica è legato all’omonimo dipinto di Pablo Picasso?

Sì, lo è, lo hanno scelto per me perché il dipinto di Picasso è contro la guerra, contro il fascismo, contro il nazismo. E mi si addice bene, io sono tutte queste cose. Sono nata nell’anno in cui il quadro compiva mezzo secolo, quindi mia madre ha pensato che sarebbe stato bello chiamare così sua figlia. Mi piace perché sono l’unica ad averlo, ma capisco anche quanto sia cupo.

Guernica, grazie mille per il tempo concessoci. Quali parole vorresti condividere con i nostri lettori e i tuoi fan italiani?

Spero che amerete il nostro nuovo album e che vi darà un po’ di speranza in questi tempi bui, cerchiamo davvero di trasmettere un messaggio di speranza. Benché a volte, come hai detto prima, possa avere dei risvolti politici, il disco si fa portavoce della speranza di poter vedere la luce alla fine del tunnel. Mi auguro davvero di poter venire a suonare anche da voi molto presto e così conoscere meglio i nostri fan italiani perché sarebbe fantastico. E grazie mille a SpazioRock per avermi invitato.

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