Nella primavera del 2023, in maniera del tutto imprevista, tre quarti delle svedesi Thundermother, a causa di forti dissidi interni, vennero licenziate dall’ascia e co-fondatrice del gruppo Filippa Nässil, che, senza troppe esitazioni, ripartì chiamando a corte la vocalist Linnéa Vikström Egg, la bassista Majsan Lindberg, già in lineup per un biennio, e la batterista Joan Massing, con un nuovo full-length, “Dirty & Divine”, rilasciato appena dodici mesi fa. Eppure, le transfughe della band madre riuscirono a battere sul tempo le connazionali, pubblicando, a nome The Gems, l’album d’esordio “Phoenix” (2024), un disco piuttosto semplice e a tratti decisamente innocuo, ma intriso sia dell’urgenza della rivalsa sia del desiderio, invero soltanto in stato di abbozzo, di ampliare i propri orizzonti musicali. La cantante Guernica Mancini, la chitarrista Mona “Demona” Lindgren e la drummer Emlee Johansson tornano ora con un secondo full-length, “Year Of Snake”, che prova a emanciparsi ulteriormente dalle influenze del vecchio gruppo, irrobustendo, già dall’elegante copertina, il proprio spirito identitario.
La scrittura dei brani, effettuata collegialmente, si libera dalle scorie seventies che improntavano e in parte appesantivano l’esordio, dirigendosi con decisione verso un hard rock di chiara matrice ’80, assorbendone appieno quel boost melodico spesso capace di trasformare i pezzi in piacevoli promenade radiofoniche. Europe e Van Halen rappresentano le maggiori fonti d’ispirazione per brani quindi accattivanti e orecchiabili, divisi tra up e mid-tempo e nei quali spadroneggiano una vitalità da live album e le fervide linee vocali di una singer davvero in gran spolvero. Dopo l’intro “Walls”, la title track sembra in qualche modo definire la traiettoria generale su cui si muoverà il disco: un solido main riff, un ritornello efficace, un’ugola che combina carattere e tecnica.
La presenza al microfono dell’ex Sabaton e attuale mastermind dei Majestica Tommy Johansson in “Gravity” segna però il primo, significativo cambiamento: il feeling AOR che ne tracima, fondendosi qui ad atmosfere anthemiche quasi di marca power, diventa un assiduo sottofondo che si avverte anche tra le righe della bluesy “Diamond In The Rough” e nel gustoso assolo alla sei corde di “Live And Let Go”. Un’opera che comunque prova ad alternare registri vari, con Motley Crüe, ZZ Top e una leggera aria boogie-woogie ad arricchire le sfumature di brani come “Clout Chaser” e “Hot Bait” e una raffinata ballad, “Forgive And Forget”, che apre una seconda metà del lotto un po’ più prevedibile, ma ove a vacillare sono il senso della scoperta e un certo calo d’energia, non certo la qualità esecutivo/interpretativa del trio. Fa eccezione la chiusa “Happy Water”, trascinante per freschezza e messaggi positivi.
Attitudine rock’n’roll, songwriting attento, un ormai netto distacco dal passato: le The Gems confezionano un “Year Of The Snake” che, a parte una tracklist forse troppo corposa e dunque con alcuni evitabili momenti di stanca, riesce a suonare gradevole all’orecchio e ristoratore per le cellule cerebrali. Perché il segreto sta nel mutare pelle.
Tracklist
01. Walls
02. Year Of The Snake
03. Gravity
04. Diamond In The Rough
05. Live And Let Go
06. Clout Chaser
07. Hot Bait
08. Forgive And Forget
09. Go Along To Get Along
10. Math Ain’t Mathing
11. Firebird
12. Stars
13. Buckle Up
14. Happy Water



















